Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:07
Attualità
In Austria all’università senza tasse
Varato a tempo di record un provvedimento che, a pochi giorni dalle elezioni legislative, abolisce le tasse di iscrizione negli atenei
L’abolizione, voluta dalla maggioranza di governo col supporto dei due partiti estremi di sinistra e di destra, è in linea con uno degli impegni assunti durante la campagna elettorale del 2006. E 200mila sedicenni saranno chiamati alle urne per esprimere il voto. Allo scadere dell’attività parlamentare (si vota anticipatamente il 28 settembre 2008) il parlamento austriaco ha aumentato le pensioni del 3,4 per cento a partire dal primo novembre, dimezzato l’Iva sulle medicine dal 20 al 10 per cento e infine, ma non per ultimo, abolito le tasse di iscrizione universitarie pari a poco meno di 750 euro l’anno. L’abolizione, voluta dalla maggioranza di governo col supporto dei due partiti estremi a sinistra e a destra, mira a rispettare uno degli impegni assunti durante la campagna elettorale nel 2006, che punta ad una pubblica istruzione libera e gratuita.
Unica in Europa
Sotto il profilo elettorale, tuttavia, visto l’esito incerto delle elezioni che emerge dai sondaggi, l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato proprio da chi dell’abolizione delle tasse universitarie potrebbe trarne immediato giovamento. Per la prima volta nella storia politica europea (nel resto del mondo accade solo in Brasile, Cuba e Nicaragua), infatti, 200.000 sedicenni (pari al 3 per cento dell’elettorato attivo) saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio voto per il rinnovo del Parlamento in Austria.
Le tasse universitarie in Italia, Inghilterra e Francia
Anche in Italia, un nuova regolamentazione della tassazione universitaria è emersa nel corso di un’audizione in Commissione Istruzione presso la Camera dei Deputati. In quella sede, il ministro italiano ha paventato l’idea di differire il pagamento di parte delle tasse universitarie nelle prime dichiarazioni dei redditi (secondo il modello londinese). Nel 2004, la seconda riforma voluta dal governo Blair ha da una parte innalzato la tassa universitaria a un tetto massimo di 3mila sterline annue (4.500 euro) e dall’altra previsto l’obbligo per gli studenti di versare la retta entro il termine di 15 anni dal conseguimento del titolo e, comunque, soltanto nel caso in cui si disponga di un reddito annuo pari ad almeno 15mila sterline. In altri termini, sulla scia del modello australiano, se uno studente metterà a frutto quanto ha ricevuto e, nel caso in cui questi avrà un reddito, dovrà saldare il debito con l’erario altrimenti non dovrà versare nulla. La Francia adotta il sistema impositivo "italiano". Le tasse, in altri termini, sono direttamente proporzionali al reddito familiare o del singolo.
Dalla Svizzera agli Usa
Anche nella vicina Svizzera il tema delle tasse d’iscrizione all’università è stato posto nell’agenda politica. Una recente proposta vorrebbe ridurre le stesse a chi consegue dei buoni voti. Le tasse oscillano dai mille ai 2mila franchi l’anno, pari a 630 e 1.260 euro, mentre per l’Università della Svizzera italiana si pagano 4mila franchi pari a 2.520 euro. La proposta è molto osteggiata dagli atenei e dagli studenti che, sullo stile americano, preferirebbero si parlasse di borse di studio. Negli Stati Uniti, le tasse universitarie sono soltanto apparentemente molto alte. In particolare, esse variano tra i 4mila e i 5mila dollari l’anno per le università statali e fino a 25mila dollari per quelle private. A queste somme, poi, devono essere aggiunti i costi di mantenimento che oscillano dai 5mila ai 15mila dollari l’anno, per cui il costo complessivo degli studi in una università privata come quella di Harvard o Stanford può superare anche i 40mila dollari. Gli studenti americani pubblici e anche quelli privati che hanno bisogno ricevono, direttamente dalle Università, borse di studio e prestiti a tassi di interesse molto agevolati che permettono di coprire l’intera quota del costo degli studi.
Altri esempi
Un regime di esenzione della tassazione universitaria vige (oltre che in Austria) nei paesi Scandinavi. In Finlandia, ad esempio, gli studenti ricevono una quota di circa 3.500 euro all’anno indipendentemente dal reddito familiare e sussidi per altri servizi come per il pagamento del contratto di affitto. Identica situazione in Norvegia mentre in Svezia gli studenti pagano le tasse universitarie soltanto nel caso in cui, lavorando, percepiscano un reddito.
L’abolizione, voluta dalla maggioranza di governo col supporto dei due partiti estremi di sinistra e di destra, è in linea con uno degli impegni assunti durante la campagna elettorale del 2006. E 200mila sedicenni saranno chiamati alle urne per esprimere il voto. Allo scadere dell’attività parlamentare (si vota anticipatamente il 28 settembre 2008) il parlamento austriaco ha aumentato le pensioni del 3,4 per cento a partire dal primo novembre, dimezzato l’Iva sulle medicine dal 20 al 10 per cento e infine, ma non per ultimo, abolito le tasse di iscrizione universitarie pari a poco meno di 750 euro l’anno. L’abolizione, voluta dalla maggioranza di governo col supporto dei due partiti estremi a sinistra e a destra, mira a rispettare uno degli impegni assunti durante la campagna elettorale nel 2006, che punta ad una pubblica istruzione libera e gratuita. Unica in Europa
Sotto il profilo elettorale, tuttavia, visto l’esito incerto delle elezioni che emerge dai sondaggi, l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato proprio da chi dell’abolizione delle tasse universitarie potrebbe trarne immediato giovamento. Per la prima volta nella storia politica europea (nel resto del mondo accade solo in Brasile, Cuba e Nicaragua), infatti, 200.000 sedicenni (pari al 3 per cento dell’elettorato attivo) saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio voto per il rinnovo del Parlamento in Austria.
Le tasse universitarie in Italia, Inghilterra e Francia
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Dalla Svizzera agli Usa
Anche nella vicina Svizzera il tema delle tasse d’iscrizione all’università è stato posto nell’agenda politica. Una recente proposta vorrebbe ridurre le stesse a chi consegue dei buoni voti. Le tasse oscillano dai mille ai 2mila franchi l’anno, pari a 630 e 1.260 euro, mentre per l’Università della Svizzera italiana si pagano 4mila franchi pari a 2.520 euro. La proposta è molto osteggiata dagli atenei e dagli studenti che, sullo stile americano, preferirebbero si parlasse di borse di studio. Negli Stati Uniti, le tasse universitarie sono soltanto apparentemente molto alte. In particolare, esse variano tra i 4mila e i 5mila dollari l’anno per le università statali e fino a 25mila dollari per quelle private. A queste somme, poi, devono essere aggiunti i costi di mantenimento che oscillano dai 5mila ai 15mila dollari l’anno, per cui il costo complessivo degli studi in una università privata come quella di Harvard o Stanford può superare anche i 40mila dollari. Gli studenti americani pubblici e anche quelli privati che hanno bisogno ricevono, direttamente dalle Università, borse di studio e prestiti a tassi di interesse molto agevolati che permettono di coprire l’intera quota del costo degli studi.
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Boris Bivona
pubblicato Venerdì 26 Settembre 2008
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