Attualità
Rientro dei capitali, Iva protetta
se riferibile alle attività emerse
Per gli importi eccedenti, risponde Molgora a un question-time, il fisco procede all'ordinaria azione di recupero delle imposte

Con il rientro dei capitali dall'estero l'attività di controllo viene comunque effettuata al fine di accertare che i maggiori imponibili siano riconducibili ai patrimoni regolarizzati; qualora si riscontrino dei redditi ulteriori, rispetto a quelli connessi alle attività emerse, il fisco provvederà a recuperare le imposte non versate. Inclusi, in tale contesto, gli accertamenti Iva.

Questa, in sintesi, la risposta del sottosegretario all'Economia Daniele Molgora al "question time" (21 ottobre 2009) di alcuni parlamentari volta a chiarire se la circolare dell'Agenzia sullo scudo fiscale (n. 43/2009), dove sostiene che "Gli accertamenti sono preclusi anche con riferimento a tributi diversi dalle imposte sui redditi, sempreché si tratti di accertamenti relativi ad imponibili che siano riferibili alle attività oggetto di emersione", si riferisca anche all'imposta sul valore aggiunto.

In caso affermativo, l'interrogazione chiede se ciò non comporti una violazione del diritto comunitario che, con sentenza n C-132/06, ha stabilito l'incompatibilità con le norme Ue,
delle disposizioni nazionali che prevedono una rinuncia all'accertamento di imponibili Iva. Orientamento assunto anche dalla Cassazione che ha stabilito l'obbligo per il giudice italiano di disapplicare le norme che si pongano sotto questo profilo in contrasto con il diritto comunitario.
 
La risposta all'interrogazione parlamentare rileva, in via preliminare, che l'imposta straordinaria del 5% sulle attività rimpatriate o regolarizzate, essendo fissata in misura forfetaria, non sostituisce le singole imposte e quindi neanche l'Iva. Sottolinea, inoltre, che per l'imponibile riconducibile alle attività patrimoniali regolarizzate, l'imposta straordinaria copre anche l'Iva, per gli importi eccedenti, invece, si effettuano gli accertamenti ordinari.
 
Le disposizioni sul rientro dei capitali all'estero, pertanto, non possono considerarsi in alcun modo in contrasto con le norme comunitarie in quanto non c'è una preclusione generalizzata e automatica degli accertamenti che, al contrario, sono comunque effettuati al fine di verificare ulteriori imponibili rispetto a quelli connessi alle attività emerse e, di conseguenza, riscuotere indistintamente le imposte non versate, compresa l'Iva.
 

Patrizia De Juliis
pubblicato Giovedì 22 Ottobre 2009

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