Analisi e commenti
Dalla povertà assoluta dell'Istat
informazioni utili anche al Fisco
La soglia statistica potrebbe anche essere assunta come indicatore di riferimento dei redditi dichiarati
statistiche

Il concetto di povertà, sebbene sia di comprensione immediata nel parlare comune, pone non pochi problemi da un punto di vista della misurazione statistica. Se si consulta il dizionario si ricava che la povertà è la "condizione di chi ha scarsezza delle cose necessarie per vivere1"; la Banca Mondiale, invece, adotta un approccio più complesso, definendo povero chi vive in condizioni di vita così limitata da impedire la realizzazione del pieno potenziale del patrimonio genetico presente alla nascita.

Le stime delle povertà diffuse abitualmente si basano su approccio relativo, definendo come povero chi presenta delle condizioni di vita molto distanti dalla media nazionale, ovvero, più precisamente, si include entro la soglia di povertà una famiglia di due persone che possiede un reddito inferiore al reddito pro capite nazionale. Da questo assunto si traggono due considerazioni.

La prima riguarda il fatto che ci si sente poveri a seconda del contesto in cui si vive: chi guadagna mille euro al mese e vive in una società opulenta sarà povero, mentre lo stesso reddito, in un luogo sottosviluppato, farà sentire il soggetto ricco.

La seconda porta a concludere che, dato un determinato contesto sociale, esisteranno sempre i poveri. Pertanto, la misura della povertà relativa è prevalentemente una misura delle disuguaglianze esistenti, piuttosto che la quantificazione di uno stato di disagio assoluto.

Per misurare tale disagio si adotta la stima della povertà assoluta, che l'Istat ha ripreso a produrre nel corso del 20092, fondandosi sul concetto che definisce povera la famiglia che non è in grado di acquistare un paniere di beni minimi essenziali per condurre una vita dignitosa.
Si indica, pertanto, con il termine soglia di povertà assoluta la spesa minima per acquistare i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. Tale soglia varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.

Cruciale, in questo approccio, è la definizione del paniere dei beni minimi essenziali, comprendente le componenti essenziali per la sopravvivenza: l'abitazione, i generi alimentari e un insieme residuale di altri beni e servizi necessari per vestirsi, spostarsi e godere di un minimo di livello culturale e di svago.

Per costruire il nuovo impianto, l'Istat si è avvalsa del contributo di una commissione di studio composta da rappresentanti di varie istituzioni e del mondo accademico, esperti della materia.
Le difficoltà che si è reso necessario affrontare non risiedevano unicamente nel fatto di individuare i beni essenziali, ma anche in quello di rilevarne il valore al prezzo minimo accessibile nella propria ripartizione territoriale. Per i beni alimentari, ad esempio, si è tenuto conto anche delle offerte prodotte dalla differente distribuzione commerciale (hard discount, moderna o tradizionale).

Questi brevi cenni metodologici sono sufficienti a far comprendere l'enorme patrimonio informativo messo in campo dall'Istat per elaborare questo indicatore; sottostanti alla metodologia di stima si trovano, infatti, vaste basi di dati riguardanti la tipologia di beni consumati, i prezzi di questi ultimi e le categorie di fruitori degli stessi. Il tutto disponibile a livello di disaggregazione territoriale per area geografica (nord, centro e sud) e per tipologia di comune (area metropolitana, grandi comuni e piccoli comuni3).

L'indicatore della povertà assoluta rappresenta, quindi, un sicuro arricchimento del patrimonio conoscitivo italiano e consentirà di sviluppare degli avanzamenti metodologici notevoli nel campo della ricerca sul disagio e sull'esclusione sociale in Italia. Come sottoprodotto, però, anche l'Amministrazione finanziaria potrebbe trarre qualche spunto di analisi interessante.
Se, infatti, si focalizza l'attenzione piuttosto che su quanti sono i poveri, ovvero su come essi sono distribuiti, sulla soglia di povertà, allora si può ricavare un indice del costo della vita che consente di condurre una vita minimamente decorosa. Si individua, pertanto, una soglia minima al di sotto della quale un individuo versa in condizioni di indigenza.

Adottando questa impostazione è immediato assumere la soglia di povertà come indicatore di riferimento dei redditi dichiarati. Considerando che tale soglia rappresenta un limite minimo per la sopravvivenza, ci si potrebbe chiedere, con cognizione di causa, quanti contribuenti versano in condizioni di indigenza e quanto questa indigenza sia reale. Oltre che per fini conoscitivi, una simile informazione potrebbe essere anche di ausilio in sede di accertamento, verificando come e se possa sopravvivere un contribuente che dichiara un reddito inferiore o appena superiore alla soglia di povertà per più anni.
Anche nell'ambito degli studi di settore potrebbe trovare spazio l'utilizzo di questa statistica, fornendo una indicazione sui differenziali territoriali che tanto impatto possono avere sulla determinazione dei ricavi dichiarati dai contribuenti.

Per non annoiare ulteriormente il lettore con considerazione teoriche, passiamo ad osservare alcuni numeri. Come già ricordato, la soglia di povertà varia in ragione della composizione della famiglia. Focalizziamo, pertanto, l'attenzione su una delle tipologie familiari più diffusa, riguardante le famiglie con due componenti con età compresa tra i 18 e i 59 anni.
L'Istat ci informa che, nel 2007, nella aree metropolitane del nord si definiva povera una famiglia che aveva un reddito annuo inferiore a 12.011 euro. Si scopre, inoltre, che la vita è più economica nei grandi comuni, rispetto alle aree metropolitane, in quanto la stessa famiglia si considerava povera con un reddito inferiore a 11.512 euro. La soglia diminuisce ancora se ci si sposta nei piccoli comuni, dove la soglia era pari a 10.946 euro.

Tale regolarità si riscontra anche per le altre due ripartizioni geografiche. In questo caso, la statistica ufficiale registra una realtà, presente nel sapere comune, ma poco dibattuta dagli esperti di analisi economiche territoriali, che attesta come al crescere della dimensione del comune di residenza cresce anche il costo della vita, in ragione di una percentuale che si attesta, per le famiglie di due persone, intorno al 5%; ciò fa sì, ad esempio, che il costo della vita nelle aree metropolitane sia superiore a quella dei piccoli centri di circa il 10 per cento.

Come c'era da attendersi, la soglia di povertà assoluta registra anche le differenze territoriali storicamente presenti nel nostro Paese. Le statistiche evidenziano che la famiglia povera residente nelle aree metropolitane del nord, con un reddito annuo inferiore a 12.011, si confronta con una analoga del centro con un reddito di 11.207 e a una del sud con una capacità di spesa di 9.171 euro. La stessa regolarità si presenta anche per i grandi e i piccoli comuni.

Spostando, infine, l'attenzione sulla rilevanza del fenomeno, si apprende che, nel 2007, erano presenti in Italia 975mila famiglie povere, per un totale di 2,427 milioni di persone, con una incidenza sul totale della popolazione di riferimento pari al 4,1 per cento. Tale incidenza è estremamente differenziata in relazione alla posizione lavorativa; variando da un minimo dell'1,4% per i lavoratori autonomi, al 3,2% per i lavoratori dipendenti, fino a un massimo del 5,6% per i non occupati (comprendenti i ritirati dal lavoro, le persone in cerca di occupazione e quelli in altra condizione).

I pochi riscontri numerici forniti servono essenzialmente per mettere in luce che la base informativa è talmente ampia da consentire una molteplicità di analisi. Tra tutte queste, si è voluto solamente evidenziare il fatto che i riscontri numerici sulla povertà assoluta possono contribuire a spiegare la dicotomia, che a volte si osserva, tra la realtà economica che appare al fisco e quella effettivamente presente nella realtà.

___________________________
[1] Dizionario delle lingua italiana Garzanti.
[2] Istat (2009) La povertà assoluta in Italia nel 2007, Statistiche in breve, 22 aprile, disponibile sul sito www.istat.it.
[3] Si definiscono aree metropolitane i comuni con oltre 250mila abitanti, grandi i comuni della periferia dell’area metropolitana e quelli con oltre 50mila abitanti, piccoli comuni le aree con meno di 50mila abitanti.


 

Stefano Pisani
pubblicato Lunedì 7 Settembre 2009

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