Analisi e commenti
Perdite su crediti di modesta entità.
I criteri per la deducibilità – 1
Per la loro individuazione, in primo luogo, occorre far riferimento al valore nominale, senza considerare eventuali svalutazioni contabili e fiscali effettuate
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Nella circolare n. 26/E dell’1 agosto, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito alcuni dubbi interpretativi emersi con l’introduzione del nuovo regime di deduzione delle perdite su crediti.
Dal 2012, infatti, il nuovo articolo 101, comma 5, del Tuir - così come modificato dal Dl n. 83/2012 - consente di dedurre le perdite su crediti, non solo in presenza di procedure concorsuali o degli elementi certi e precisi, ma anche qualora i crediti siano:
- di modesta entità e scaduti da almeno sei mesi
- prescritti
- rientranti in un accordo di ristrutturazione omologato ai sensi dell’articolo 182-bis della legge fallimentare
- cancellati nel bilancio di un contribuente Ias adopter per un evento estintivo.L’approfondimento intende illustrare, secondo uno schema sintetico ed esemplificativo, i principali chiarimenti rinvenibili nella circolare n. 26/2013 sulla tematica dei crediti di modesta entità, rinviando a un successivo intervento l’analisi delle altre ipotesi di deduzione introdotte dalla norma.
 
La modesta entità del credito
La prima ipotesi introdotta nel nuovo articolo 101, comma 5, del Tuir, riguarda i crediti di modesta entità per i quali sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza del pagamento.
Si tratta di una deduzione automatica della perdita riconosciuta su taluni crediti, quelli di modesto importo, per i quali potrebbe essere antieconomico avviare le procedure per il recupero del valore.
È la stessa norma, peraltro, che individua la modesta entità del credito, fissando una soglia non superiore a 5mila euro per le imprese di più rilevanti dimensioni e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.
Sono considerate di più rilevanti dimensioni (e, quindi, applicano il limite dei 5mila euro) le imprese che hanno conseguito un volume d’affari o ricavi non inferiore a cento milioni di euro.
 
I criteri per individuare la modesta entità del credito
La circolare fornisce alcuni chiarimenti su come va individuata la modesta entità del credito.
 
In primo luogo, occorre far riferimento al valore nominale del credito senza considerare eventuali svalutazioni contabili e fiscali effettuate.
 
Esempio 1
Un’impresa di più rilevanti dimensioni ha un credito del valore nominale pari a 6mila euro, delle svalutazioni contabili di 2mila euro e delle svalutazioni fiscali di 30 euro. In tal caso, il credito non può essere considerato di modesta entità (ossia non superiore a 5mila euro), poiché il valore nominale (6mila euro) non può essere decurtato delle svalutazioni contabili e fiscali operate.
 
Se il credito è stato acquistato dall’impresa per effetto di atti traslativi, invece, non occorre far riferimento al valore nominale ma al corrispettivo riconosciuto in sede di acquisto del credito.
 
Esempio 2
Un’impresa di più rilevanti dimensioni ha un credito del valore nominale pari a 6mila euro, acquisito a un corrispettivo pari a 4mila euro. In tal caso, il credito è considerato di modesta entità (ossia non superiore a 5mila euro), poiché rileva il corrispettivo di acquisto (4mila euro) e non il valore nominale.
 
Un’ulteriore ipotesi trattata nella circolare riguarda il credito riscosso parzialmente dall’impresa creditrice: in questi casi, assume rilevanza, per la verifica della modesta entità, il valore nominale del credito al netto degli importi incassati.
 
Esempio 3
Un’impresa di più rilevanti dimensioni ha un credito del valore nominale pari a 6mila euro, riscosso parzialmente per 4mila euro. In tal caso, il credito è considerato di modesta entità (ossia non superiore a 5mila euro), poiché rileva il valore nominale al netto degli importi incassati (6mila – 4mila).
 
La circolare chiarisce, infine, che la verifica della modesta entità deve essere effettuata:
  1. considerando anche l’imposta sul valore aggiunto oggetto di rivalsa nei confronti del debitore
  2. non considerando gli interessi di mora e gli oneri accessori addebitati al debitore in caso di inadempimento.
La modesta entità in presenza di più crediti
Nel caso in cui esistano più crediti nei confronti del medesimo debitore, la circolare ha precisato che la verifica della modesta entità deve essere effettuata prendendo a riferimento il singolo credito corrispondente a ogni obbligazione posta in essere dalle controparti.
 
Non assume rilevanza, quindi, la circostanza che i crediti, considerati nel loro complesso, possano superare la soglia della modesta entità.
 
Esempio 4
Un’impresa di più rilevanti dimensioni ha, al termine del periodo d’imposta, due crediti nei confronti di un medesimo debitore. I crediti risultano scaduti da almeno sei mesi e hanno un valore nominale pari a 2mila e 4mila euro. In tale ipotesi, i due crediti sono entrambi considerati di modesta entità (ossia non superiori a 5mila euro), poiché la verifica deve essere effettuata in relazione al singolo credito e non al valore complessivo dei crediti (pari a 6mila euro).
 
La regola appena evidenziata non è applicabile, invece, quando il credito deriva da un rapporto giuridico unitario tra le controparti, come ad esempio nei contratti di somministrazione o nei premi ricorrenti di una polizza assicurativa. In tal caso, la modesta entità deve essere verificata considerando il saldo complessivo dei crediti scaduti da almeno sei mesi al termine del periodo d’imposta, riconducibile allo stesso debitore e al medesimo rapporto contrattuale.
 
Esempio 5
Un’impresa di più rilevanti dimensioni ha, al termine del periodo d’imposta, la seguente situazione nei confronti di un medesimo debitore:
  • due crediti, scaduti da almeno sei mesi, di 4mila e 3mila euro derivanti da un contratto di somministrazione del gas
  • un credito, scaduto da almeno sei mesi, di mille euro derivante da un contratto di somministrazione di energia elettrica.
In tal caso, rientra nella modesta entità solo il credito di mille euro derivante dal contratto di somministrazione di energia elettrica. I crediti relativi alla fornitura del gas, invece, non sono considerati di modesta entità, poiché la verifica del superamento dei 5mila euro deve essere effettuata sommando il valore dei due crediti (4mila + 3mila).
 
 
1 - continua
Vincenzo Cipriani
pubblicato Lunedì 12 Agosto 2013

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