Corruzione, una sfida globale
che stimola l'immaginazione

collaborazione globale
C'è chi la combatte puntando sull'informazione e chi sviluppa metodologie approfondite di analisi e valutazione del rischio

Un vero e proprio vademecum quello realizzato dalla Confederazione elvetica e condensato in un pieghevole destinato ai collaboratori dell'Amministrazione federale. L'obiettivo? Sensibilizzare il personale della Pubblica Amministrazione alle questioni connesse alla corruzione. Un fenomeno che, sebbene veda la Svizzera ai primi posti della classifica mondiale con il più basso tasso di incidenza nel settore pubblico, è di per sé un elemento capace di minare dalle fondamenta la credibilità dell'apparato statale.

Come nasce l'idea
Nel settembre 2008 il Consiglio federale ha elaborato un programma multidisciplinare affidato alla responsabilità del dipartimento delle Finanze. Tra le indicazioni anche la realizzazione di una guida informativa per sensibilizzare il personale al problema della corruzione. Un vero e proprio decalogo quello contenuto nel pieghevole che contiene informazioni di vario genere. Dall'obbligo di rifiutare omaggi ai possibili comportamenti da adottare per evitare di trovarsi in situazioni di conflitto con la funzione. Il tutto corredato da riferimenti a documenti e testi normativi che offrono indicazioni su come procedere in circostanze delicate. Le informazioni contenute nel vademecum integrano i regolamenti già in vigore nelle unità amministrative. Così facendo l'Amministrazione federale, oltre a soddisfare le raccomandazioni della Commissione del Consiglio d'Europa Greco (Groupe d'Etats contre la Corruption), sottolinea la volontà di soddisfare anche in avvenire standard elevati.

I traguardi della Confederazione
Revisione delle norme penali contro la corruzione di pubblici ufficiali svizzeri e stranieri e nel settore privato per adeguarle alle sfide rappresentate da quella transfrontaliera. Sono alcuni dei settori su cui la Svizzera è intervenuta negli ultimi anni nell'ambito dell'adesione alla Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri e alla Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione. Un organo di monitoraggio provvede affinché entrambe le convenzioni vengano attuate in tutti gli Stati firmatari.

L'attività di contrasto alla corruzione
Il Consiglio d'Europa ha istituito una commissione speciale conosciuta con l'acronimo di Greco (Groupe d'Etats contre la Corruption) in cui l'Ufficio federale di giustizia (UFG) è incaricato di rappresentare la Svizzera. Il Greco, oltre a sostenere e potenziare la lotta alla corruzione, effettua valutazioni reciproche in tutti i Paesi membri. Le misure adottate contro la corruzione sono esaminate sulla base di questionari e visite in loco da parte di esperti provenienti da altri Stati membri. Le bozze di rapporto sulle rispettive valutazioni sono corrette in accordo con i singoli Paesi e successivamente discusse e approvate dall'assemblea plenaria del Greco. I rapporti e le eventuali raccomandazioni sono confidenziali ma di solito sono pubblicati con il consenso del Paese esaminato.

Cosa è stato fatto finora
Nel giugno 2008 il Dipartimento federale di Giustizia e Polizia (Dfgp) ha pubblicato il rapporto sulla prima valutazione della Svizzera da parte del Greco. Due mesi più tardi il Consiglio federale ha adottato nuove misure per realizzare le raccomandazioni della Commissione Greco. In particolare valorizzare il gruppo consultivo sulla corruzione, trasformandolo in un gruppo di lavoro interdipartimentale e conferendogli un incarico ufficiale. Nel giugno di quest'anno il Consiglio federale ha pubblicato un Rapporto su tre raccomandazioni della Commissione Greco.

L'Italia e le iniziative messe in campo
Trasparenza e corruzione, differenza tra "corruzione scoperta" (delitti registrati e numero di persone coinvolte) e corruzione "che c'è, non si vede e non si scopre", il cosiddetto "iceberg sommerso", nuovo modello di lotta alla corruzione basato essenzialmente sull'analisi del rischio di corruzione, introduzione di procedure di controllo e individuazione di precise responsabilità organizzative in aggiunta a quelle penali già previste. Sono gli argomenti al centro del primo Rapporto, suddiviso in tre parti, sull'attività del Servizio anticorruzione e trasparenza (SAeT) del Dipartimento per la Funzione pubblica presentato nel marzo di quest'anno al Parlamento. Tra le novità di rilievo gli strumenti che il Saet metterà a disposizione delle singole Amministrazioni nel breve e medio termine. In particolare quello dell'hub & spoke, una metafora organizzativa che letteralmente significa "mozzo di una ruota dal quale partono tanti raggi". Il Saet rappresenta il mozzo della ruota  (hub) mentre i raggi, gli spoke, sono le altre organizzazioni che, pur avendo altre missioni e funzioni, attraverso il mozzo sono interconnesse per il raggiungimento degli obiettivi. Gli oggetti di scambio per mezzo dell'hub & spoke sono le conoscenze tecniche, le informazioni, le collaborazioni,  i data base, le ricerche. La metodologia proposta permetterebbe di  costruire un modello per misurare e stimare la parte sommersa del fenomeno corruzione. Un lavoro che fa del controllo elemento di valutazione primaria e anche se l'intervento avviene dopo il danno, permette anche di sviluppare procedure orientate alla prevenzione.

Rafforzare l'azione contro la corruzione
Combattere con efficacia la corruzione in tutti i Paesi. È il monito che arriva dal G8 in corso a L'Aquila ed espresso nella bozza economia. Un fenomeno, come ricordano i leader riuniti nel summit europeo, che oltre a destabilizzare "la sicurezza delle società minaccia le istituzioni e i valori della democrazia, impedisce uno sviluppo sostenibile e la prosperità economica". Un impegno che i capi di stato e di governo non soltanto hanno confermato ma che si propongono di intensificare. 

Gianluca Di Muro
 pubblicato il 08/07/2009