Attualità
Negli Usa è “trendy” far la spia al Fisco
Recuperati 340 milioni di dollari. Denunciati nel 2006 oltre 600 super-evasori e per il 2007 ci si aspetta di più
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Ricompense allettanti per chi fornisce informazioni utili all’erario. Ma precise norme, varate otto anni fa, stabiliscono il profilo del "cacciatore di taglie fiscali" e di chi viene denunciato. Grazie alle rivelazioni ottenute da cittadini qualsiasi, nelle casse dello Stato sono confluiti, dal 2000 a oggi, 340 milioni di dollari d’imposte evase. Tramontata l’epoca degli acchiappa fantasmi, la nuova moda è quella dei cacciatori di "taglie fiscali", del Wanted Tax Evaders, compresa la relativa ricompensa, che sembra farsi largo in ampi settori della società statunitense. I dati del resto parlano chiaro. A partire dal 2003, infatti, il numero di informazioni riservate pervenute al fisco federale di Washington, indirizzate da semplici contribuenti e relative a casi - spesso anche piuttosto complessi - di frodi fiscali, sono state più di 2mila. Niente male per un’iniziativa che, lanciata circa otto anni or sono, ma dotata di opportune regole, norme e strumenti soltanto di recente, venne subito bollata in maniera affrettata e prematura come inconcludente ed inutile, destinata a non essere utilizzata.  


Grafico sul numero di denunce e compensi ricevuti   


                  

Numero di denunce trasmesse (dal 2003 al 2006) da cittadini statunitensi che informano l’agenzia delle Entrate (Irs) di casi d’evasione fiscale di cui sono venuti a conoscenza. Oltre al numero delle denunce è anche indicato il compenso ricevuto dai soggetti che hanno informato il fisco e l’ammontare delle somme recuperate grazie alle informazioni trasmesse
(i valori riportati nel grafico relativi alle somme percepite come compenso dagli informatori e all’ammontare delle imposte recuperate sono espressi in milioni di dollari).
Fonte: Irs/US Treasury Department  


I numeri, invece, rivelano la diffusione di una pratica, l’estendersi di un fenomeno che sta assumendo i tratti d’un vero e proprio boom. E gli stessi critici che allora avevano bollato con sufficienza l’iniziativa, stanno ora riformulando i loro giudizi intempestivi. In attesa dei dati relativi al 2007, ancora in via di definizione, è certo però che le soffiate dei cacciatori di evasori fiscali riguardano somme evase il cui ammontare tende a crescere significativamente di anno in anno. Dalle centinaia di migliaia di dollari sottratti al fisco, che furono oggetto delle prime informazioni e denunce trasmesse dai contribuenti, si è passati oggi a casi di evasione che vedono in ballo milioni di dollari, alle volte anche decine di milioni di dollari, e per due casi, in particolare, di centinaia di milioni di dollari sottratti illecitamente al fisco federale. Complessivamente, compresi sanzioni e interessi, le somme recuperate dall’Irs grazie ai cacciatori di evasori ammontano a oltre 350 milioni di dollari.

Chi è il cacciatore di evasori
Gran parte degli osservatori del fenomeno sono concordi nel ritenere che l’eventuale ricompensa, stabilita per legge all’informatore del fisco, sta funzionando da motore per l’intero programma. Entrando nel dettaglio, è importante prima chiarire quanto sia fondamentale il profilo dell’acchiappa evasori, individuato secondo parametri ben definiti. Le informazioni che trasmette all’agenzia delle Entrate statunitense (Irs), per esempio, devono essere giunte in suo possesso soltanto attraverso determinati canali e non altri. Chi fa parte di dipartimenti federali o dei singoli Stati che quelle stesse informazioni hanno trattato, non può avere come secondo lavoro quello del cacciatore di evasori. E per evitare che la pratica della soffiata fiscale si trasformi in un vero e proprio business, le informazioni al fisco non possono arrivare da aziende specializzate, né si può ricorrere a intermediari. L’intera operazione deve avere all’origine sempre un contribuente individuale che agisce singolarmente ed è slegato da interessi di concorrenza o quant’altro.

A quanto ammonta la taglia
La ricompensa che spetta ai cacciatori di evasori può variare dal 15 al 30 per cento delle somme effettivamente recuperate dal fisco grazie alla loro denuncia. Le aliquote vengono applicate sull’intera somma riscossa, includendo sanzioni, interessi ed eventuali imposte addizionali. Nel caso per esempio di una frode ben dettagliata che consenta il recupero di 7 milioni di dollari, l’intera imposta evasa, e anche di un milione di dollari di sanzioni, di un milione di interessi e altrettanto di tasse addizionali, all’autore della soffiata fiscale potrebbero spettare da un minimo di 1,5 milioni di dollari fino a un massimo di 3 milioni di dollari. Infatti la taglia è fissata dai responsabili dell’Irs in proporzione all’importanza delle informazioni ricevute. Inoltre, se le notizie riferite sono state attinte da fonti in qualche modo già pubbliche, per esempio attraverso un articolo di giornale, la ricompensa potrebbe anche essere soltanto di poche centinaia di migliaia di dollari.

I confini del terreno di caccia
Le norme precisano anche che le informazioni trasmesse al fisco devono avere per oggetto evasioni il cui ammontare stimato, per singolo caso, sia superiore ai 2 milioni di dollari, inclusi eventuali interessi e sanzioni. Non è prevista ricompensa per evasioni fiscali di scarsa entità. Un secondo limite contabile riguarda invece la capacità contributiva potenziale del soggetto indicato e individuato come evasore fiscale, i cui guadagni devono superare i 200 mila dollari annui. I cacciatori di evasori, pertanto, sono invitati a concentrare la loro attenzione sui cittadini facoltosi e su casi di evasione che ipotizzano perdite significative per l’erario.

I rischi per il cacciatore
Chi fornisce le informazioni al fisco deve sostanziarle indicando dettagli precisi, coordinate del soggetto che evade e anche una stima ben definita dell’eventuale ammanco arrecato alle casse dello Stato. Deve fornire informazioni sui conti bancari dell’"indagato", su eventuali titoli e depositi. Il cacciatore deve anche fornire una ricostruzione dettagliata sul come è entrato in possesso delle informazioni che ha fornito. I funzionari dell’Irs, cioè, devono essere messi in grado di compilare e analizzare una scheda che riguarda il cacciatore stesso, il quale deve essere ben conscio del rilievo del suo atto. Qualora infatti si rivelasse palesemente infondato o finalizzato a scopi diversi da quelli prescritti dalla norma, sull’informatore incomberebbe il rischio di "spergiuro". Un pericolo questo forse ritenuto peccato leggero da chi vive in Paesi mediterranei, ma che per chi opera negli States può comportare uno stop totale ai suoi diritti di cittadinanza, una lunga lista di risvolti penali e civili, inclusa l’ipotesi della prigione.
Stefano Latini
pubblicato Venerdì 1 Febbraio 2008

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