Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 10:01
Attualità
L’Ocse boccia il segreto bancario
Secondo l’Organizzazione con sede a Parigi è da considerare un elemento inconciliabile con le società democratiche
Scontro Germania/Liechtenstein sul tema dell’evasione fiscale. Anche l’Ocse scende in campo al fianco di Berlino rilanciando lo scambio d’informazioni e rivendicando l’antidemocraticità del segreto bancario. Nella controversia che in questi giorni sta opponendo il Liechtenstein, geograficamente modesto ma dal profilo contabile piuttosto ricco, alla vicina Germania in merito a ingenti flussi d’evasione fiscale che da Berlino hanno preso il volo in direzione delle casseforti del Principato, anche l’Ocse alza la voce. Si tratta innanzitutto d’una presa di posizione inusuale da parte dell’autorevole Organizzazione economica con sede a Parigi, sia per la prontezza che per i contenuti delle dichiarazioni rilasciate oggi dal segretario generale, Angel Gurria.
Se il segreto bancario scaccia la democrazia
Il responsabile dell’Ocse ha infatti sottolineato come gli sforzi necessari allo sviluppo d’una economia sempre più aperta e globale possono essere sostenuti dagli Stati, nel corso degli anni, soltanto se ogni singola entità sovrana si assume la sua parte di responsabilità. Gli sforzi devono essere quindi condivisi e comuni, non è più accettabile che alcuni centri finanziari, come per esempio Monaco, Andorra e ovviamente il Liechtenstein, continuino irremovibili nel perseguire una politica fiscal-finanziaria che offre una sorta di autostrada protetta a tutti quei soggetti che intendono non versare tasse e imposte secondo le norme vigenti nei rispettivi Paesi. Questo squilibrio non può continuare, anche perché, ha aggiunto Gurria, il segreto bancario e la riservatezza, soprattutto se vissuti come una sorta di ossessione, non sono compatibili con le moderne società democratiche.
La ricetta dell’Ocse
Qual è la soluzione prospettata dall’Ocse? Rafforzare lo scambio d’informazioni e ridisegnare le norme sul segreto bancario, rendendole più permeabili e meno insormontabili se si tratta di approfondire questioni, dati, transazioni e movimenti relativi a soggetti che evadono il fisco. Alcuni centri offshore, riconosce peraltro il responsabile dell’Organizzazione di Parigi, hanno accettato di aderire a questo nuovo sistema di interscambio e di interrelazione fra Stati, ma altri oppongono ancora un netto diniego. Liechtenstein, il Principato dei tesori Le fortune che nel 2006 erano immobilizzate nelle casseforti del Principato oltrepassavano i 100 miliardi di euro. In pratica, era quanto i clienti del sistema bancario attivo nella giurisdizione avevano consegnato alla riservatezza delle loro norme, soprattutto quelle relative al segreto bancario. All’incirca 2000 erano i dipendenti e gli operatori arruolati negli uffici delle banche e decine di migliaia i soggetti, soprattutto società controllate, registrate sulla piazza finanziaria. Oggi questi numeri andrebbero rivisti probabilmente verso l’alto.
Se il segreto bancario scaccia la democrazia
Il responsabile dell’Ocse ha infatti sottolineato come gli sforzi necessari allo sviluppo d’una economia sempre più aperta e globale possono essere sostenuti dagli Stati, nel corso degli anni, soltanto se ogni singola entità sovrana si assume la sua parte di responsabilità. Gli sforzi devono essere quindi condivisi e comuni, non è più accettabile che alcuni centri finanziari, come per esempio Monaco, Andorra e ovviamente il Liechtenstein, continuino irremovibili nel perseguire una politica fiscal-finanziaria che offre una sorta di autostrada protetta a tutti quei soggetti che intendono non versare tasse e imposte secondo le norme vigenti nei rispettivi Paesi. Questo squilibrio non può continuare, anche perché, ha aggiunto Gurria, il segreto bancario e la riservatezza, soprattutto se vissuti come una sorta di ossessione, non sono compatibili con le moderne società democratiche.
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Qual è la soluzione prospettata dall’Ocse? Rafforzare lo scambio d’informazioni e ridisegnare le norme sul segreto bancario, rendendole più permeabili e meno insormontabili se si tratta di approfondire questioni, dati, transazioni e movimenti relativi a soggetti che evadono il fisco. Alcuni centri offshore, riconosce peraltro il responsabile dell’Organizzazione di Parigi, hanno accettato di aderire a questo nuovo sistema di interscambio e di interrelazione fra Stati, ma altri oppongono ancora un netto diniego. Liechtenstein, il Principato dei tesori Le fortune che nel 2006 erano immobilizzate nelle casseforti del Principato oltrepassavano i 100 miliardi di euro. In pratica, era quanto i clienti del sistema bancario attivo nella giurisdizione avevano consegnato alla riservatezza delle loro norme, soprattutto quelle relative al segreto bancario. All’incirca 2000 erano i dipendenti e gli operatori arruolati negli uffici delle banche e decine di migliaia i soggetti, soprattutto società controllate, registrate sulla piazza finanziaria. Oggi questi numeri andrebbero rivisti probabilmente verso l’alto.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 19 Febbraio 2008
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