Attualità
Finanza pubblica e politiche fiscali, il punto dall’Ue (1)
L’ultimo studio della Commissione europea ha utilizzato i dati Ocse e della Banca mondiale relativi a un campione di 18 Paesi

Oggetto di interesse dell’esecutivo la qualità dei processi di bilancio di medio termine e la sostenibilità della politica fiscale. La Commissione ha evidenziato le esperienze di successo che hanno permesso di conoscere situazioni di eccellenza e criticità. L’ultimo studio della Commissione europea, utilizzando i dati Ocse e della Banca mondiale relativi a un campione di 18 Paesi (Ue a 15, escluso il Lussemburgo e includendo Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia e Ungheria) sulla qualità dei processi di bilancio di medio termine e di sostenibilità della politica fiscale, ha evidenziato le esperienze di successo consentendo di conoscere quali sono oggi le situazioni di eccellenza e le criticità da superare. Non soltanto. L’indagine focalizza l’attenzione sul fatto che l’analisi e la programmazione della finanza pubblica, nel medio termine, sono determinanti affinché la gestione del bilancio pubblico possa svolgersi in modo corretto (ed economicamente ottimale) e, nel contempo, che le politiche fiscali possano essere sostenibili. Tali conclusioni costituiscono una conferma della bontà delle regole fiscali condivise in ambito comunitario che tutti gli Stati, oltre a evitare disavanzi pubblici eccessivi, debbono specificare nei propri programmi di stabilità o convergenza, negli obiettivi di bilancio di medio termine e nella strategia di rientro dagli squilibri fiscali.

Gli aspetti dell’indagine
In particolare lo studio della Commissione individua quali sono gli aspetti della programmazione di medio periodo che concorrono alla migliore gestione delle risorse pubbliche. In primo luogo viene ritenuta rilevante la dimensione temporale nel cui ambito si articolano gli effetti economici delle misure di bilancio che è affidabile se valutata nella pluriennalità. Infatti benefici delle riforme strutturali e degli investimenti si materializzano soltanto nel medio termine. In secondo luogo viene dichiarata l’importanza della dimensione strategica della politica di bilancio che richiede una visione prospettica (a titolo di esempio non è sottacibile l’importanza dei mutamenti strutturali nel disegno di programmazione economica).

Il ruolo delle politiche fiscali
A tali fattori si aggiunge il ruolo prioritario che, nella time-consistency, assumono le politiche fiscali, ossia gli impegni assunti dai governi nazionali nel perseguire gli obiettivi che saranno ottimali soltanto se elaborati in termini pluriennali e adottando misure legislative vincolanti. Tali condizioni, rileva la Commissione europea, rendono trasparenti le politiche fiscali e conferiscono certezza e stabilità alle risorse di bilancio disponibili, producendo evidenti benefici non soltanto sulla gestione delle risorse pubbliche ma anche sul monitoraggio da parte di altre istituzioni e dei cittadini.

La qualità delle istituzioni e le quattro condizioni 
La Commissione sottolinea che la positività delle esperienze registrate nei Paesi in cui è elevata la qualità delle istituzioni è legata alla compresenza delle seguenti quattro condizioni fondamentali: le previsioni economiche e di bilancio devono essere realistiche o cautelative; un quadro programmatico pluriennale con obiettivi fissi e non modificabili; patti di stabilità interna che vincolano la crescita della spesa; centralizzazione del bilancio.

Come ottimizzare le politiche di bilancio
Quale è il contenuto degli aspetti riconosciuti come rilevanti per l’ottimizzazione delle politiche di bilancio? Le previsioni economiche e di bilancio devono essere realistiche o cautelative: infatti, una tempestiva e completa documentazione di bilancio nonché verifiche contabili e delle previsioni, ad opera di istituzioni indipendenti dal governo, contribuiscono alla trasparenza di bilancio e alla credibilità dei piani di governo. Un quadro programmatico pluriennale con obiettivi fissi e non modificabili opererebbe a favore della fiscal policy consistency. Viceversa, i sistemi di programmazione flessibile si prestano a una revisione periodica dei piani e degli obiettivi di medio termine che si traduce in destabilizzazione in quanto il programma può sfalsarsi temporalmente rispetto a quello della legislatura. La Commissione evidenzia che il political commitment del governo agli obiettivi fissati rimane sempre ancorato al collegamento giuridico tra piani di bilancio pluriennali e legge finanziaria annuale. Lo dimostra la tendenza di molti governi a spostare il maggior aggiustamento fiscale ad anni futuri i cui piani cadono al di fuori della legislatura corrente e che, non essendo soggetti all’approvazione del Parlamento, comportano un minor grado di political commitment.

Patti di stabilità e regole sulla crescita della spesa
Utili strumenti di controllo e verifica dell’andamento della spesa pubblica complessiva sono i Patti di stabilità interni e le regole che vincolano la crescita della spesa nell’intero settore della Pubblica Amministrazione. Relativamente alla centralizzazione del bilancio, sottolinea ancora la Commissione europea, il conferimento di poteri forti al ministro delle Finanze o restrizioni al processo emendativo possono attenuare il problema del common pool resource. In tale ottica lo studio evidenzia gli effetti ottimali prodotti dal coordinamento tra Amministrazione centrale e Amministrazione locale. A livello gestionale si mostrano vincenti i sistemi di contabilità, in termini di competenza economica e impegni in aggiunta a quelli di cassa. Dal punto di vista organizzativo, nei rapporti tra centro e periferia, la decentralizzazione del controllo si rivela da preferire alla centralizzazione in quanto la rispondenza tra centri di spesa e programmi di bilancio rafforza la responsabilità fiscale e scoraggia l’evasione.
Antonina Giordano
pubblicato Mercoledì 29 Ottobre 2008

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