Attualità
Alla Cina oro olimpico anche per la Finanza (2)
Più precisamente alla Icbc, la Banca cinese dell’Industria e del Commercio che da tempo siede nella top ten di quelle mondiali

Nei primi sei mesi del 2008 la banca, che gestisce un patrimonio di oltre 900miliardi di euro, ha realizzato profitti da 6 miliardi di euro. Nessun altro istituto finanziario, a oggi, ha dichiarato un dato in grado di competere con la performance della Icbc. È la banca cinese dell’Industria e del Commercio (Icbc), una delle quattro banche controllate dallo Stato, le cosiddette “Big Four”, che, a consuntivo e a chiusura bilanci del primo semestre del 2008, ha regalato l’ennesimo oro olimpico, nella disciplina della finanza, al Dragone cinese. Infatti, al netto d’imposte, tasse e spese, i profitti della Icbc hanno oltrepassato i 6 miliardi di euro, 6,4 miliardi per l’esattezza, mettendo così a segno il risultato contabile migliore rispetto a quanto fino ad oggi centrato dalle altre grandi banche internazionali. Dunque, s’allunga e s’infittisce il medagliere, che non risparmia più nemmeno l’alta finanza. Un segno evidente, secondo molti analisti, dell’ingresso definitivo della Cina nella stagione del sinocapitalismo maturo e non più in cerca di sponsor esterni. Nel dettaglio, si tratta d’un incremento, rispetto allo stesso periodo del 2007, pari al 50per cento e questo nonostante la crisi del settore determinata la nota vicenda dei mutui statunitensi, subprime crisis.

La Icbc gestisce 900 miliardi di euro
Con titoli capitalizzati sui mercati azionari pari a circa 200miliardi di euro, oltre 18mila sportelli e 106 sedi sparse in tutto il mondo, senza contare le migliaia di occupati, intorno ai 350mila, cui garantisce stipendi e salari, la Icbc è oramai da almeno un triennio nella top 10 delle più grandi banche mondiali. Impegnata nel settore dei prestiti, è riuscita a dribblare la crisi dei mutui tamponandone gli effetti prodotti dalla crisi statunitense e, allo stesso tempo, incrementando dell’8 per cento l’intero asset patrimoniale che controlla e gestisce. La banca è riuscita a governare, a oggi, un tesoro pari a circa 900miliardi di euro, in pratica il Pil d’un Paese europeo dell’Est ma anche alloggiato a ovest.

Tiene il mercato dei prestiti in attesa dei tagli fiscali
In pratica, nonostante la ristrettezza delle risorse disponibili e le continue fluttuazioni negative registrate sui mercati internazionali, la Banca commerciale cinese del Commercio e dell’Industria esibisce una quota di presiti al di sotto dei parametri ritenuti corretti in termini di profitto e di reddititività che non supera il 2,4 per cento del totale delle somme erogate nel corso dei primi sei mesi del 2008. Un dato questo anch’esso davvero stupefacente, soprattutto in considerazione delle fibrillazioni e delle crisi in atto sui mercati. In Cina, invece, la risposta ai prestiti ricevuti ancora funziona, pur mostrando una lieve flessione, comunque piuttosto difforme e lontana dagli scivoloni e dalle perdite che mostrano altre banche in altri Paesi, per esempio, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna, ultima acquisizione nella galassia della crisi della finanza. Un motivo in più che potrebbe aver contribuito alla tenuta attuale del sistema è anche legato all’annuncio, oramai ufficiale, d’una serie di misure fiscali che saranno messe a breve in campo proprio per favorire aziende in crisi, piccoli e medi risparmiatori e lavoratori con redditi medio-bassi e impegnati nella restituzione, a banche e altri istituti, di somme spesso considerevoli.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 28 Agosto 2008

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