Attualità
Eredità giacente e sequestro giudiziario: regole comuni
Gli adempimenti a carico del custode sono gli stessi previsti per il curatore
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Il sequestro giudiziario (articolo 670 del Codice di procedura civile) risponde all'esigenza di garantire la custodia temporanea e la gestione di beni mobili, immobili, aziende o altre universalità di beni, quando ne sia controversa la proprietà o il possesso.
Partendo da questo assunto, l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 62/E del 27 marzo, ha chiarito che tale situazione di incertezza può essere assimilata a quella che si verifica nelle ipotesi di eredità giacente, sicché è possibile, anche per il sequestro giudiziario di azienda, applicare la disciplina specificamente prevista dall'articolo 187 del Testo unico delle imposte sui redditi.

La circolare 7 luglio 2000, n. 156/E, aveva già assimilato il sequestro dei beni disposto a carico dei soggetti indiziati di appartenere ad associazioni di stampo mafioso (articolo 2-ter della legge 31 maggio 1964, n. 575) all'eredità giacente, chiarendo che "i beni sequestrati...configurano un patrimonio separato, assimilabile per analogia, sotto il profilo che qui interessa, all'eredità giacente disciplinata dall'articolo 131 (ndr oggi 187) del T.U.I.R. e dall'articolo 19 del d.P.R. 4 febbraio 1988, n. 42 (ndr oggi articolo 5-ter del Dpr n. 322 del 1998). In entrambi i casi, infatti, l'amministratore esercita in via provvisoria l'amministrazione di un patrimonio, nell'attesa che lo stesso sia devoluto ad un soggetto che attualmente non è individuato a titolo definitivo e che pertanto non ne ha la disponibilità".

Ulteriori delucidazioni sono state fornite con la risoluzione 13 ottobre 2003, n. 195/E, che si è occupata del diverso caso degli obblighi posti a carico del soggetto nominato custode giudiziario di una parte delle quote di una società a responsabilità limitata.

La risoluzione n. 62/E del 2007 va a inserirsi nel solco tracciato dai precedenti documenti di prassi, affermando che "L'incertezza nell'individuazione del soggetto proprietario e la conseguente indisponibilità dei beni si verificano anche nei casi di sequestro giudiziario e, pertanto, simile deve essere la soluzione da adottare ai fini degli obblighi gravanti sul custode e dell'imputazione del reddito prodotto dall'azienda oggetto del provvedimento cautelare. In questo senso, già con la risoluzione 195/E del 13 ottobre 2001 l'Amministrazione ha riconosciuto l'assimilabilità del sequestro giudiziario al c.d. "sequestro anti-mafia" ai fini dell'applicazione, anche in quel caso, delle disposizioni dell'articolo 187 del T.U.I.R. Nei casi di sequestro giudiziario di azienda, dunque, il custode opera in veste di rappresentante "in incertam personam" curando la gestione del complesso aziendale per conto di un soggetto non ancora individuato. Pertanto...nell'ipotesi prospettata trovano applicazione le regole dettate in materia di eredità giacente dall'articolo 187 del T.U.I.R.".

La risoluzione in argomento si preoccupa, dunque, di precisare tutti gli adempimenti a cui è tenuto il custode giudiziario; in primo luogo, quello di presentare, nei termini ordinari, le dichiarazioni dei redditi prodotti dall'azienda nei periodi in cui perdura la custodia, nonché quello di effettuare i versamenti dei tributi conseguenti, liquidati in via provvisoria.
Tutte le dichiarazioni (dichiarazione dei redditi, modello 770 e dichiarazione annuale Iva - se presentata disgiuntamente da Unico), per le quali alla data di assunzione delle funzioni non sia scaduto il termine di presentazione, vanno presentate con l'indicazione, nel frontespizio, dei dati anagrafici del custode nella doppia veste di custode e di dichiarante.

Il proprietario dell'azienda, una volta venuto meno il sequestro, dovrà presentare la dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui ha avuto termine il sequestro, indicando i redditi prodotti dall'azienda dissequestrata e gli altri redditi da lui prodotti.
Tale dichiarazione potrà contenere l'indicazione della volontà di avvalersi della tassazione separata, per ciascuno degli anni in cui i redditi sono stati determinati in via provvisoria, ai sensi dell'articolo 5-ter, comma 3, del Dpr 22 luglio 1998, n. 322 (aggiunto dall'articolo 18, comma 3, del Dlgs 18 novembre 2005, n. 247, in sostituzione dell'articolo 19 del Dlgs 4 febbraio 1998, n. 42).

Vengono, inoltre, elencati gli adempimenti posti a carico del custode, ossia:

  1. "1) adempiere agli obblighi contabili e a quelli, previsti dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, a carico dei sostituti d'imposta, per il periodo d'imposta nel quale ha assunto le funzioni e per quelli successivi, fino al periodo d'imposta anteriore alla cessazione della custodia;
  2. 2) comunicare mediante raccomandata all'Ufficio locale dell'Agenzia delle entrate competente, entro sessanta giorni, l'assunzione e la cessazione delle funzioni, la comunicazione di cessazione deve contenere l'indicazione dei dati identificativi del soggetto o dei soggetti definitivamente dichiarati proprietari o possessori".

Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto non si verifica alcuna censura nell'attività in precedenza svolta dal sequestratario, e il custode deve limitari a comunicare l'avvenuta variazione, ai sensi dell'articolo 35 del Dpr n. 633 del 1972, senza necessità di acquisire un nuova partita Iva.

La risoluzione chiarisce, infine, che la proroga dei termini prevista dal comma 5 del richiamato articolo 5-ter del Dpr n. 322 del 1998 (Nei confronti del curatore o dell'amministratore [...] i termini pendenti alla data di apertura della successione e quelli aventi inizio prima della data di assunzione delle funzioni sono sospesi fino a tale data e sono prorogati di 6 mesi) non si applica nel caso di custode che subentra ad altro custode nella gestione del patrimonio aziendale, poiché la sostituzione non implica l'esigenza di reperire e predisporre la documentazione necessaria all'adempimento degli obblighi di natura contabile e tributaria.

Antonio Nuzzolo
pubblicato Giovedì 29 Marzo 2007

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