Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:07
Attualità
Disco verde della Ue al fisco “verde”
Ridurre le aliquote Iva e offrire crediti fiscali sono alcune delle proposte a cui gli eurodeputati hanno confermato il proprio sostegno
Con 479 voti favorevoli, 53 contrari e 5 astensioni è stata approvata dall’assemblea del Parlamento europeo la relazione di Anne Ferreira (Pse). Alla Commissione europea il compito di predisporre una strategia che permetta di “determinare il prezzo dei danni ambientali e correggere le carenze di mercato”. Sono queste, in sintesi, le linee guida contenute nel testo approvato dall’assemblea del Parlamento europeo. Con 479 voti favorevoli, 53 contrari e 5 astensioni è stata infatti approvata la relazione di Anne Ferreira (PSE, FR). In particolare gli eurodeputati hanno fatto proprio il principio del “chi inquina paga” che rappresenta uno dei pilastri su cui poggia la politica ambientale dell’Unione europea. Il Parlamento sollecita quindi la Commissione a mettere a punto una ”chiara strategia” sull’uso degli strumenti di mercato “per determinare il prezzo dei danni ambientali e correggere le carenze di mercato riscontrate”.
La internalizzazione dei costi
Internalizzare i costi ambientali nei prodotti e servizi, senza danneggiare i meno abbienti. È la richiesta contenuta nel testo licenziato dagli eurodeputati e rappresenta l’unica strategia possibile per creare una concorrenza equa tra le imprese evitando di sovvenzionare attività dannose per l’ecosistema. Questo significa procedere lungo la strada che passa per l’uso di tecnologie meno inquinanti incrementando il ricorso a incentivi economici alla produzione e al consumo ecocompatibili.
Le misure da adottare
In questo contesto si inscrivono per gli eurodeputati alcune misure funzionali al concetto di prevenzione che, allo stato dei fatti, si rivela meno onerosa rispetto al ripristino dello status quo e dell’indennizzo. Ciò significa tassare l’energia in funzione delle emissioni di Co2, rivedere l’eurobollo, detassare il lavoro, consentire il ricorso ai crediti fiscali o alla riduzione dell’Iva per i prodotti ecologici e adottare norme per tassare i rifiuti. Va anche rivisto il sistema di scambio di emissioni.
Il ruolo della fiscalità ambientale
“Strumento per prevenire l'inquinamento pregiudizievole e il degrado ambientale”, cosi è stata definita dagli eurodeputati la politica delle tasse connesse all’ambiente la cui funzione è, nel contempo, incitativa e dissuasiva. Infatti se da un lato consente di ridurre fattori negativi come l’inquinamento, dall’altro dovrebbe essere compensata da una “riduzione di quelle su fattori positivi come il lavoro” o da una “diminuzione delle sovvenzioni alle energie fossili che danneggiano l’ambiente”.
La riduzione delle aliquote fiscali
Ridurre le aliquote Iva e offrire crediti fiscali sono alcune delle proposte a cui gli eurodeputati hanno confermato il proprio sostegno. In particolare per tutti quei prodotti e materiali a efficienza e risparmio energetici. Riguardo all’introduzione di una aliquota ridotta sui prodotti ecologici è stata auspicata una normativa rigorosa che consenta ai consumatori di valutarne i benefici anche facendo leva, ai fini di una comparazione, su dispositivi complementari come l’Ecolabel.
La questione dei trasporti
Rendere obbligatoria in tutti gli Stati membri la direttiva sull’eurobollo per i mezzi di trasporto pesanti ed estenderla all’intera rete stradale, procedere alla differenziazione della tassazione sulla base del livello di emissione di Co2, rivedere il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell’Unione europea includendo anche il settore dell’aviazione civile. Sulla direttiva gli eurodeputati hanno soffermato la propria attenzione sottolineando la necessità di una opportuna modifica in funzione della “internalizzazione dei costi esterni grazie alla tariffazione delle infrastrutture, in particolare del trasporto stradale”.
Ambiente e fisco: alcuni esempi di legislazione avanzata
In Svezia alcune ”misure” di carattere fiscal-ecologico sono state introdotte tra il 1982 e il 1984 dal Parlamento. Dalle tasse sulle vendite di fertilizzanti, il cui gettito fu utilizzato per finanziare programmi di gestione dell’agricoltura in senso ecocompatibile, alle due nuove tasse (1991) sull’energia: la prima sulle emissioni di carbonio o carbon tax e la seconda su quelle di anidride solforosa o sulphur tax.
Nel 1970 i Paesi Bassi avevano già introdotto nella legislazione tributaria nazionale l’imposta sull’inquinamento di acque di canali, fiumi e laghi. Inoltre, ancor prima che a livello comunitario venisse proposta una metodologia comune per modulare le tasse aeroportuali in funzione del livello di inquinamento acustico provocato da determinati aeromobili, era già stata elaborata una classificazione tecnica rigorosa dei velivoli cui corrispondeva un diverso livello di imposizione.
In Gran Bretagna vige la tassa annuale di circolazione basata sulle emissioni di Co2. Le autovetture con emissioni inferiori a 150g Co2/km sono soggette a una tassa di 159 euro mentre quelle più inquinanti pagano una tassa progressiva (fino a 246 euro) per emissioni superiori a 185 g Co2/km.
Interessante anche ciò che è stato approvato in alcuni Stati membri dell'Unione europea nel settore dell'aviazione civile.
In Francia, ad esempio, gli orari di effettuazione dei voli, la tipologia dello scalo, la categoria di appartenenza dell'aeromobile e il suo peso massimo al decollo sono alcuni dei parametri di riferimento di cui si tiene conto per calcolare la tassa sul rumore prodotto dagli aeromobili In Belgio, oltre alla classificazione dell'aeromobile, si valuta la fascia oraria del volo mentre gli incrementi percentuali di incidenza della tassa variano a seconda che i decolli e gli atterraggi avvengano nelle ore più trafficate.
In Svizzera, invece, un sistema di monitoraggio di decolli e atterraggi degli aeromobili consente di calibrare la tassa a seconda del livello di rumore prodotto.
In Italia è stata introdotta dal 2001 (legge n. 342 del 21 novembre 2000) l'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. L'obiettivo generale è di rendere più agevole il reperimento di fondi da destinare a investimenti per il disinquinamento acustico. L'imposta, applicata a carico delle aerolinee che effettuano decolli e atterraggi negli aeroporti civili ubicati in ambito regionale, trova il suo fondamento nell'opportunità di ridurre la produzione delle emissioni sonore.
La internalizzazione dei costi
Internalizzare i costi ambientali nei prodotti e servizi, senza danneggiare i meno abbienti. È la richiesta contenuta nel testo licenziato dagli eurodeputati e rappresenta l’unica strategia possibile per creare una concorrenza equa tra le imprese evitando di sovvenzionare attività dannose per l’ecosistema. Questo significa procedere lungo la strada che passa per l’uso di tecnologie meno inquinanti incrementando il ricorso a incentivi economici alla produzione e al consumo ecocompatibili.
Le misure da adottare
In questo contesto si inscrivono per gli eurodeputati alcune misure funzionali al concetto di prevenzione che, allo stato dei fatti, si rivela meno onerosa rispetto al ripristino dello status quo e dell’indennizzo. Ciò significa tassare l’energia in funzione delle emissioni di Co2, rivedere l’eurobollo, detassare il lavoro, consentire il ricorso ai crediti fiscali o alla riduzione dell’Iva per i prodotti ecologici e adottare norme per tassare i rifiuti. Va anche rivisto il sistema di scambio di emissioni.
Il ruolo della fiscalità ambientale
“Strumento per prevenire l'inquinamento pregiudizievole e il degrado ambientale”, cosi è stata definita dagli eurodeputati la politica delle tasse connesse all’ambiente la cui funzione è, nel contempo, incitativa e dissuasiva. Infatti se da un lato consente di ridurre fattori negativi come l’inquinamento, dall’altro dovrebbe essere compensata da una “riduzione di quelle su fattori positivi come il lavoro” o da una “diminuzione delle sovvenzioni alle energie fossili che danneggiano l’ambiente”.
La riduzione delle aliquote fiscali
Ridurre le aliquote Iva e offrire crediti fiscali sono alcune delle proposte a cui gli eurodeputati hanno confermato il proprio sostegno. In particolare per tutti quei prodotti e materiali a efficienza e risparmio energetici. Riguardo all’introduzione di una aliquota ridotta sui prodotti ecologici è stata auspicata una normativa rigorosa che consenta ai consumatori di valutarne i benefici anche facendo leva, ai fini di una comparazione, su dispositivi complementari come l’Ecolabel.
La questione dei trasporti
Rendere obbligatoria in tutti gli Stati membri la direttiva sull’eurobollo per i mezzi di trasporto pesanti ed estenderla all’intera rete stradale, procedere alla differenziazione della tassazione sulla base del livello di emissione di Co2, rivedere il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell’Unione europea includendo anche il settore dell’aviazione civile. Sulla direttiva gli eurodeputati hanno soffermato la propria attenzione sottolineando la necessità di una opportuna modifica in funzione della “internalizzazione dei costi esterni grazie alla tariffazione delle infrastrutture, in particolare del trasporto stradale”.
Ambiente e fisco: alcuni esempi di legislazione avanzata
In Svezia alcune ”misure” di carattere fiscal-ecologico sono state introdotte tra il 1982 e il 1984 dal Parlamento. Dalle tasse sulle vendite di fertilizzanti, il cui gettito fu utilizzato per finanziare programmi di gestione dell’agricoltura in senso ecocompatibile, alle due nuove tasse (1991) sull’energia: la prima sulle emissioni di carbonio o carbon tax e la seconda su quelle di anidride solforosa o sulphur tax.
Nel 1970 i Paesi Bassi avevano già introdotto nella legislazione tributaria nazionale l’imposta sull’inquinamento di acque di canali, fiumi e laghi. Inoltre, ancor prima che a livello comunitario venisse proposta una metodologia comune per modulare le tasse aeroportuali in funzione del livello di inquinamento acustico provocato da determinati aeromobili, era già stata elaborata una classificazione tecnica rigorosa dei velivoli cui corrispondeva un diverso livello di imposizione.
In Gran Bretagna vige la tassa annuale di circolazione basata sulle emissioni di Co2. Le autovetture con emissioni inferiori a 150g Co2/km sono soggette a una tassa di 159 euro mentre quelle più inquinanti pagano una tassa progressiva (fino a 246 euro) per emissioni superiori a 185 g Co2/km.
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In Francia, ad esempio, gli orari di effettuazione dei voli, la tipologia dello scalo, la categoria di appartenenza dell'aeromobile e il suo peso massimo al decollo sono alcuni dei parametri di riferimento di cui si tiene conto per calcolare la tassa sul rumore prodotto dagli aeromobili In Belgio, oltre alla classificazione dell'aeromobile, si valuta la fascia oraria del volo mentre gli incrementi percentuali di incidenza della tassa variano a seconda che i decolli e gli atterraggi avvengano nelle ore più trafficate.
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Gianluca Di Muro
pubblicato Mercoledì 7 Maggio 2008
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