Attualità
Il codice fiscale e le omocodie.
In audizione punti di forza e dati
Nel 1976 nasceva l’algoritmo che genera i 16 caratteri. Lo stato dell’arte su sviluppi e criticità dell’attuale sistema nell’intervento odierno del direttore dell’Agenzia delle Entrate
tessera sanitaria
Sono circa 36mila i codici fiscali “gemelli” - e quindi differenziati dalle Entrate - su 94 milioni di soggetti registrati nell’anagrafe del Fisco (0,08%). È uno dei dati forniti oggi dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. In particolare, Rossella Orlandi è intervenuta sulle problematiche legate alle omocodie, che si verificano nel caso di soggetti con dati che generano la stessa espressione alfanumerica, e sull’eventualità di una revisione dell’attuale sistema. Una ipotesi di studio che comporterebbe adeguamenti assai significativi, con un impatto paragonabile a quello del Millennium bug.
 
Una “formula” lunga 40 anni
Il sistema per la generazione del codice fiscale è stato stabilito nel 1976 (decreto ministeriale del 23 dicembre). Sedici caratteri che, in quarant’anni, hanno guadagnato il ruolo di chiave identificativa di ogni soggetto nei rapporti con e fra pubbliche amministrazioni e nella comunicazione tra queste e altri soggetti pubblici e privati.
Non solo. Negli anni, la valenza del codice fiscale ha superato i confini del mero rapporto tributario per essere utilizzato ai fini sociali, assistenziali, contributivi e civilistici.
Nel corso dell’audizione di oggi, il direttore ha illustrato i punti di forza e di debolezza dell’attuale struttura del codice, in particolare quella adottata per le persone fisiche, e le possibili alternative, sulla base del rapporto costi/benefici.
 
I punti di forza? Memorizzabilità e riconoscibilità
La facilità di memorizzazione - considerata la proliferazione di codici numerici e alfanumerici ormai necessari al cittadino per accedere ai più svariati servizi - è sicuramente uno dei vantaggi dell’attuale sistema.
Altro elemento positivo è l’immediata riconoscibilità e la possibilità di effettuare una prima verifica di corrispondenza con i dati anagrafici del soggetto a cui il codice è associato. Un aspetto, quest’ultimo, che riduce notevolmente i rischi di una errata indicazione o associazione del codice ai dati anagrafici del soggetto cui fa riferimento.
Ma tra i punti di forza c’è anche la possibilità di una gestione bilaterale, sia partendo dal codice sia dai dati anagrafici, che ha permesso l’allineamento dell’Anagrafe tributaria con le anagrafi comunali e quelle del Sistema sanitario nazionale. È proprio grazie a questo “doppio senso alternato” se, per esempio, è stato possibile distribuire in brevissimo tempo la tessera sanitaria a tutti i cittadini che ne hanno diritto.
 
L’omocodia
Tra gli aspetti critici, invece, c’è il fenomeno dell’omocodia. Può accadere che due soggetti abbiano dati anagrafici tali che l’espressione alfanumerica del codice fiscale generata sia la stessa. In questi casi, è necessario procedere a una differenziazione: in particolare, vengono sostituite con caratteri alfabetici una o più cifre dei caratteri numerici e il codice fiscale “base”, cioè quello che sarebbe naturalmente scaturito dall’algoritmo standard di calcolo, “cestinato”, in quanto non sarebbe possibile riferirlo in maniera univoca allo stesso soggetto. Una operazione che si è resa necessaria per 35.800 posizioni, sugli oltre 94 milioni di soggetti registrati in Anagrafe tributaria. Dati alla mano, il numero totale di omocodici (codici fiscali poi differenziati) rappresenta meno dello 0,08% del totale di quelli attribuiti, con un incremento progressivo per i soggetti nati all’estero. Se, infatti, per i nati in Italia un eventuale caso di omocodia può essere evidenziato già alla nascita e facilmente risolto, per i cittadini immigrati dall’estero si evidenzia solitamente all’ingresso del “secondo” soggetto in Italia.
“La costituzione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente - ha spiegato il direttore Orlandi - certamente aiuterà in questo percorso, dato che necessariamente porterà all’adozione di standardizzazioni per la corretta registrazione dei dati anagrafici dei cittadini, non solo stranieri, ma anche italiani o comunitari”.
 
La verifica è a portata di click
Data l’importanza codice fiscale per il corretto scambio di informazioni e il dialogo tra i diversi sistemi, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è disponibile il servizio online di verifica del codice fiscale. Tramite questa funzionalità, ad accesso libero, enti e cittadini possono verificare l’esistenza e la corrispondenza tra un codice fiscale e i dati anagrafici di un soggetto, confrontando i dati inseriti con quelli registrati in Anagrafe tributaria. Il codice fiscale così “validato” deve essere accettato da amministrazioni e soggetti pubblici e privati nei procedimenti di competenza e nelle proprie applicazioni informatiche.
Inoltre, sempre sul sito delle Entrate, è disponibile il programma di controllo della correttezza formale dei codici fiscali, compresi quelli generati da una risoluzione di omocodia: si tratta di un applicativo che può essere utilizzato e integrato da enti e amministrazioni nei propri sistemi informativi.
 
Le ipotesi allo studio
Il direttore ha infine illustrato i risultati dell’analisi, condotta con Sogei, relativamente alle criticità dell’attuale struttura del codice fiscale delle persone fisiche. Posto che il codice da adottare dovrebbe sempre essere unico, immutabile, gestito da uno stesso ente, non autogenerabile, controllabile e facilmente memorizzabile, una soluzione alternativa potrebbe consistere in un sistema di codifica analogo all’attuale, ma senza i riferimenti a sesso e luogo di nascita. Un progetto che costerebbe più di 5,5 milioni di euro, cui andrebbero aggiunte le spese per gli adeguamenti relativi alla gestione del catasto e dei registri immobiliari, delle dogane, dei monopoli, nonché del Sistema tessera sanitaria. Senza contare l’enorme impatto, di entità simile a quella del Millennium bug, in termini di adeguamento di tutti i sistemi delle altre amministrazioni, oggi incardinati sull’attuale algoritmo.
Chiara Ciranda
pubblicato Mercoledì 10 Febbraio 2016

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