Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Attualità
Pressione fiscale nel 2007, + 1% rispetto al 2006
Rapporto Istat sui conti ed aggregati economici delle amministrazioni pubbliche
L'anno scorso la pressione fiscale complessiva rispetto al Pil è aumentata di oltre un punto percentuale rispetto al 2006, passando dal 42,1 al 43,3 per cento. A renderlo noto è l'Istat, l'Istituto nazionale di statistica, che oggi ha pubblicato il rapporto sui conti ed aggregati economici delle amministrazioni pubbliche. La relazione sottolinea anche che nel 2007 le entrate totali dello Stato sono cresciute del 6,5 per cento, con un lieve rallentamento rispetto all'anno precedente, quando avevano fatto registrare un + 7,6 per cento. La loro incidenza sul Pil ha toccato il 47,2 per cento, con un incremento dell'1,3 per cento sul 2006, quando si era assestata al 45,9 per cento.
Per quanto riguarda più precisamente la pressione fiscale, questa è stata calcolata tenendo conto del rapporto tra l'ammontare delle imposte (dirette, indirette e in conto capitale) e dei contributi sociali (effettivi e figurativi) e il Prodotto interno lordo. Non sono invece prese in considerazione le imposte indirette di competenza dell'Unione europea.
Nel 2007 questa grandezza, che indica l'incidenza delle tasse sulla ricchezza globale del Paese, è risultata pari al 43,3 per cento, contro il 42,1 per cento dell'anno precedente e il 40,5 per cento del 2005. Per trovare una cifra superiore a quella dell'anno scorso bisogna scorrere il calendario fino al 1997, quando il peso della tassazione raggiunse il tetto record del 43,7 per cento. Un dato che, se raffrontato a quelli degli anni Ottanta, apre il campo a una messe sterminata di osservazioni sulla storia economica d'Italia. Un numero per tutti: nel lontano 1980, quando i parametri di Maastricht erano ancora di là da venire, la pressione fiscale era pari ad appena il 31,4 per cento del Pil.
Tornando ai giorni nostri, "le principali componenti del prelievo fiscale - per usare le parole dell'Istituto di statistica - hanno evidenziato dinamiche piuttosto accentuate". In particolare, le imposte dirette sono aumentate del 9,5 per cento, contro un incremento del 12,4 per cento nel 2006. La tassazione indiretta ha fatto registrare un aumento del 2,6 per cento nel 2007, sei punti percentuali in meno rispetto al 2006, quando erano salite dell'8,6 per cento.
I contributi sociali effettivi hanno segnato un'impennata dell'8,0 per cento rispetto al 3,4 per cento dell'anno prima. Il contributo delle imposte in conto capitale è stato piuttosto marginale, attestandosi intorno ai trecento milioni di euro, con un'incidenza dello 0,04 per cento sulle entrate totali dello Stato.
A gonfiare il gettito delle imposte dirette sono state in particolare l'Irpef e l'Ires, cresciute rispettivamente dell'8,4 e del 31,5 per cento, insieme alle imposte sui redditi da capitale, lievitate del 21,1 per cento. Le altre imposte dirette, che pesano per il sei per cento circa del totale, hanno invece fatto segnare un crollo del 28,8 per cento.
Per quanto riguarda le entrate generate dalla tassazione indiretta, il loro aumento è legato in larga misura alla crescita dell'Iva, + 3,0 per cento, e dell'Irap, + 4,8 per cento. Segno più anche per l'imposta sui tabacchi (+ 0,9 per cento), l'imposta e le addizionali sull'energia elettrica (+ 2,7 per cento), l'imposta sul gas metano (+ 2,6 per cento), le imposte di registro (+ 1,7 per cento), l'imposta su lotto e lotterie (+ 13,5 per cento), l'imposta ipotecaria (+ 11,7 per cento) e l'imposta sulle assicurazioni Rc auto (+ 1,4 per cento). Pollice verso invece per le imposte sugli oli minerali e derivati, - 3,1 per cento. Invariato il gettito dell'Ici, mentre le altre imposte indirette, che pesano per il quattro per cento circa del totale, sono salite del 2,8 per cento.
Spostandosi infine sul versante internazionale, i dati Istat dimostrano che in Italia l'incidenza del prelievo fiscale è inferiore a quella della Francia (45,2 per cento) e del Belgio (45,9 per cento), le due nazioni europee dove la mano del Fisco si fa sentire di più, oltre ovviamente ai paesi scandinavi, portabandiera di un sistema di welfare particolarmente forte. Non a caso in Svezia e Danimarca la tassazione pesa rispettivamente per il 49,4 e il 48,5 per cento del Pil.
Meno oppressivo invece il Fisco dei paesi dell'Europa orientale, con percentuali che si attestano mediamente intorno al trenta per cento del prodotto interno lordo.
Per quanto riguarda più precisamente la pressione fiscale, questa è stata calcolata tenendo conto del rapporto tra l'ammontare delle imposte (dirette, indirette e in conto capitale) e dei contributi sociali (effettivi e figurativi) e il Prodotto interno lordo. Non sono invece prese in considerazione le imposte indirette di competenza dell'Unione europea.
Nel 2007 questa grandezza, che indica l'incidenza delle tasse sulla ricchezza globale del Paese, è risultata pari al 43,3 per cento, contro il 42,1 per cento dell'anno precedente e il 40,5 per cento del 2005. Per trovare una cifra superiore a quella dell'anno scorso bisogna scorrere il calendario fino al 1997, quando il peso della tassazione raggiunse il tetto record del 43,7 per cento. Un dato che, se raffrontato a quelli degli anni Ottanta, apre il campo a una messe sterminata di osservazioni sulla storia economica d'Italia. Un numero per tutti: nel lontano 1980, quando i parametri di Maastricht erano ancora di là da venire, la pressione fiscale era pari ad appena il 31,4 per cento del Pil.
Tornando ai giorni nostri, "le principali componenti del prelievo fiscale - per usare le parole dell'Istituto di statistica - hanno evidenziato dinamiche piuttosto accentuate". In particolare, le imposte dirette sono aumentate del 9,5 per cento, contro un incremento del 12,4 per cento nel 2006. La tassazione indiretta ha fatto registrare un aumento del 2,6 per cento nel 2007, sei punti percentuali in meno rispetto al 2006, quando erano salite dell'8,6 per cento.
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A gonfiare il gettito delle imposte dirette sono state in particolare l'Irpef e l'Ires, cresciute rispettivamente dell'8,4 e del 31,5 per cento, insieme alle imposte sui redditi da capitale, lievitate del 21,1 per cento. Le altre imposte dirette, che pesano per il sei per cento circa del totale, hanno invece fatto segnare un crollo del 28,8 per cento.
Per quanto riguarda le entrate generate dalla tassazione indiretta, il loro aumento è legato in larga misura alla crescita dell'Iva, + 3,0 per cento, e dell'Irap, + 4,8 per cento. Segno più anche per l'imposta sui tabacchi (+ 0,9 per cento), l'imposta e le addizionali sull'energia elettrica (+ 2,7 per cento), l'imposta sul gas metano (+ 2,6 per cento), le imposte di registro (+ 1,7 per cento), l'imposta su lotto e lotterie (+ 13,5 per cento), l'imposta ipotecaria (+ 11,7 per cento) e l'imposta sulle assicurazioni Rc auto (+ 1,4 per cento). Pollice verso invece per le imposte sugli oli minerali e derivati, - 3,1 per cento. Invariato il gettito dell'Ici, mentre le altre imposte indirette, che pesano per il quattro per cento circa del totale, sono salite del 2,8 per cento.
Spostandosi infine sul versante internazionale, i dati Istat dimostrano che in Italia l'incidenza del prelievo fiscale è inferiore a quella della Francia (45,2 per cento) e del Belgio (45,9 per cento), le due nazioni europee dove la mano del Fisco si fa sentire di più, oltre ovviamente ai paesi scandinavi, portabandiera di un sistema di welfare particolarmente forte. Non a caso in Svezia e Danimarca la tassazione pesa rispettivamente per il 49,4 e il 48,5 per cento del Pil.
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Laura Mingioni
pubblicato Mercoledì 18 Giugno 2008
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