Attualità
In Brasile dopo il Mato è l’ora del “Colpo Grosso”
Smascherata nel Paese da cui prende il nome uno dei famosi Stati federati una maxi evasione fiscale da mezzo miliardo di dollari
 

L’operazione nel corso della quale sono state arrestate 19 persone, ha interessato un meccanismo ben oliato di transazioni finanziarie che, nel corso dell’anno passato, hanno permesso la migrazione nascosta e illecita di somme ingenti verso rassicuranti conti bancari custoditi in banche svizzere. Due svizzeri, impiegati di banca, e 17 brasiliani, tra i quali almeno sei attivi da tempo nel mercato del riciclaggio di denaro di dubbia provenienza. Tutti in attesa della conferma dell’arresto oppure del beneficio d’un rilascio in attesa di ulteriori sviluppi dell’inchiesta già denominata "Colpo Grosso" e messa a segno dalla polizia federale brasiliana in collaborazione con gli ispettori del fisco. Naturalmente, la soluzione del dubbio è lasciata ai giudici che dovranno decidere nei prossimi giorni, dopo aver valutato con attenzione dati e coordinate relative alle diverse transazioni finanziarie svelate dal fisco, se estendere a tutti le accuse di frode, evasione fiscale, riciclaggio e associazione criminale. Un vero e proprio amplein di illeciti che stona rispetto ai trend ordinari che hanno visto raramente le autorità impegnate sul versante fiscale. Ma i tempi cambiano anche per Paesi come il Brasile, dove la crescita impetuosa dell’economia domanda senza appelli, per rendersi sostenibile ed evitare di scivolare su crisi inattese come avvenuto in passato per poi dover ricominciare dall’inizio, lo sviluppo e l’ammodernamento dell’intero sistema fiscal-finanziario e, al medesimo tempo, l’introduzione di regole e procedure piuttosto avanzate e di nuovo conio per rendere operativa un’infrastruttura normativa funzionante e in grado di accompagnare la rincorsa intrapresa da almeno tre anni e ben visibile in ogni settore, perfino quelli storicamente più lenti.

"Colpo Grosso" del Fisco
L’operazione "Colpo Grosso" ha interessato un meccanismo ben oliato di transazioni finanziarie che, nel corso dell’anno passato, hanno consentito la migrazione nascosta e illecita di somme ingenti verso rassicuranti conti bancari custoditi in banche svizzere. Il risultato contabile di queste operazioni, tralasciando il profilo schiettamente criminoso, è stato tradotto dagli ispettori del fisco in mezzo miliardo di dollari di perdite nette per l’erario, ovvero, di evasione fiscale. In pratica, i due intermediari svizzeri facevano la sponda tra la Svizzera e il Brasile, offrendo un transito sicuro di capitali attraverso una serie ingegnosa di passaggi bancari ben sperimentati. A questo punto le somme scomparivano, per poi riemergere al sicuro nei caveaux svizzeri. Insomma, due veri Houdini finanziari, capaci di creare una sorta di illusione contabile che aveva termine soltanto a fine corsa, in una banca svizzera. Naturalmente, gli ispettori ora riflettono sulla vasta rete di complicità di cui i due svizzeri e gli altri arrestati hanno beneficiato.

Il contrasto all’evasione fiscale non è più un tabù
Tutti felici? Nient’affatto. In un Paese, dove molti problemi restano da risolvere e dove l’economia necessita di rifornimenti continui di capitali, lasciare aperte le porte e i cancelli all’evasione, anche la più sofisticata, non è una soluzione da sperimentare. E così, da tempo l’Amministrazione fiscale brasiliana è impegnata sul versante del contrasto all’evasione. E i risultati cominciano ad essere evidenti con l’effetto di restituire credibilità alla tenuta dell’intero sistema, ancora non completamente inserito nel paesaggio delle economie solidamente proiettate verso la crescita, anche se molta strada è stata fatta.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 8 Novembre 2007

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