Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:07
Attualità
Dalle Entrate canadesi nuovo warning per e-mail truffa
Si annuncia così, nelle caselle postali dei contribuenti, l’imbroglio perpetrato da sedicenti funzionari del Cra
Per attirare le ignare vittime del raggiro si utilizza la falsa promessa di attribuzione di rimborsi fiscali mentre per procedere all’accredito si chiede la compilazione, in tempo utile, di un formulario del tutto identico a quello utilizzato realmente dall’Amministrazione finanziaria. “Caro contribuente, da un controllo effettuato sulla sua posizione abbiamo rilevato che, in base alla dichiarazione dei redditi da Lei presentata, le è dovuto rimborso fiscale. Ma per procedere all’accredito della somma è necessario acquisire, tramite fax o posta elettronica, il suo numero di conto corrente bancario o postale per consentirci di procedere in tempo utile all’accredito della somma dovuta”. Si annuncia così, nelle caselle postali dei contribuenti canadesi, l’ennesima truffa perpetrata via e-mail da sedicenti funzionari del Canadian Revenue Agency. Fin qui nulla di nuovo con altre comunicazioni. Se non che a un certo punto scattano le richieste. Per procedere all’accredito della somma è necessario provvedere alla compilazione, in tempo utile, di un formulario del tutto identico a quello utilizzato realmente dall’Amministrazione finanziaria per le pratiche di rimborso. Il tutto corredato dal sigillo di garanzia di autenticità dell’agenzia delle Entrate e dalla firma dell’addetto al servizio.
Un invito a diffidare e a collaborare
Il fenomeno sembra che stia assumendo proporzioni pericolose e l’Amministrazione finanziaria canadese ha lanciato in questi giorni l’allarme “The Canada Revenue Agency warns Canadians of mail scam” attraverso il proprio sito Internet. In particolare il fisco canadese invita i contribuenti a diffidare dell’autenticità della lettera su cui è impresso il sigillo dell’Amministrazione e a non utilizzare il modulo, apparentemente autentico, per la trasmissione delle informazioni personali. Contestualmente l’Amministrazione chiede la collaborazione di tutti coloro a cui la lettera è pervenuta e a segnalare eventuali nuovi casi sospetti. Una versione della lettera è tra l’altro disponibile in formato pdf sul sito Internet delle Entrate. Per aiutare ulteriormente i contribuenti, l’agenzia ha anche pubblicato una sorta di elenco delle cose da non fare in questi casi dal titolo emblematico: Protect yourself!
Dalle lettere alla posta elettronica
Veloce ed economica. Sono questi i due aggettivi con cui è possibile qualificare la nuova frontiera della truffa informatica perpetrata attraverso la posta elettronica che ha sostituito le lettere tradizionali. Il fenomeno, meglio conosciuto con il termine phishing, sta mietendo vittime in tutto il mondo complice la rete delle reti. Internet, oltre a rappresentare un canale di sviluppo delle nuove imprese, costituisce anche una ghiotta opportunità per truffatori di vario genere che approfittano della buona fede delle persone e, in taluni casi, della poca dimestichezza con gli strumenti informatici per rifilare “bidoni” di vario genere attraverso messaggi di posta elettronica. Come rilevato dall’Interpol si va da reati che sottraggono piccole cifre che attraverso la diffusione capillare sono in grado di fornire grandi proventi al truffatore per arrivare alla sottrazione dei dati personali (numeri di conto corrente bancario, postale) e al furto dell’identità elettronica.
Il decalogo della Polizia di Stato
La Polizia di Stato sul proprio sito Internet ha pubblicato una sorta di decalogo delle principali truffe telematiche che vengono realizzate su internet (di solito inviando una email). Si va dalla finte vendite all’asta sul web, con merci offerte e mai inviate ai clienti o con prezzi gonfiati alle false promesse di rimuovere informazioni negative per l’ottenimento di crediti (es. rimozione di nominativi da black-list) passando per le offerte di servizi gratis su Internet che poi si rivelano a pagamento o mancata fornitura di servizi pagati o fornitura di servizi diversi da quelli pubblicizzati, vendite di hardware o software su catalogo on-line, con merci mai inviate o diverse rispetto a quanto pubblicizzato, schemi di investimento a piramide e multilevel business, opportunità di affari e franchising, offerte di lavoro a casa con acquisto anticipato di materiale necessario all’esecuzione di tale lavoro, prestiti di denaro (mai concessi) con richiesta anticipata di commissione, numeri a pagamento (tipo 899) da chiamare per scoprire un ammiratore segreto o una fantomatica vincita (di vacanze, di oggetti). Gli episodi connessi al fenomeno del phishing, in base a una ricerca condotta nel 2007 da una nota società internazionale, operativa anche in Italia e chiamata più volte a supportare le istituzioni finanziarie di tutto il mondo contro gli attacchi dei cybercriminali, stanno minando la fiducia delle persone nei confronti dell’utilizzo del canale online per l’e-commerce e l’online banking.
Il nuovo fenomeno si chiama smishing
Ma una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte: lo smishing. Un nuovo genere di truffa che non necessita di terminale informatico e tantomeno di una connessione. Per porla in essere è sufficiente disporre di un programmino (peraltro prelevabile da Internet) che permette di trasmettere Sms settando a piacimento il nome del mittente e una linea telefonica. Consumatori e contribuenti di tutto il mondo sono avvisati.
Per attirare le ignare vittime del raggiro si utilizza la falsa promessa di attribuzione di rimborsi fiscali mentre per procedere all’accredito si chiede la compilazione, in tempo utile, di un formulario del tutto identico a quello utilizzato realmente dall’Amministrazione finanziaria. “Caro contribuente, da un controllo effettuato sulla sua posizione abbiamo rilevato che, in base alla dichiarazione dei redditi da Lei presentata, le è dovuto rimborso fiscale. Ma per procedere all’accredito della somma è necessario acquisire, tramite fax o posta elettronica, il suo numero di conto corrente bancario o postale per consentirci di procedere in tempo utile all’accredito della somma dovuta”. Si annuncia così, nelle caselle postali dei contribuenti canadesi, l’ennesima truffa perpetrata via e-mail da sedicenti funzionari del Canadian Revenue Agency. Fin qui nulla di nuovo con altre comunicazioni. Se non che a un certo punto scattano le richieste. Per procedere all’accredito della somma è necessario provvedere alla compilazione, in tempo utile, di un formulario del tutto identico a quello utilizzato realmente dall’Amministrazione finanziaria per le pratiche di rimborso. Il tutto corredato dal sigillo di garanzia di autenticità dell’agenzia delle Entrate e dalla firma dell’addetto al servizio. Un invito a diffidare e a collaborare
Il fenomeno sembra che stia assumendo proporzioni pericolose e l’Amministrazione finanziaria canadese ha lanciato in questi giorni l’allarme “The Canada Revenue Agency warns Canadians of mail scam” attraverso il proprio sito Internet. In particolare il fisco canadese invita i contribuenti a diffidare dell’autenticità della lettera su cui è impresso il sigillo dell’Amministrazione e a non utilizzare il modulo, apparentemente autentico, per la trasmissione delle informazioni personali. Contestualmente l’Amministrazione chiede la collaborazione di tutti coloro a cui la lettera è pervenuta e a segnalare eventuali nuovi casi sospetti. Una versione della lettera è tra l’altro disponibile in formato pdf sul sito Internet delle Entrate. Per aiutare ulteriormente i contribuenti, l’agenzia ha anche pubblicato una sorta di elenco delle cose da non fare in questi casi dal titolo emblematico: Protect yourself!
Dalle lettere alla posta elettronica
Veloce ed economica. Sono questi i due aggettivi con cui è possibile qualificare la nuova frontiera della truffa informatica perpetrata attraverso la posta elettronica che ha sostituito le lettere tradizionali. Il fenomeno, meglio conosciuto con il termine phishing, sta mietendo vittime in tutto il mondo complice la rete delle reti. Internet, oltre a rappresentare un canale di sviluppo delle nuove imprese, costituisce anche una ghiotta opportunità per truffatori di vario genere che approfittano della buona fede delle persone e, in taluni casi, della poca dimestichezza con gli strumenti informatici per rifilare “bidoni” di vario genere attraverso messaggi di posta elettronica. Come rilevato dall’Interpol si va da reati che sottraggono piccole cifre che attraverso la diffusione capillare sono in grado di fornire grandi proventi al truffatore per arrivare alla sottrazione dei dati personali (numeri di conto corrente bancario, postale) e al furto dell’identità elettronica.
Il decalogo della Polizia di Stato
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Gianluca Di Muro
pubblicato Martedì 26 Agosto 2008
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