Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 10:01
Attualità
Iva intracomunitaria, avanti tutta!
La Corte dei conti dell’Unione europea tira le somme sulle azioni di cooperazione contro le frodi Iva
Con la nota d’informazione del 19 dicembre relativa al rapporto speciale n. 8 del 2007, la Corte dei conti Ue ha fatto il punto sullo stato di attuazione delle strategie di cooperazione amministrativa concertate dai diversi Stati europei nel campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. L’evasione fiscale in ambito Iva falsa il funzionamento del mercato comune e incide negativamente sulla finanza degli Stati membri e dell’Europa intera. Sono questi i motivi che, a parere della Corte dei Conti Ue, devono spingere gli Stati membri a migliorare e incrementare le strategie di cooperazione nella lotta alle frodi legate all’imposta sui consumi in specie. La Corte evidenzia come il meccanismo di funzionamento del mercato comune europeo, che rende le operazioni fra gli Stati membri non soggette ad imposta in quanto la stessa sarà riscossa nello Stato comunitario di destinazione dei beni, sia una delle cause principali a fondamento dei fenomeni di evasione fiscale legati all’Imposta sul valore aggiunto.
Il regolamento del 2004
Con il regolamento CE n. 1798/2003 entrato in vigore nel 2004, Bruxelles ha adottato le misure necessarie a fronteggiare i fenomeni fraudolenti legati all’Imposta sul valore aggiunto. Il regolamento mirava, fondamentalmente, a rafforzare la cooperazione fra gli Stati membri attraverso l’adozione di procedure più chiare, maggiori scambi d’informazioni e sinergie fra le diverse Amministrazioni fiscali locali.
L’audit della Corte
Con la nota d’informazione in esame, la Corte dei conti Ue ha verificato l’efficacia e l’efficienza della cessione di informazioni fra gli Stati comunitari, nonché se tali trasferimenti di dati si basino su procedure solide e strutture amministrative idonee. Nel merito, l’organo di controllo europeo ha evidenziato che gli strumenti di lotta all’evasione introdotti nel 2004 non sono ancora sufficientemente impiegati dagli Stati europei a causa di procedure e strutture amministrative, a tuttora inadeguate, che provocano ritardi, soprattutto nello scambio di informazioni. La necessità di fronteggiare tali gap è prioritaria in quanto gli stessi sminuiscono l’efficacia del sistema Vies, ovvero la banca dati sull’Iva intracomunitaria.
Le raccomandazioni di Bruxelles
Alla luce delle suddette risultanze, la Corte ha sottolineato la necessità che gli Stati membri dell’Ue si adoperino per incrementare la cooperazione amministrativa nello scambio di informazioni sia in riferimento agli aspetti operativi che a quelli amministrativi. In aggiunta, l’organo di controllo comunitario ha esortato gli Stati membri a incrementare il trasferimento di dati e i contatti fra i competenti organi ispettivi, a formalizzare con maggiore rigore le procedure da seguire per lo scambio d’informazioni fra i diversi paesi comunitari, stabilire regole condivise che disciplinino l’eventualità di ritirare il numero di partita Iva intestato ai soggetti coinvolti in frodi fiscali, nonché sviluppare apposite azioni, soprattutto relative ai controlli sull’esattezza dei dati, volte a migliorare il sistema Vies.
Con la nota d’informazione del 19 dicembre relativa al rapporto speciale n. 8 del 2007, la Corte dei conti Ue ha fatto il punto sullo stato di attuazione delle strategie di cooperazione amministrativa concertate dai diversi Stati europei nel campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. L’evasione fiscale in ambito Iva falsa il funzionamento del mercato comune e incide negativamente sulla finanza degli Stati membri e dell’Europa intera. Sono questi i motivi che, a parere della Corte dei Conti Ue, devono spingere gli Stati membri a migliorare e incrementare le strategie di cooperazione nella lotta alle frodi legate all’imposta sui consumi in specie. La Corte evidenzia come il meccanismo di funzionamento del mercato comune europeo, che rende le operazioni fra gli Stati membri non soggette ad imposta in quanto la stessa sarà riscossa nello Stato comunitario di destinazione dei beni, sia una delle cause principali a fondamento dei fenomeni di evasione fiscale legati all’Imposta sul valore aggiunto. Il regolamento del 2004
Con il regolamento CE n. 1798/2003 entrato in vigore nel 2004, Bruxelles ha adottato le misure necessarie a fronteggiare i fenomeni fraudolenti legati all’Imposta sul valore aggiunto. Il regolamento mirava, fondamentalmente, a rafforzare la cooperazione fra gli Stati membri attraverso l’adozione di procedure più chiare, maggiori scambi d’informazioni e sinergie fra le diverse Amministrazioni fiscali locali.
L’audit della Corte
Con la nota d’informazione in esame, la Corte dei conti Ue ha verificato l’efficacia e l’efficienza della cessione di informazioni fra gli Stati comunitari, nonché se tali trasferimenti di dati si basino su procedure solide e strutture amministrative idonee. Nel merito, l’organo di controllo europeo ha evidenziato che gli strumenti di lotta all’evasione introdotti nel 2004 non sono ancora sufficientemente impiegati dagli Stati europei a causa di procedure e strutture amministrative, a tuttora inadeguate, che provocano ritardi, soprattutto nello scambio di informazioni. La necessità di fronteggiare tali gap è prioritaria in quanto gli stessi sminuiscono l’efficacia del sistema Vies, ovvero la banca dati sull’Iva intracomunitaria.
Le raccomandazioni di Bruxelles
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pubblicato Lunedì 7 Gennaio 2008
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