Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Attualità
Negli Usa multinazionali campioni d’incassi e di evasione fiscale
4mila controlli, 25 miliardi di imposte evase ma patrimoni di centinaia di miliardi di dollari delle grandi aziende
Dati che fanno degli Usa una sorta di multinazionale globale dell’evasione fiscale. Del resto il Congresso, i politici e perfino i candidati alla Casa Bianca, già scesi in campo, ripetono senza sosta che il fenomeno è una sorta di buco nero insostenibile e non più tollerabile.
L’evasione fiscale degli altri – Gli Stati Uniti (1) Le grandi aziende statunitensi, ovvero imprese dalla taglia internazionale che controllano patrimoni ingenti che oltrepassano comodamente i 250 milioni di dollari, non sembrano affatto disposte a rinunciare alla pratica dell’evasione fiscale, nonostante i richiami oramai assordanti esplicitati recentemente dal Congresso, il Parlamento Usa, e quelli più smorzati e dal diverso tono espressi da ciascuno dei candidati già in corsa per il traguardo della Casa Bianca. Infatti, secondo i dati diffusi recentemente dall’Agenzia delle Entrate statunitense, l’Internal Revenue Service (Irs), nel 2006 gli oltre 4mila controlli mirati che hanno avuto come oggetto le dichiarazioni dei redditi delle maggiori multinazionali del Paese hanno esibito un margine piuttosto esteso di evasione fiscale di oltre 25 miliardi di dollari, da riferire all’anno d’imposta 2005.
I numeri delle multinazionali dell’evasione
In pratica, delle oltre 12 mila aziende transnazionali statunitensi che presidiano spesso con modalità piuttosto muscolari e intraprendenti l’economia domestica e, naturalmente, i mercati globali, ben 4.276, circa 1/3 del loro numero complessivo, hanno sollecitato lo scorso anno l’interesse degli ispettori del fisco federale, ai quali hanno rivelato date, transazioni e numeri custoditi all’interno dei loro bilanci, per poterli confrontare con i profili contabili trasmessi tramite l’invio ordinario delle dichiarazioni annuali dei redditi. Il risultato è che l’Irs ha registrato oltre 25 miliardi di dollari di imposte che attendono ancora d’esser versate all’erario di Washington.
Grafico 1

Controlli effettuati nel 2006 dall’Agenzia delle Entrate statunitense sulle grandi aziende, con patrimoni superiori ai 250 milioni di dollari
(i valori riportati nel grafico e nella tabella sono espressi in miliardi di dollari in riferimento alla maggiore imposta accertata).
Fonte: Irs
Peraltro, considerando che il patrimonio delle 4 mila multinazionali osservate attentamente dal fisco Usa supera di gran lunga i 1000 miliardi di dollari e che i profitti delle imprese americane sottoposti a imposta federale ordinaria nel 2004 erano vicini alla soglia dei 900 miliardi di dollari, già in molti cominciano a domandarsi quale potrebbe essere il problema che spinge oramai con cadenza rituale le grandi imprese, da almeno mezzo secolo al timone della locomotiva dell’economia globale, a dribblare ostinatamente il fisco Washington. Un dilemma contabile che, in realtà, riguarda l’intero dibattito sull’evasione fiscale che rende insonni le notti di decine di parlamentari e di senatori americani, stretti tra le pressioni degli elettori, che chiedono maggior rispetto dei doveri fiscali, e i richiami dei leader del partito democratico che osservano con inquietudine crescente l’estendersi del debito pubblico e, nel contempo, l’aumentare irresistibile della taglia dell’evasione, che l’Amministrazione fiscale federale contabilizza, per approssimazione e difetto, in circa 345 miliardi di dollari l’anno di mancato incasso netto di imposte e tasse ai danni dell’erario federale. Un disallineamento che, per il solito effetto domino della contabilità pubblica che vige nei Paesi democratici, si rovescia sulle tasche di milioni di contribuenti statunitensi che con i loro versamenti contribuiscono a dare forma e sostanza ai conti pubblici del Paese. Peraltro, piuttosto ambizioso, almeno a giudicare dall’entità delle spese di cui si accolla l’onere ogni anno.
Grafico 2

Origine di una quota significativa dell’evasione fiscale statunitense per singola imposta e tipologia di reddito. Le stime sono realizzate, e periodicamente aggiornate, su di uno studio realizzato dall’Amministrazione fiscale statunitense sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2001 (i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari).
Fonte: Irs.
Usa e Italia legati dal problema dell’evasione fiscale
Anche negli States, nonostante in molti continuino a sostenere che in quel Paese non abbia domicilio l’evasione fiscale, il mancato e corretto versamento delle imposte e delle tasse dovute costituisce uno dei maggiori dilemmi con cui Parlamento e responsabili dell’economia si stanno confrontando, con toni sovente piuttosto duri, e non soltanto sul versante democratico. In pratica, convivere con un’evasione dalla taglia smisurata che, secondo le sue stime più caute, oscilla ogni anno tra 290 e 350 miliardi di dollari, non costituisce certo un buon inizio per chi ha la presunzione di gestire e amministrare un Paese soffocato da un debito pubblico stellare. E proprio per cercare di far fronte a questa situazione, il Congresso ha deciso di procedere con urgenza alla definizione, entro 90 giorni, di nuove regole e strategie, naturalmente più dure, che consentano di ridurre nel prossimo decennio il tasso dell’evasione fiscale dall’attuale 16 per cento a un più tollerabile 10 per cento. Naturalmente, il Parlamento Usa si attende un recupero di gettito di 150 miliardi di dollari di maggiori entrate, anche se su questo punto sono in molti a dissentire, ritenendo un tale obiettivo dannatamente utopistico, anche per il Paese che possiede il copyright del "sogno realizzabile". Insomma, la lotta all’evasione fiscale e l’impegno per governarla in modo da ricondurla entro parametri quanto meno tollerabili, non è affatto un’occupazione esclusivamente mediterranea o gelosamente italiana. Piuttosto, rappresenta un problema dai confini transnazionali, vero tema e conduttore dell’armonizzazione futura delle politiche dei singoli Paesi.
L’evasione fiscale degli altri – L’Ungheria (2)
Dati che fanno degli Usa una sorta di multinazionale globale dell’evasione fiscale. Del resto il Congresso, i politici e perfino i candidati alla Casa Bianca, già scesi in campo, ripetono senza sosta che il fenomeno è una sorta di buco nero insostenibile e non più tollerabile. L’evasione fiscale degli altri – Gli Stati Uniti (1) Le grandi aziende statunitensi, ovvero imprese dalla taglia internazionale che controllano patrimoni ingenti che oltrepassano comodamente i 250 milioni di dollari, non sembrano affatto disposte a rinunciare alla pratica dell’evasione fiscale, nonostante i richiami oramai assordanti esplicitati recentemente dal Congresso, il Parlamento Usa, e quelli più smorzati e dal diverso tono espressi da ciascuno dei candidati già in corsa per il traguardo della Casa Bianca. Infatti, secondo i dati diffusi recentemente dall’Agenzia delle Entrate statunitense, l’Internal Revenue Service (Irs), nel 2006 gli oltre 4mila controlli mirati che hanno avuto come oggetto le dichiarazioni dei redditi delle maggiori multinazionali del Paese hanno esibito un margine piuttosto esteso di evasione fiscale di oltre 25 miliardi di dollari, da riferire all’anno d’imposta 2005.
I numeri delle multinazionali dell’evasione
In pratica, delle oltre 12 mila aziende transnazionali statunitensi che presidiano spesso con modalità piuttosto muscolari e intraprendenti l’economia domestica e, naturalmente, i mercati globali, ben 4.276, circa 1/3 del loro numero complessivo, hanno sollecitato lo scorso anno l’interesse degli ispettori del fisco federale, ai quali hanno rivelato date, transazioni e numeri custoditi all’interno dei loro bilanci, per poterli confrontare con i profili contabili trasmessi tramite l’invio ordinario delle dichiarazioni annuali dei redditi. Il risultato è che l’Irs ha registrato oltre 25 miliardi di dollari di imposte che attendono ancora d’esser versate all’erario di Washington.
Grafico 1

Controlli effettuati nel 2006 dall’Agenzia delle Entrate statunitense sulle grandi aziende, con patrimoni superiori ai 250 milioni di dollari
(i valori riportati nel grafico e nella tabella sono espressi in miliardi di dollari in riferimento alla maggiore imposta accertata).
Fonte: Irs
Peraltro, considerando che il patrimonio delle 4 mila multinazionali osservate attentamente dal fisco Usa supera di gran lunga i 1000 miliardi di dollari e che i profitti delle imprese americane sottoposti a imposta federale ordinaria nel 2004 erano vicini alla soglia dei 900 miliardi di dollari, già in molti cominciano a domandarsi quale potrebbe essere il problema che spinge oramai con cadenza rituale le grandi imprese, da almeno mezzo secolo al timone della locomotiva dell’economia globale, a dribblare ostinatamente il fisco Washington. Un dilemma contabile che, in realtà, riguarda l’intero dibattito sull’evasione fiscale che rende insonni le notti di decine di parlamentari e di senatori americani, stretti tra le pressioni degli elettori, che chiedono maggior rispetto dei doveri fiscali, e i richiami dei leader del partito democratico che osservano con inquietudine crescente l’estendersi del debito pubblico e, nel contempo, l’aumentare irresistibile della taglia dell’evasione, che l’Amministrazione fiscale federale contabilizza, per approssimazione e difetto, in circa 345 miliardi di dollari l’anno di mancato incasso netto di imposte e tasse ai danni dell’erario federale. Un disallineamento che, per il solito effetto domino della contabilità pubblica che vige nei Paesi democratici, si rovescia sulle tasche di milioni di contribuenti statunitensi che con i loro versamenti contribuiscono a dare forma e sostanza ai conti pubblici del Paese. Peraltro, piuttosto ambizioso, almeno a giudicare dall’entità delle spese di cui si accolla l’onere ogni anno.
Grafico 2

Origine di una quota significativa dell’evasione fiscale statunitense per singola imposta e tipologia di reddito. Le stime sono realizzate, e periodicamente aggiornate, su di uno studio realizzato dall’Amministrazione fiscale statunitense sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2001 (i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari).
Fonte: Irs.
Usa e Italia legati dal problema dell’evasione fiscale
Anche negli States, nonostante in molti continuino a sostenere che in quel Paese non abbia domicilio l’evasione fiscale, il mancato e corretto versamento delle imposte e delle tasse dovute costituisce uno dei maggiori dilemmi con cui Parlamento e responsabili dell’economia si stanno confrontando, con toni sovente piuttosto duri, e non soltanto sul versante democratico. In pratica, convivere con un’evasione dalla taglia smisurata che, secondo le sue stime più caute, oscilla ogni anno tra 290 e 350 miliardi di dollari, non costituisce certo un buon inizio per chi ha la presunzione di gestire e amministrare un Paese soffocato da un debito pubblico stellare. E proprio per cercare di far fronte a questa situazione, il Congresso ha deciso di procedere con urgenza alla definizione, entro 90 giorni, di nuove regole e strategie, naturalmente più dure, che consentano di ridurre nel prossimo decennio il tasso dell’evasione fiscale dall’attuale 16 per cento a un più tollerabile 10 per cento. Naturalmente, il Parlamento Usa si attende un recupero di gettito di 150 miliardi di dollari di maggiori entrate, anche se su questo punto sono in molti a dissentire, ritenendo un tale obiettivo dannatamente utopistico, anche per il Paese che possiede il copyright del "sogno realizzabile". Insomma, la lotta all’evasione fiscale e l’impegno per governarla in modo da ricondurla entro parametri quanto meno tollerabili, non è affatto un’occupazione esclusivamente mediterranea o gelosamente italiana. Piuttosto, rappresenta un problema dai confini transnazionali, vero tema e conduttore dell’armonizzazione futura delle politiche dei singoli Paesi.
L’evasione fiscale degli altri – L’Ungheria (2)
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 14 Maggio 2007
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