Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:07
Attualità
Commissione Ue e Olaf insieme a difesa del mercato
Nel mirino i meccanismi per aggirare la normativa antidumping e il pagamento dei diritti posti dall’Ue a tutela del mercato
Le frodi avvengono con importazione in Europa di prodotti, quali materie siderurgiche, componenti chimici o materiale per uffici, simulandone la provenienza da Paesi diversi da quelli effettivi per evitare il pagamento dei dazi imposti dall’Ue su merci di provenienza cinese e indiana.
L'attenzione della Commissione europea e dell’Ufficio europeo contro la Frode (Olaf) è concentrata sui meccanismi elusivi posti in essere dai Paesi dell’Est (Repubblica cinese e India in primo luogo) per aggirare la normativa antidumping e il pagamento dei relativi diritti posti dall’Unione europea a difesa del proprio mercato dai comportamenti speculativi e sleali di altri operatori economici.
Il meccanismo delle frodi
Le frodi avvengono mediante importazione in Europa di prodotti, come materie siderurgiche, componenti chimici o materiale per uffici, simulandone la provenienza da Paesi diversi da quelli effettivi per evitare il pagamento dei pesanti dazi imposti dall’Unione europea sulle merci di provenienza cinese ed indiana. Tali meccanismi evasivi generano conseguenze lesive sul libero atteggiarsi della concorrenza nei mercati in quanto le merci, introdotte celando la reale origine e provenienza, acquistano sicuramente maggiore competitività rispetto al prodotto europeo, danneggiando il commercio che si svolge in modo trasparente e conforme alle regole del mercato. Tale situazione è stata ampiamente dibattuta nel corso di una conferenza tenutasi nei giorni scorsi a Dubai tra l’Olaf e i rappresentanti commerciali dell’Unione degli Emirati Arabi, anch’essi in prima linea nella lotta contro le frodi commerciali.
L’inchiesta congiunta Olaf-Emirati Arabi
L’Olaf ha al proprio attivo una lunga esperienza in tali tipi di frodi. Di recente, un’inchiesta condotta congiuntamente dall’Olaf e dagli Emirati Arabi ha condotto ad accertare grossi quantitativi di forniture di acciaio illegali provenienti dai mercati cinesi e dirette, via Dubai, verso la Spagna.. L’importatore europeo aveva falsamente dichiarato che le merci provenivano dai territori degli Emirati, in modo da evadere il pagamento dei dazi antidumping imposti dalla Comunità sulle merci di provenienza cinese e beneficiare, per contro, delle tariffe preferenziali garantite dall’Unione Europea ai prodotti provenienti dai mercati degli Emirati. I risultati di tale indagine hanno consentito all’Amministrazione fiscale spagnola di recuperare svariati milioni di euro relativi ai dazi aggirati. Si calcola che, attraverso questo sistema di false dichiarazioni in ordine alla provenienza delle merci, decine e decine di milioni di euro non sono giunte nella casse erariali dell’Unione. Per intercettare il fenomeno e di restringerne le conseguenze è stata avviata una procedura di collaborazione tra 12 Stati membri, cui le autorità degli Emirati Arabi hanno garantito una piena collaborazione.
Il contributo della Tailandia
Anche il governo Tailandese si è attivamente impegnato in tale progetto in considerazione che, spesso, vengono importati in Europa prodotti cinesi fatti transitare per la Thailandia, con il pretesto dell’assemblaggio di materie prime. In realtà le indagini condotte dall’Olaf hanno consentito di acclarare che i processi di montaggio non sono tali da far acquisire alla merce in esame la provenienza tailandese. Si è, pertanto, proceduto al recupero di oltre 3 milioni di euro di diritti evasi.
Le altre segnalazioni
Altre segnalazioni di alcuni Stati membri hanno portato ad accertare illegali importazioni in Europa di persolfato (componente chimico utilizzato anche nell’industria alimentare e conserviera) dalla Cina. Basti pensare che i dazi previsti sull’importazione di tale componente corrispondono ad oltre l’83 per cento del valore delle merci per capire quali ingenti danni le azioni di accertamento congiunto dell’Olaf e delle autorità fiscali dei Paesi Ue e dei Paesi terzi concorrono a intercettare e, si spera almeno nel prossimo futuro, a prevenire.
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Raffaella Salerno
pubblicato Martedì 27 Giugno 2006
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