Attualità
Un patto antievasione in “Comune”:
nuova spinta alla collaborazione
Al lavoro un team di esperti appartenenti a tutti gli enti firmatari, specializzati nei processi di verifica e accertamento dei tributi locali ed erariali, banche dati e informatica
Un patto antievasione in “Comune”:|nuova spinta alla collaborazione
È stato siglato il protocollo d’intesa nazionale, ora triennale, tra Agenzia delle entrate, Guardia di finanza, Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) e Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale) per dare una nuova importante spinta alla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento dei tributi erariali.
 
Le origini
Il legislatore, già a decorrere dal lontano 1973 (cfr l’articolo 44, Dpr 600/1973), aveva intuito il ruolo strategico che i Comuni potevano giocare nel recupero del gettito fiscale derivante dall’evasione dei tributi statali in considerazione, soprattutto, della loro conoscenza del territorio e degli innumerevoli atti amministrativi che ogni cittadino è chiamato a effettuare presso i loro uffici.
La collaborazione tra gli enti locali e l’Amministrazione finanziaria, però, ha trovato concreta attuazione solo a partire dal 2005, grazie all’impianto normativo e regolamentare operato rispettivamente dal legislatore e dall’Agenzia delle entrate tra gli anni 2005 e 2012.
 
L’attuale processo di partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento dei tributi statali è, infatti, disciplinato dall’articolo 1 del decreto-legge 203/2005 ed è stato reso operativo mediante i provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 dicembre 2007, del 26 novembre 2008 e, da ultimo, del 29 maggio 2012.
 
Da anni l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza condividono non solo le loro banche dati, ma soprattutto le proprie competenze specifiche con i Comuni aderenti ad apposite convenzioni, consentendo agli stessi di intercettare e di segnalare i comportamenti evasivi più gravi nei vari ambiti in cui operano: commercio e professioni, urbanistica e territorio, proprietà edilizie, patrimonio immobiliare, affitti “in nero”, residenze fittizie all’estero e disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.
 
I risultati conseguiti fino a oggi
I dati diffusi in questi anni dall’Agenzia delle entrate e dal ministero dell’Interno sono stati davvero incoraggianti: da febbraio 2009 a luglio 2017 sono state trasmesse oltre 94mila segnalazioni da più di mille Comuni; di queste segnalazioni, circa 17mila sono state trasfuse in atti di accertamento con oltre 346 milioni di euro di maggior imposte accertate; negli anni dal 2013 al 2015, sulla base della disposizioni del Dm 23 marzo 2011, sono stati trasferiti ai Comuni complessivamente 56.898.195,50 euro.
 
Obiettivo condiviso dai firmatari del Protocollo odierno è quello di dare una nuova forte spinta alla partecipazione degli enti locali all’accertamento dei tributi erariali (attività che riveste una rilevante importanza strategica per il bene collettivo), uniformando il coinvolgimento dei Comuni “sentinella” in un’attività di controllo sempre più diffusa sul territorio e incisiva, implementando strumenti e azioni che possano favorirla e accelerarla.
 
Strumenti in campo per raggiungere gli obiettivi prefissati
Questo obiettivo si raggiunge agendo, in maniera congiunta, su più fronti:
  • mediante la realizzazione di un’accurata attività di formazione del personale di tutti gli enti coinvolti
  • la diffusione delle best practice, cioè delle buone pratiche individuate sul territorio, al fine di migliorare le procedure di selezione e di analisi per una corretta ed efficace elaborazione dei profili e dei comportamenti a rischio, ovvero, potenzialmente elusivi o evasivi
  • rafforzando il team di esperti antievasione, un “gruppo di lavoro”, costituito da personale di tutti gli enti firmatari, che contribuirà, con incontri periodici dedicati, a definire le linee guida e le strategie per la realizzazione degli obiettivi dell’intesa
  • potenziando la “rete dei referenti”, nevralgica per il coordinamento delle attività a livello territoriale per la conoscenza e il corretto utilizzo del patrimonio informativo a disposizione degli enti locali, per la conduzione dei piani specifici di formazione nonché per un costante confronto sullo stato di lavorazione delle segnalazioni al fine di migliorarne, progressivamente, la qualità
  • implementando le basi dati a disposizione degli enti locali e migliorando le modalità di acquisizione delle stesse
  • predisponendo check list di fatti, elementi e informazioni che aiutino a predisporre segnalazioni qualificate direttamente utilizzabili per evidenziare comportamenti potenzialmente elusivi o evasivi
  • monitorando costantemente i risultati della partecipazione dei Comuni all’accertamento, sulla base di informazioni omogenee e di precisi indicatori concordati.
Dunque, si tratta di un’azione “di squadra” volta a migliorare la qualità dell’attività operativa con una preparazione tecnica e funzionale sempre più mirata e rafforzata.
 
Emiliano Luglio
pubblicato Giovedì 8 Febbraio 2018

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