Cooperazione internazionale
Nell'ambito delle varie forme di collaborazione amministrativa tra gli Stati nazionali finalizzate a contrastare con efficacia i fenomeni di evasione ed elusione fiscale ma anche quelli di riciclaggio, competizione fiscale dannosa e altri ancora si distinguono gli scambi di informazioni. Le regole che disciplinano lo scambio di informazioni tra gli Stati membri dell'Unione europea sono contenute nelle direttive comunitarie, comunque prevalenti rispetto agli accordi convenzionali con alcune eccezioni (vedasi articolo 11 direttiva CEE 77/799), e nei trattati bilaterali. In particolare la direttiva CEE 77/799 per gli Stati dell’Unione europea e successivi aggiornamenti e l’articolo 26 del modello Ocse di Convenzione per evitare le doppie imposizioni in ambito extra Ue e successivi aggiornamenti. In ambito comunitario, negli ultimi anni, si sono affiancati altri interventi normativi per rendere sempre più incisiva l'azione di contrasto ai fenomeni di evasione ed elusione e fare in modo che lo scambio di informazioni possa essere un strumento sempre più raffinato. 

Le direttive comunitarie e gli aggiornamenti
La direttiva CEE 77/799, per gli Stati dell’Unione europea, applicabile a imposte dirette, ai premi assicurativi, al patrimonio, è stata abrogata, dall'1 gennaio 2013, da una nuova direttiva, la 2011/16/Ue (GU L 64, 11 marzo 2011), perché non più rispondente alle nuove esigenze in materia di cooperazione amministrativa. La nuova direttiva, definita anche Cooperative Directive, come si legge nella relazione tecnica che accompagna il documento, stabilisce norme più chiare e precise sulla cooperazione amministrativa fra i Paesi dell’Unione europea e un ambito di applicazione più esteso dello scambio di informazioni. In particolare la copertura di tutte le persone fisiche e giuridiche nell’Unione, tenendo conto della gamma sempre crescente di istituti giuridici, inclusi non soltanto quelli tradizionali come trust, fondazioni e fondi di investimento ma anche eventuali nuovi strumenti che possono essere messi a punto dai contribuenti negli Stati membri. Nel 2003 è stata approvata anche la direttiva 2003/48, detta Saving Directive, (GUUE n. L157 del 26 giugno 2003) per fare in modo che i redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi corrisposti in uno Stato membro a beneficiari effettivi persone fisiche, residenti ai fini fiscali in un altro Stato membro, siano soggetti a un'effettiva imposizione secondo la legislazione di quest'ultimo Stato membro. Tale direttiva, pur contenendo disposizioni sullo scambio informazioni (cfr. articolo 9), è stata modificata da una nuova direttiva, la n. 2014/48/UE. L'obiettivo di questo nuovo intervento è rafforzare le disposizioni in materia di scambio automatico di informazioni. La direttiva 2003/48 è stata abrogata con decisione del Consiglio dell'Unione europea del 10 novembre 2015. Infine anche la direttiva n. 2011/16/UE del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE, è stata modificata dalla direttiva n. 2014/107/Ue, adottata dal Consiglio Ecofin nella riunione del 9 dicembre 2014. Rispetto alla precedente, la nuova direttiva amplia l’ambito di applicazione dello scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore tributario includendo interessi, dividendi ed altre tipologie di reddito per rendere ancora più efficiente la lotta all’evasione e all’elusione fiscali.

Il ruolo del Tax Information Exchange Agreement
Nel caso in cui tra Paesi, giurisdizioni e territori non siano in vigore convenzioni contro le doppie imposizioni, l'Ocse ha messo a punto un modello, predisposto dall'Ocse nel 2002 e definito "Tax Information Exchange Agreement" (in acronimo TIEA), per disciplinare lo scambio di informazioni in materia fiscale. Questi accordi disciplinano soltanto lo scambio di informazioni e non contengono, a differenza delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, disposizioni relative alla ripartizione della potestà impositiva tra gli Stati. Nell'agosto del 2015, l'Ocse ha pubblicato il Protocollo di modifica del TIEA che introduce nel Modello del 2002 una serie di disposizioni per consentire lo scambio automatico e spontaneo di informazioni. Nella prima versione del TIEA, pubblicata nell'aprile del 2002, non erano infatti previste queste due forme di scambio delle informazioni. Una decisione a completamento di quanto previsto dagli articoli 6 e 7 della convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale (Convenzione multilaterale) e dall'articolo 26 del Modello di convenzione fiscale dell'OCSE che prevedono la possibilità di scambiare automaticamente e spontaneamente informazioni tra le amministrazioni fiscali degli Stati contraenti. Gli accordi sottoscritti dall'Italia e i relativi aggiornamenti sono consultabili al seguente indirizzo web.

Le tipologie di scambio delle informazioni
Gli scambi di informazioni si distinguono in: su richiesta; spontanei; automatici; mediante verifiche fiscali simultanee. In base allo scambio su richiesta, l'autorità interpellata, su richiesta dell’autorità richiedente, deve trasmettere le informazioni pertinenti in suo possesso o che ottiene da indagini amministrative. Lo scambio spontaneo si concretizza nella trasmissione da parte di uno Stato ad un altro di informazioni utili per il corretto accertamento delle imposte. Lo scambio automatico, invece, prevede la trasmissione regolare e sistematica di informazioni ad un altro Stato e fa riferimento alla pluralità dei dati raccolti in un determinato periodo che in genere è l’anno fiscale. Le verifiche fiscali simultanee sono accordi amministrativi di natura tecnica siglati con alcune Amministrazioni fiscali estere. Si tratta di accordi non soggetti a ratifica parlamentare e che hanno come obiettivo le verifiche fiscali simultanee. Tali accordi, siglati sulla base dell’articolo 26 del modello OCSE di convenzione per evitare le doppie imposizioni relativo allo scambio d’informazioni, prevedono che le autorità competenti dei due Stati possano consultarsi, su iniziativa di una di esse, per stabilire le modalità di verifiche fiscali, contemporanee ed autonome nei rispettivi ambiti territoriali, nei confronti di imprese che intrattengono tra loro rapporti commerciali e/o finanziari.

Il Common Reporting Standard
Nel 2014 è stato definito un nuovo standard internazionale per lo scambio automatico di informazioni fiscal-finanziarie con l’obiettivo di impedire la sottrazione d’imposta transfrontaliera. Il documento, che disciplina nel dettaglio i dati che possono essere oggetto di scambio, le modalità previste e le tempistiche, è il Common Reporting Standard per lo scambio di informazioni fiscali. Il nuovo modello è stato messo a punto dall'Ocse nel 2014 e contiene nuovi principi e procedure per lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra Stati. Il nuovo modello si compone di due parti: il Competent Authority Agreement (CAA), che contiene le regole per la condivisione delle informazioni tra autorità fiscali nel pieno rispetto della confidenzialità e sicurezza e che non richiede la conversione in legge da parte dei governi; il Common Reporting and Due Diligence Standard (CRS) che indica le regole che dovranno utilizzare le istituzioni finanziarie per la condivisione e la due diligence dei dati.
L'Italia ha aderito alla Convenzione OCSE - Consiglio d'Europa sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale e, in quanto membro dell'Unione europea, applica ulteriori disposizioni di diritto comunitario in materia di scambio di informazioni (per approfondimenti EURLex sulla fiscalità). 



Fonti
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