Attualità
Deduzione dell'avviamento, già dal 2005 in 18 anni
La misura introdotta dalla Finanziaria sostituisce ab origine quella fissata in 20 anni dal Dl 203

Anche quest'anno, nel corso di incontri con la stampa specializzata sulle novità tributarie, l'Agenzia delle entrate ha fornito le risposte a diversi quesiti in materia fiscale, poi raggruppate nella circolare n. 6/E del 13 febbraio; tra gli argomenti maggiormente trattati, programmazione triennale e adeguamento 2003-2004, rivalutazione dei beni, indagini bancarie, lotta all'evasione, leasing, pex. In particolare, rispondendo a un quesito in tema di avviamento, l'Agenzia ha chiarito il dubbio circa la corretta misura dell'ammortamento fiscale di tale voce dell'attivo da applicare per il periodo d'imposta in corso al 3 dicembre 2005.

A tal proposito, giova ricordare che le regole riguardanti l'ammortamento dell'avviamento hanno subito, negli ultimi mesi del 2005, due modifiche a distanza di pochi giorni l'una dall'altra.
L'articolo 5-bis del decreto legge n. 203 del 2005, infatti, ha operato una prima modifica all'articolo 103 del Tuir, diminuendo l'aliquota massima in precedenza prevista, che è stata portata dal 10 al 5 per cento. In sostanza, in virtù di tale disposizione, il periodo minimo di deduzione del valore dell'avviamento è passato da 10 a 20 anni.
Tale variazione trovava applicazione a partire dal periodo d'imposta in corso al 3 dicembre 2005, data di entrata in vigore della legge di conversione del citato decreto legge 203, anche con riferimento alle residue quote di ammortamento del valore di avviamento iscritto in bilanci precedenti.

Successivamente, l'articolo 1, comma 521, della legge finanziaria 2006, ha ulteriormente modificato l'articolo 103 del Tuir, portando la predetta aliquota massima dal 5 al 5,56 per cento; pertanto, la durata minima dell'ammortamento dell'avviamento è passata da 20 a 18 anni. Con tale previsione, il legislatore ha voluto attenuare, di fatto, la precedente modifica giudicata troppo penalizzante per le imprese.
Relativamente a tale ultima disposizione, si fa presente che la Finanziaria 2006 è entrata in vigore il 1° gennaio 2006. Tuttavia, nessuna precisazione è stata fornita per quanto riguarda il periodo d'imposta in cui la rettifica di cui al comma 521 si rende efficace. Di conseguenza, era dubbio se questa correzione poteva applicarsi già a decorrere dal periodo d'imposta 2005, sostituendo così l'intervento operato dal citato decreto legge 203, ovvero se dovesse operare esclusivamente a partire dal periodo d'imposta 2006.

Al riguardo, l'Agenzia delle entrate ritiene che la nuova misura di deducibilità dell'avviamento, introdotta dalla legge 266/2005, si rende applicabile a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 203/2005 (3 dicembre 2005). In sostanza, tale ultima modifica va di fatto a sostituire, ab origine, quella precedentemente introdotta, la quale, pertanto, non verrà mai applicata.

A sostegno di tale precisazione, l'Agenzia evidenzia che nell'articolo 4 del decreto legge 203/2005 viene espressamente affermato che le modifiche operate dal presente decreto costituiscono, di fatto, anticipazioni di quelle contenute nella legge finanziaria per l'anno 2006.
Da ciò si desume che la volontà del legislatore è stata quella di far operare da subito disposizioni che avrebbero trovato la loro naturale collocazione nella Finanziaria. Pertanto, risulta ragionevole supporre che la seconda modifica all'articolo 103 del Tuir debba decorrere dalla stessa data in cui avrebbe operato la norma "anticipatrice" della Finanziaria stessa.
Inoltre, come ulteriormente precisato nella risposta fornita dall'Agenzia, il legislatore, nel comma 521 della legge 266/2005, richiama espressamente l'articolo 103 del Tuir, così "come modificato dall'articolo 5-bis, comma 1, del decreto legge n. 203 del 2005". In tal modo, si è voluto rettificare la durata minima del periodo di ammortamento dell'avviamento, così come appena modificata dalla norma del citato decreto legge.

Tanto premesso, la correzione introdotta dalla Finanziaria 2006, sostituendo di fatto quella precedentemente apportata dal decreto legge 203/2005, trova applicazione già a partire dal periodo d'imposta 2005; pertanto, la quota di ammortamento dell'avviamento da applicare per l'esercizio 2005 sarà pari a un diciottesimo, mentre quella inferiore del 5 per cento non deve essere presa in considerazione.

La risposta dell'Agenzia delle entrate si sofferma anche sulle modalità di applicazione della nuova disposizione, confermando che, così come già previsto nel comma 2 dell'articolo 5-bis del decreto legge 203/2005, la nuova misura dell'ammortamento si applica anche con riferimento alle residue quote di ammortamento del valore di avviamento iscritto in anni precedenti al 2005 e non ancora completamente ammortizzato.
Ciò significa che, già a partire dall'esercizio 2005, le quote di ammortamento del valore dell'avviamento dovranno essere calcolate in base ai nuovi limiti massimi, applicando quindi al costo originario la nuova percentuale del 5,56 per cento, senza dover ricalcolare la quota di ammortamento che consente di terminare l'ammortamento entro diciotto esercizi dall'iscrizione.
A titolo esemplificativo, si ipotizzi un'impresa con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare che abbia sostenuto un costo di 1.000 per acquisire un avviamento nel 2003, e abbia ammortizzato tale cespite nel 2003 e nel 2004 per un importo complessivo pari a 200 (10 per cento all'anno in base alla precedente normativa). A partire dall'anno 2005, l'impresa dovrà continuare ad ammortizzare il valore residuo dell'avviamento (800), in misura pari a un importo non superiore a un diciottesimo del valore iniziale (1.000). Pertanto, la quota di ammortamento annuale fiscalmente deducibile non potrà essere superiore a 55,56.

Gianluca Martani
pubblicato Lunedì 13 Febbraio 2006

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