Resistenza agli impatti negativi, sotto esame le banche europee
Il 23 luglio scorso il Committee of european banking supervisors (Cebs) ha pubblicato i risultati di uno stress test condotto sul sistema bancario dell'Unione europea. Il test, promosso dall'Ecofin, dalle singole autorità di vigilanza bancarie e dal Cebs stesso, ha riguardato un campione di 91 gruppi bancari appartenenti a 20 paesi membri, rappresentativi di oltre il 65% del totale degli asset dell'intero sistema bancario europeo.
L'obiettivo principale dell'esercizio condotto è di fornire indicazioni utili a valutare la resistenza del sistema bancario europeo ad eventuali andamenti negativi del sistema economico e finanziario. In particolare, viene valutata la capacità di assorbire possibili shock negativi sia nell'attività creditizia tradizionale che nell'attività di investimento in titoli.
Un esercizio simile era stato già condotto dalla Federal Reserve sul sistema bancario americano nel corso dell'aprile del 2009.
Caratteristiche dello stress test
L'aspetto che lo stress test ha valutato in modo specifico è stato l'adeguatezza patrimoniale dei maggiori gruppi bancari di fronte ad uno scenario negativo.
Come è noto, le norme di vigilanza sugli intermediari bancari prevedono, quale meccanismo basilare di mantenimento della stabilità del sistema bancario, la definizione di livelli minimi di patrimonio che devono essere mantenuti secondo il rischio degli investimenti realizzati dall'intermediario. Ad investimenti più incerti corrisponde l'obbligo di mantenere un più elevato livello di patrimonio, calcolato con un articolato meccanismo di ponderazione che differenzia le tipologie di investimento proprio in base alla loro rischiosità.
Lo stress test prevede l'utilizzo di uno scenario benchmark e di uno adverse. Il primo adotta le stime condotte dalla Commissione dell'Unione europea nel 2009 e nel 2010, che consideravano un moderato recupero dei principali indicatori economici dopo la crisi del 2008-2009. Il secondo utilizza, invece, uno scenario disegnato dalla Banca centrale europea in cui si ipotizza uno sviluppo negativo dei mercati finanziari, causato da una caduta del Pil del 3% e da un forte aumento della rischiosità di titoli emessi da Stati sovrani.
Per entrambi questi scenari vengono stimati alcuni indicatori macroeconomici (come Pil, tasso di disoccupazione e tasso di interesse) in ciascun paese membro dell'Ue, per gli Stati Uniti e per il resto del mondo nel suo complesso.
I 91 gruppi bancari partecipanti al test hanno effettuato una simulazione, stimando l'impatto sui propri bilanci al verificarsi di questi due scenari.
Il livello di riferimento usato nel test, per il superamento dello stesso, prevede che ogni intermediario conservi un margine minimo di capitalizzazione (cosiddetto Tier 1) al 6% anche nel verificarsi dello scenario adverse.
Risultati dello stress test
I risultati a livello aggregato su tutto il campione di banche, vedono un livello complessivo di capitalizzazione che si colloca al 9,2% a fine 2011 rispetto al 10,3% calcolato nel 2009.
Una risposta indubbiamente positiva nel suo complesso, ma che presenta una notevole variabilità andando a verificare la capitalizzazione dei singoli gruppi bancari esaminati, sette dei quali non superano il livello minimo.
Ciascuna delle cinque banche italiane che hanno partecipato al test (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca - che rappresentano il 60% del mercato bancario italiano) supera il livello minimo del 6% anche nell'ipotesi di scenario adverse, confermando la capacità del sistema bancario italiano di assorbire gli effetti di un consistente deterioramento sia nello scenario macroeconomico che nelle condizioni dei mercati finanziari.
L'importanza di questo stress test, cui è stato sottoposto il sistema bancario europeo, va anche al di là del risultato, comunque positivo, di poter sostenere gli effetti di uno scenario estremo.
Il metodo adottato, con un'ampia e dettagliata descrizione dei criteri utilizzati, e l'ampia pubblicità data ai risultati, con un conseguente incremento del livello di informazioni disponibili sugli intermediari, aumentano la trasparenza del sistema finanziario ed aiutano a preservare la fiducia dei mercati. Per questo motivo è probabile che esercizi di questo tipo diventino una sorta di monitoraggio costante cui sottoporre con continuità il sistema bancario e non più un evento eccezionale.
Peraltro, molti governi comunitari, non solo quelli interessati dai 7 gruppi bancari che non hanno superato la prova, all'indomani della pubblicazione dei risultati degli stress test e proprio per preservare la fiducia dei mercati, hanno ribadito la propria disponibilità a intervenire con strumenti adeguati a sostenere il rafforzamento patrimoniale di quegli intermediari più deboli, da questo punto di vista.
Su questa linea, il ministero dell'Economia e delle Finanze ha riaffermato, in un proprio comunicato del 23 luglio scorso, che "in linea e in conformità con l'orientamento comunitario, pur non sussistendo alcun elemento che induca a ritenere che i gruppi bancari italiani abbiano esigenza di ricorrere a tali strumenti, il Governo italiano procederà comunque a riaprire i termini che, in caso di necessità, consentirebbero al ministero dell'Economia di sottoscrivere strumenti finanziari ai sensi dell'art. 12 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185."
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