Giovedì 9 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 13:06
Analisi e commenti
Studi di settore, un "pianeta" a più dimensioni per determinare i ricavi
Costruiti su un modello matematico, creano un processo circolare per lo scambio di dati e software. Su FiscoOggi l'analisi di Vincenzo Adamo
"How to" e what if". Ovvero, come costruire uno strumento in grado di determinare il ricavo che ha la massima probabilità di essere attribuito al contribuente stando ai dati contabili ed extracontabili e cosa accade, in termini di congruità e coerenza, compilando i quadri di Gerico sulla base dei vincoli e delle opportunità offerti dalle norme. L'ultimo contributo di Vincenzo Adamo, funzionario presso la direzione Accertamento dell'Agenzia - ufficio Procedure automatizzate, tratta degli studi di settore in quanto "modello matematico di un sistema produttivo reale".
In particolare, Adamo spiega che costruire uno studio vuol dire, dal punto di vista dell'Amministrazione finanziaria, "risolvere un problema". Per trovare una soluzione, tuttavia, è necessario conoscere il contesto (il "dominio"), tenere in considerazione eventuali limiti e operare in maniera tale da ottenere risposte ammissibili rispetto a vincoli e obiettivi. Più precisamente, bisogna inserire il problema all'interno dello scenario di riferimento attraverso l'uso di un modello; definire uno schema per risolverlo; interpretare e validare la soluzione. Ma un modello - spiega l'autore - è sempre "una rappresentazione imprecisa di un'entità reale o astratta". E proprio questa intrinseca incompletezza "costringe a un processo iterativo di calibrazione finché la soluzione ottenuta è considerata soddisfacente".
Ciò premesso, l'analisi di Adamo sviscera i due processi che caratterizzano l'oggetto "studio di settore". Il primo è quello svolto dall'Agenzia e dai suoi partner tecnologici, Sose e Sogei, e riguarda la costruzione degli studi e le realizzazione del software "Gerico". Il secondo è quello svolto dai contribuenti e consiste nella compilazione e trasmissione degli studi all'Amministrazione. Da una parte, dunque, un problema del tipo "how to" e dall'altra uno del tipo "what if". L'autore nota tuttavia che nella realtà le cose possono andare diversamente, come dimostra il fatto che è stata rilevata una certa propensione all'evasione fiscale da parte di alcune tipologie di contribuenti. Si tratta per lo più di piccole e medie imprese che, in maniera più o meno empirica, cercano di inserire nel software un insieme di informazioni tali da mantenere un sufficiente grado di aderenza ai dati contabili ed extracontabili, minimizzando il ricavo stimato dallo studio.
Adamo si addentra successivamente nel campo dei modelli di programmazione matematica, analizzando in particolare il modello statistico di regressione lineare multipla utilizzato dagli studi di settore, fino a descrivere l'apporto degli indicatori di normalità economica (Ine) individuati per le attività d'impresa e per quelle di lavoro autonomo: incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali mobili rispetto al loro valore storico, durata delle scorte e incidenza dei costi residuali sui ricavi da una parte; rapporto tra ammortamenti e valore storico dei beni strumentali mobili, rendimento orario e giornaliero dall'altra. L'analisi si chiude con uno sguardo a Gerico 2008, con particolare riferimento a struttura dell'applicativo, installazione, inserimento dei dati e invio.
In particolare, Adamo spiega che costruire uno studio vuol dire, dal punto di vista dell'Amministrazione finanziaria, "risolvere un problema". Per trovare una soluzione, tuttavia, è necessario conoscere il contesto (il "dominio"), tenere in considerazione eventuali limiti e operare in maniera tale da ottenere risposte ammissibili rispetto a vincoli e obiettivi. Più precisamente, bisogna inserire il problema all'interno dello scenario di riferimento attraverso l'uso di un modello; definire uno schema per risolverlo; interpretare e validare la soluzione. Ma un modello - spiega l'autore - è sempre "una rappresentazione imprecisa di un'entità reale o astratta". E proprio questa intrinseca incompletezza "costringe a un processo iterativo di calibrazione finché la soluzione ottenuta è considerata soddisfacente".
Ciò premesso, l'analisi di Adamo sviscera i due processi che caratterizzano l'oggetto "studio di settore". Il primo è quello svolto dall'Agenzia e dai suoi partner tecnologici, Sose e Sogei, e riguarda la costruzione degli studi e le realizzazione del software "Gerico". Il secondo è quello svolto dai contribuenti e consiste nella compilazione e trasmissione degli studi all'Amministrazione. Da una parte, dunque, un problema del tipo "how to" e dall'altra uno del tipo "what if". L'autore nota tuttavia che nella realtà le cose possono andare diversamente, come dimostra il fatto che è stata rilevata una certa propensione all'evasione fiscale da parte di alcune tipologie di contribuenti. Si tratta per lo più di piccole e medie imprese che, in maniera più o meno empirica, cercano di inserire nel software un insieme di informazioni tali da mantenere un sufficiente grado di aderenza ai dati contabili ed extracontabili, minimizzando il ricavo stimato dallo studio.
Adamo si addentra successivamente nel campo dei modelli di programmazione matematica, analizzando in particolare il modello statistico di regressione lineare multipla utilizzato dagli studi di settore, fino a descrivere l'apporto degli indicatori di normalità economica (Ine) individuati per le attività d'impresa e per quelle di lavoro autonomo: incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali mobili rispetto al loro valore storico, durata delle scorte e incidenza dei costi residuali sui ricavi da una parte; rapporto tra ammortamenti e valore storico dei beni strumentali mobili, rendimento orario e giornaliero dall'altra. L'analisi si chiude con uno sguardo a Gerico 2008, con particolare riferimento a struttura dell'applicativo, installazione, inserimento dei dati e invio.
r.fo.
pubblicato Venerdì 12 Settembre 2008
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