Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:07
Attualità
Dal turbo-turismo anche gli Erari nazionali, oltre alle economie, incassano (4)
E’ quanto emerge dalle elaborazioni della Oxford Economic Forecasting, realizzate per World Travel and Tourism Council
Nel 2006 l’economia del turismo dovrebbe consegnare agli Erari nazionali dei 174 Paesi studiati e analizzati circa 600 miliardi di euro. In realtà si tratta di una stima il cui margine d’errore potrebbe essere ampio. Infatti la certezza dei dati contabili raccolti è risultata piuttosto opaca e, alle volte, inattendibile per alcune economie. Oltre a questo gap, difficilmente superabile, un secondo elemento di criticità risulta invece essere proprio quello della tassazione che si applica all’intero mercato del turismo. Infatti mentre alcune tipologie d’imposta, come quelle legate ai redditi, sia dei contribuenti individuali che delle società, risultano facilmente osservabili, i gettiti e gli incassi registrati dalle diverse Amministrazioni tributarie sul versante delle imposte indirette sono difficili strutturalmente da intercettare e da definire con precisione e attendibilità.
Perchè il Fisco anglosassone corteggia il turista
Il rapporto tra il Fisco statunitense e il mercato delle vacanze e dei viaggi è oramai consolidato. Sul versante delle imposte dirette, relative ai redditi dei contribuenti individuali e ai profitti delle società che operano e sovraffollano l’economia statunitense del turismo, l’Erario di Washington si attende nell’anno in corso un gettito di 131 miliardi di euro. In realtà aggiungendo anche l’incasso originato dal versamento delle imposte indirette, sulle vendite e sui consumi, e le somme legate al pagamento dei molteplici tributi riscossi dal settore dei servizi, il Fisco potrebbe registrare nel 2006 oltre 200 miliardi di euro originati da vacanze e viaggi. La posizione d’onore è occupata dal Regno Unito che, superata la crisi di mezza età del decennio passato, è pronto a incassare, soltanto dalle imposte dirette, oltre 25 miliardi di euro.

Stima, per l’anno in corso, del gettito complessivo delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società che operano all’interno dell’economia del turismo, incluso l’indotto, negli Stati dove il settore è maggiormente sviluppato.
I dati sono stati preparati per conto del Wttc dalla Oxford Economic Forecasting applicando le linee guida del Tourism Satellite Accounting System
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
Fonte: World Travel & Tourism Council
Italia e Cina, faccia a faccia sul turismo
I numeri dell’economia del turismo anche nel nostro Paese confermano la regola oramai internazionale. Infatti si tratta di un mercato in crescita continua che, nonostante l’andamento generale dell’economia, sembra sempre proiettato verso parametri contabili e numerici di segno positivo. Peraltro il medesimo fenomeno si registra in decine di Paesi, quindi non ci appartiene in via esclusiva. Scendendo dalle riflessioni generali ai numeri, mentre nel quinquennio passato l’economia italiana passeggiava a una velocità, in media, prossima allo zero, quella del turismo correva a un ritmo del 3 per cento che, nel 2006, dovrebbe essere centrato di nuovo. Considerando il numero degli occupati nell’economia del turismo, quindi incluso l’indotto e l’intera filiera, si raggiunge oramai il numero di 2 milioni 700 mila unità, ovvero, l’11 per cento della forza lavoro impiegata. In pratica ogni 8 lavoratori, 1 presta servizio, direttamente o indirettamente, nel mercato turistico. Naturalmente, se si restringe il campo all’industria del turismo, il numero degli addetti si assottiglia scendendo a 1 milione 150 mila che, certamente, non è affatto una cifra modesta. Aggiungendo anche i dati riconducibili alle spese, i turisti stranieri lasceranno scivolare sull’economia italiana almeno 50 miliardi di euro nel 2006 mentre, nel medesimo anno, gli italiani consumeranno in viaggi e vacanze ben 87 miliardi di euro. Circa il 10 per cento dei consumi interni sarà quindi indirizzata sul turismo. Un dato questo che, se confermato, promuoverebbe l’economia delle vacanze al top delle altre economie radicate da decenni, forse da un secolo, sul tessuto economico del nostro Paese.
Le nuove frontiere del turismo
A questo punto, il confronto con la Cina è inevitabile. Infatti, si tratta di porre di fronte un Paese mito per il mercato del turismo internazionale, l’Italia, e un attore che da alcuni anni ne sta scalando con veemenza la classifica, la Cina. Partendo dal versante del lavoro, oggi sono circa 77 milioni gli occupati, incluso l’indotto, che, in riferimento all’industria turistica, scendono a circa 18 milioni. Ma il dato che sorprende maggiormente è che, entro il 2016, i cinesi occupati, direttamente e indirettamente, nel mercato del turismo potrebbero raggiungere il numero record di 90 milioni e, forse, di 100 milioni. Sono numeri che dischiudono scenari davvero suggestivi e che indicano come l’economia mondiale del turismo rappresenti oggi un attore primario nelle dinamiche che orientano e indirizzano l’economia del cosiddetto villaggio globale, e con cui sarà necessario fare i conti, visti i flussi finanziari, i capitali e le persone che muove annualmente. Tornando alla Cina, mentre i visitatori stranieri riverseranno nell’economia del Dragone 75 miliardi di euro, i cinesi stessi spenderanno per garantirsi viaggi e vacanze all’interno della Grande Muraglia, ben 100 miliardi di dollari. Insomma, Roma e Pechino, Cina e Italia oramai si danno del tu e si guardano negli occhi.
Nel 2006 l’economia del turismo dovrebbe consegnare agli Erari nazionali dei 174 Paesi studiati e analizzati circa 600 miliardi di euro. In realtà si tratta di una stima il cui margine d’errore potrebbe essere ampio. Infatti la certezza dei dati contabili raccolti è risultata piuttosto opaca e, alle volte, inattendibile per alcune economie. Oltre a questo gap, difficilmente superabile, un secondo elemento di criticità risulta invece essere proprio quello della tassazione che si applica all’intero mercato del turismo. Infatti mentre alcune tipologie d’imposta, come quelle legate ai redditi, sia dei contribuenti individuali che delle società, risultano facilmente osservabili, i gettiti e gli incassi registrati dalle diverse Amministrazioni tributarie sul versante delle imposte indirette sono difficili strutturalmente da intercettare e da definire con precisione e attendibilità.Perchè il Fisco anglosassone corteggia il turista
Il rapporto tra il Fisco statunitense e il mercato delle vacanze e dei viaggi è oramai consolidato. Sul versante delle imposte dirette, relative ai redditi dei contribuenti individuali e ai profitti delle società che operano e sovraffollano l’economia statunitense del turismo, l’Erario di Washington si attende nell’anno in corso un gettito di 131 miliardi di euro. In realtà aggiungendo anche l’incasso originato dal versamento delle imposte indirette, sulle vendite e sui consumi, e le somme legate al pagamento dei molteplici tributi riscossi dal settore dei servizi, il Fisco potrebbe registrare nel 2006 oltre 200 miliardi di euro originati da vacanze e viaggi. La posizione d’onore è occupata dal Regno Unito che, superata la crisi di mezza età del decennio passato, è pronto a incassare, soltanto dalle imposte dirette, oltre 25 miliardi di euro.

Stima, per l’anno in corso, del gettito complessivo delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società che operano all’interno dell’economia del turismo, incluso l’indotto, negli Stati dove il settore è maggiormente sviluppato.
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(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
Fonte: World Travel & Tourism Council
Italia e Cina, faccia a faccia sul turismo
I numeri dell’economia del turismo anche nel nostro Paese confermano la regola oramai internazionale. Infatti si tratta di un mercato in crescita continua che, nonostante l’andamento generale dell’economia, sembra sempre proiettato verso parametri contabili e numerici di segno positivo. Peraltro il medesimo fenomeno si registra in decine di Paesi, quindi non ci appartiene in via esclusiva. Scendendo dalle riflessioni generali ai numeri, mentre nel quinquennio passato l’economia italiana passeggiava a una velocità, in media, prossima allo zero, quella del turismo correva a un ritmo del 3 per cento che, nel 2006, dovrebbe essere centrato di nuovo. Considerando il numero degli occupati nell’economia del turismo, quindi incluso l’indotto e l’intera filiera, si raggiunge oramai il numero di 2 milioni 700 mila unità, ovvero, l’11 per cento della forza lavoro impiegata. In pratica ogni 8 lavoratori, 1 presta servizio, direttamente o indirettamente, nel mercato turistico. Naturalmente, se si restringe il campo all’industria del turismo, il numero degli addetti si assottiglia scendendo a 1 milione 150 mila che, certamente, non è affatto una cifra modesta. Aggiungendo anche i dati riconducibili alle spese, i turisti stranieri lasceranno scivolare sull’economia italiana almeno 50 miliardi di euro nel 2006 mentre, nel medesimo anno, gli italiani consumeranno in viaggi e vacanze ben 87 miliardi di euro. Circa il 10 per cento dei consumi interni sarà quindi indirizzata sul turismo. Un dato questo che, se confermato, promuoverebbe l’economia delle vacanze al top delle altre economie radicate da decenni, forse da un secolo, sul tessuto economico del nostro Paese.
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Stefano Latini
pubblicato Lunedì 7 Agosto 2006
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