Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Attualità
Lotta all'evasione internazionale.
Continua l'offensiva Entrate-Gdf
Continua l'offensiva Entrate-Gdf
Oltre 2000 contribuenti nel mirino per la mancata indicazione nel quadro RW di somme detenute all'estero
Prende il via oggi, dopo mesi di analisi e incrocio di dati, una nuova offensiva dei reparti speciali della Guardia di Finanza e della task force dell'Agenzia delle Entrate contro l'evasione fiscale internazionale. Sotto la lente del Fisco, oltre 2000 contribuenti sospettati di aver trasferito all'estero tra il 2007 e il 2008 più di due miliardi di euro, violando le norme sul monitoraggio fiscale.
"Si tratta di persone che hanno portato all'estero capitali superiori a 500mila euro ciascuno attraverso intermediari finanziari", spiega il comandante Stefano Screpanti, capoufficio Tutela entrate del Comando generale della Guardia di Finanza.
"I capitali sui quali è concentrata l'indagine - prosegue Screpanti - sono stati portati in Paesi comunitari, extra-comunitari non paradisi e anche nei cosiddetti paradisi fiscali contenuti nelle black list italiane come Svizzera, Singapore, Panama e altri". Tra questi, Liechtenstein e Isole del Canale.
L'indagine è scattata in seguito all'esame delle segnalazioni che banche e altri intermediari, in base al decreto legge 167/1990, hanno effettuato all'Agenzia delle Entrate in merito ai trasferimenti da o verso l'estero di capitali.
Dagli elenchi trasmessi dagli intermediari, gli 007 del Fisco sono risaliti, attraverso accurate analisi, ai nomi dei contribuenti che non hanno indicato le somme detenute all'estero nell'apposito quadro RW della propria dichiarazione, violando così la normativa sul monitoraggio fiscale.
"L'analisi puntuale delle singole posizioni e l'attività istruttoria conseguente (verifiche, questionari, colloqui in ufficio) sono assegnati al nucleo speciale dell'Ucifi, l'Ufficio centrale illeciti fiscali, per le posizioni a maggior rischio di evasione e per i collegamenti con altre posizioni sospette, su tutte le altre sono impegnate le strutture regionali e locali dell'Agenzia''. Queste le parole di Emiliana Bandettini, capo della task force dell'Agenzia delle Entrate, costituita da 50 esperti fiscali.
Si intensifica, quindi, l'attività di contrasto all'evasione fiscale internazionale.
In base alle nuove norme in materia, introdotte dall'articolo 12 del Dl 78/2009, gli investimenti e le attività finanziarie detenute nei cosiddetti paradisi fiscali in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale si considerano come redditi sottratti a imposizione in Italia, salvo prova contraria del contribuente.
Spetta, quindi, adesso alle persone finite nel mirino del Fisco dimostrare il contrario affinché tale presunzione non sia operativa. Inoltre, dovranno pagare le sanzioni riguardanti la violazione degli obblighi dichiarativi. Sanzioni inasprite dallo stesso articolo 12 del Dl 78/2009: dal 200 al 400% della maggiore imposta dovuta per omessa indicazione in dichiarazione (come nel caso dell'indagine in corso) e dal 240 al 480% della imposta dovuta in caso di omessa presentazione della dichiarazione.
Il gruppo di contribuenti finiti nella rete del Fisco, pur essendo distribuito su tutto il territorio nazionale, si concentra soprattutto in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Unica regione virtuosa, la Valle d'Aosta.
La Guardia di Finanza estenderà gli accertamenti anche su profili non strettamente fiscali su un centinaio dei soggetti indagati, perché hanno già precedenti per reati a sfondo patrimoniale o per legami con la criminalità.
"Si tratta di persone che hanno portato all'estero capitali superiori a 500mila euro ciascuno attraverso intermediari finanziari", spiega il comandante Stefano Screpanti, capoufficio Tutela entrate del Comando generale della Guardia di Finanza.
"I capitali sui quali è concentrata l'indagine - prosegue Screpanti - sono stati portati in Paesi comunitari, extra-comunitari non paradisi e anche nei cosiddetti paradisi fiscali contenuti nelle black list italiane come Svizzera, Singapore, Panama e altri". Tra questi, Liechtenstein e Isole del Canale.
L'indagine è scattata in seguito all'esame delle segnalazioni che banche e altri intermediari, in base al decreto legge 167/1990, hanno effettuato all'Agenzia delle Entrate in merito ai trasferimenti da o verso l'estero di capitali.
Dagli elenchi trasmessi dagli intermediari, gli 007 del Fisco sono risaliti, attraverso accurate analisi, ai nomi dei contribuenti che non hanno indicato le somme detenute all'estero nell'apposito quadro RW della propria dichiarazione, violando così la normativa sul monitoraggio fiscale.
"L'analisi puntuale delle singole posizioni e l'attività istruttoria conseguente (verifiche, questionari, colloqui in ufficio) sono assegnati al nucleo speciale dell'Ucifi, l'Ufficio centrale illeciti fiscali, per le posizioni a maggior rischio di evasione e per i collegamenti con altre posizioni sospette, su tutte le altre sono impegnate le strutture regionali e locali dell'Agenzia''. Queste le parole di Emiliana Bandettini, capo della task force dell'Agenzia delle Entrate, costituita da 50 esperti fiscali.
Si intensifica, quindi, l'attività di contrasto all'evasione fiscale internazionale.
In base alle nuove norme in materia, introdotte dall'articolo 12 del Dl 78/2009, gli investimenti e le attività finanziarie detenute nei cosiddetti paradisi fiscali in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale si considerano come redditi sottratti a imposizione in Italia, salvo prova contraria del contribuente.
Spetta, quindi, adesso alle persone finite nel mirino del Fisco dimostrare il contrario affinché tale presunzione non sia operativa. Inoltre, dovranno pagare le sanzioni riguardanti la violazione degli obblighi dichiarativi. Sanzioni inasprite dallo stesso articolo 12 del Dl 78/2009: dal 200 al 400% della maggiore imposta dovuta per omessa indicazione in dichiarazione (come nel caso dell'indagine in corso) e dal 240 al 480% della imposta dovuta in caso di omessa presentazione della dichiarazione.
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La Guardia di Finanza estenderà gli accertamenti anche su profili non strettamente fiscali su un centinaio dei soggetti indagati, perché hanno già precedenti per reati a sfondo patrimoniale o per legami con la criminalità.
Alessandra Gambadoro
pubblicato Venerdì 26 Febbraio 2010
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