Attualità
Risultati 2015 e strategie 2016:
il quadro in conferenza stampa
Recupero evasione: lo scorso anno, con 14,9 miliardi incassati, è di nuovo record. Hanno contribuito anche gli alert cortesi del Fisco: tra chi li ha ricevuti, 1 su 2 si è adeguato
Rossella Orlandi, direttore Agenzia Entrate
Nessuna soluzione di continuità tra i bilanci dell’anno appena passato e le sfide future già all’orizzonte: così Rossella Orlandi in apertura della conferenza stampa tenutasi oggi nella sede dell’Agenzia delle Entrate di via Cristoforo Colombo a Roma, alla presenza del ministro e del vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan e Luigi Casero. Conferenza stampa introdotta dalla nuova campagna informativa sulla dichiarazione precompilata che, a un anno dalla prima apparizione, si arricchisce di nuove informazioni.
 
A fare la parte del leone, oggi, sono però i risultati della lotta all’evasione: nel 2015, con 14,9 miliardi incassati, è di nuovo record (è la somma più alta mai riportata nelle casse dello Stato). L’anno precedente, infatti, l’asticella si era fermata a 14,2 miliardi e, anche allora, si era trattato di un primato. Sono esiti che, in parte (250 milioni), provengono dall’adozione di una formula strategica, la cui efficacia si consolida di giorno in giorno: è la compliance, che si basa sulla ricerca di un dialogo aperto, trasparente e altamente collaborativo tra cittadini e Amministrazione. Più di un contribuente su due, tra quelli che hanno ricevuto comunicazioni, ha optato per l’autocorrezione, usufruendo dei vantaggi assicurati dall’atteggiamento collaborativo, ricalcante il nuovo corso dei rapporti con il Fisco, improntati a fiducia e trasparenza.
 
Tra risultati e prospettive, la Orlandi si è soffermata sulla dichiarazione precompilata. Nel 2015, primo anno di sperimentazione, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto 20,4 milioni di 730 on line a disposizione di dipendenti e pensionati. Nel 2016, gli stessi modelli saranno più completi, con l’inserimento di una consistente quota di spese sanitarie, universitarie, funebri e delle informazioni relative ai contributi per la previdenza complementare. Come lo scorso anno, i contribuenti potranno accettare la dichiarazione così com’è o modificarla.
 
È dunque sul fronte dei servizi, con in testa la promozione della compliance, che l’attività dell’Agenzia ha raccolto notevoli successi: in totale, i servizi erogati nel 2015 sono stati oltre 13 milioni e “credo che proprio su questo canale si giochi la partita più importante, prima ancora che sul fronte dei controlli”, perché il futuro dipenderà da “quanto saremo stati capaci di recuperare il dialogo con i cittadini”. Ed ecco Civis (più di 800mila istanze lavorate entro tre giorni), l’assistenza telefonica, Entratel e Fisconline (5 milioni di utenti registrati), la web mail e, ancora, il più giovane dei servizi, cioè la nuova app per smartphone e tablet, grazie alla quale è possibile consultare le informazioni contenute nel proprio cassetto fiscale, come ad esempio i versamenti effettuati tramite modello F24 e le dichiarazioni fiscali presentate.
Ora, la prossima sfida è realizzare servizi sempre più innovativi: sono in gestazione nuovi video per il canale YouTube dell’Agenzia in collaborazione con l’Ente nazionale sordi nella lingua dei segni (Lis), sessioni aperte su Twitter per rispondere ai quesiti degli utenti e una pagina Facebook per promuovere un dialogo interattivo sulle tematiche del 730 precompilato.
 
Ma, per costruire un rapporto di fiducia e recuperare credibilità, sottolinea il direttore, è necessario che il Fisco abbia lo stesso comportamento collaborativo richiesto ai contribuenti, ad esempio restituendo in tempi brevi e certi le somme che attendono. Lo scorso anno sono stati erogati quasi 3 milioni e mezzo di rimborsi, per oltre 16 miliardi di euro. Inoltre, circa 625mila rimborsi richiesti attraverso il modello 730 sono arrivati a contribuenti privi di datore di lavoro, per complessivi 480 milioni di euro.
 
La compliance fiscale si rafforza anche con risposte chiare e puntuali. Un principio che trova applicazione diretta sul fronte dell’interpretazione normativa, che nel 2015 ha visto l’Agenzia rispondere entro i termini previsti dalla legge a tutti gli interpelli ricevuti e, in molti casi, spingersi anche oltre, fino ad anticipare significativamente la scadenza perentoria dei 120 giorni. In dettaglio, gli interpelli pervenuti nel 2015 all’Agenzia sono stati 14.942, cui vanno aggiunte 592 consulenze giuridiche. Per intenderci, ci sono voluti solo 90 giorni per risolvere le quasi 6mila istanze di interpello ordinario e soltanto 40 per dichiarare l’inammissibilità delle domande carenti dei requisiti minimi. Infine, 90 giorni anche per le 5.904 istanze di disapplicazione, il 100% di quelle in scadenza nel 2015, e questo anche se il termine dei 90 giorni fissato dalla norma non fosse perentorio. Per il 2016, oltre a una ulteriore riduzione dei tempi di risposta, sono previste importanti novità in tema di semplificazione e di stimolo agli investimenti, tra cui un interpello innovativo per fornire assistenza fiscale ai grandi contribuenti, italiani o stranieri, che intendono investire in Italia o all’estero.
 
Dimezzati i processi tributari, scesi del 53 per cento. Grazie all’istituto della mediazione tributaria, su un totale di 115mila procedimenti, 61mila si sono risolti senza andare in giudizio. Inoltre, il 64% dei casi si sono conclusi con una vittoria definitiva dell’Agenzia.
 
Tra le iniziative portate avanti dall’Agenzia nell’ambito della digitalizzazione, vanno evidenziate quelle sull’obbligo della fatturazione elettronica, oggi esteso a tutte le pubbliche amministrazioni. I dati rivelano una crescita esponenziale di fatture digitali che, a venti mesi dall’introduzione, raggiungono i 28 milioni, coinvolgendo ben 23mila amministrazioni e 600mila fornitori. La sfida futura è l’estensione del modello digitale anche alle operazioni tra privati. Entro luglio, l’Agenzia metterà a disposizione dei privati un software per creare trasmettere e conservare le fatture.
 
Un altro dato da evidenziare riguarda le istanze di adesione al patent box, il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali, introdotto dalla Stabilità 2015. Finalizzato a favorire gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo e incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia, prevede una percentuale di esenzione pari al 30% nel 2015, al 40% nel 2016 e al 50% a partire dal 2017. A pochi mesi dalla sua introduzione, sono 4.500 le istanze inviate dalle imprese, di cui circa 1.200 solo in Lombardia. Da segnalare, inoltre, che la maggior parte delle istanze provengono dalle imprese con fatturato tra i 10 e i 50 milioni di euro. Inoltre, il 36% delle imprese ha scelto il regime per tutelare i redditi derivanti dall’utilizzo dei marchi, il 22% per quelli da know how e il 18% per i redditi da brevetti.
 
Sempre dal Nord Italia proviene il maggior numero di adesioni alla voluntary disclosure, la procedura per regolarizzare le attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero e non dichiarate al fisco, in un’ottica di collaborazione con l’Amministrazione finanziaria: sono circa 129mila le istanze inviate, attualmente in fase di lavorazione da parte delle direzioni regionali e provinciali.
 
Un grande lavoro di semplificazione è stato, poi, svolto sul fronte del Catasto, grazie al quale oggi tutti gli atti di aggiornamento vengono presentati via web, consentendo ai professionisti di trasmettere le istanze con i dati, senza doversi recare presso gli sportelli. Con la digitalizzazione dei dati catastali si realizza un notevole taglio dei costi e una maggiore trasparenza. Tra i risultati raggiunti nel 2015, la visualizzazione, nelle visure, della superficie delle unità appartenenti ai gruppi A, B e C. In tutto, 57 milioni di immobili. Tra i progetti a cui l’Agenzia sta lavorando, il Sit (Sistema integrato del territorio), un nuovo archivio nazionale degli immobili grazie al quale sarà possibile, ad esempio, evidenziare sulla mappa le unità immobiliari censite in una specifica categoria oppure selezionare quelle con un determinato numero di vani o una certa rendita, e l’Anagrafe dei titolari (Adt), che consentirà l’esatta identificazione degli intestatari degli immobili.
 
Dopo l’articolato e preciso resoconto, il direttore passa la parola al viceministro Luigi Casero, il quale ringrazia tutto il personale, dirigente e non, per i risultati raggiunti nel 2015, nettamente superiori alle aspettative, nonostante si sia trattato di un anno difficile per l’Agenzia. Il viceministro guarda poi al futuro ovvero all’attuazione della riforma fiscale delineata dalla legge delega e, in particolare, al ruolo di sostegno svolto dall’Amministrazione finanziaria in tal senso. Quattro gli obiettivi fondamentali di sintesi della manovra oltre, naturalmente al recupero dell’evasione: semplificazione degli adempimenti, maggiore certezza delle regole, incremento dell’uso del digitale e riduzione della pressione fiscale. Si tratta di misure chieste, in primo luogo, dagli investitori nazionali ed esteri, che prendono forma attraverso interventi di diversa natura legislativa e operativa. Al di là dei provvedimenti, è importante, comunque, sottolinea Casero, il comportamento del personale, che deve mostrare certezze a imprenditori e contribuenti. È fondamentale convincere il cittadino del cambio di atteggiamento del Fisco, che oggi coopera e collabora con il contribuente. Sul fronte delle semplificazioni, risulta basilare ottimizzare l’utilizzo dei dati già in possesso dell’Amministrazione, così da evitare la duplicazioni degli adempimenti e ridurre i costi. Rivoluzione “culturale” per il digitale, non più pensato soltanto come strumento di lavoro, ma anche come mezzo di interfaccia. Un esempio è la creazione dell’archivio nazionale delle fatture elettroniche, che eliminerà i costi di archiviazione per il privato e consentirà, inizialmente, controlli fiscali in remoto, prima di procedere a verifiche più approfondite. Si tratta di una tabella di marcia che porta, tra l’altro, alla possibilità di effettuare controlli immediati. Infine, precisa il viceministro, è possibile correggere alcuni strumenti non compresi dai contribuenti, quindi di ostacolo alla compliance, come può essere il caso degli studi settore. In definitiva il “fisco amico” è il fisco durissimo con chi evade, ma che va incontro a chi è disposto a collaborare.
 
L’ultima parola è a Pier Carlo Padoan, che definisce, anche lui, il 2015 come un anno difficile per l’Agenzia, ma anche di grande successo. Il ministro pone l’accento sulla profonda trasformazione in atto del sistema fiscale italiano, in linea con le migliori pratiche internazionali. Gli obiettivi sono una maggiore trasparenza e una rinnovata efficienza dei servizi ai contribuenti. Il Fisco abbandona il ruolo di “verificatore” per mettersi accanto al cittadino e sostenerlo, mettendo a sua disposizione un sistema in grado di agevolare gli adempimenti tributari attraverso le nuove tecnologie. In sintesi, scende in campo un nuovo tipo di approccio, di carattere collaborativo.
Cambiamenti in vista anche per quanto riguarda il quadro delle competenze. Lo scopo è realizzare un maggiore coordinamento tra i diversi soggetti ovvero tra agenzie fiscali e dipartimento delle Finanze. Mentre le prime hanno il compito, tra l’altro, di migliorare i rapporti con il contribuente secondo i nuovi principi, il secondo è responsabile del coordinamento tra le amministrazioni e della compliance.
Il nuovo modo di operare, spiega il ministro, si basa su tre pilastri: l’adempimento spontaneo, il contrasto all’elusione internazionale e la lotta all’evasione. In concreto, è in atto un’inversione di marcia rispetto al passato, ora è l’Amministrazione finanziaria a raccogliere le informazioni e a metterle a disposizione del contribuente. E inoltre, “alert” preventivi avvertono di irregolarità evidenziate dai controlli; numerose semplificazioni e agevolazioni incentivano la fatturazione; diminuiscono gli oneri a carico delle imprese e degli investitori internazionali; netta accelerazione sul fronte dei rimborsi Iva. A tutto ciò, si aggiunge una maggiore efficienza anche nella gestione del contenzioso.
Fondamentali, infine, gli accordi di lotta all’evasione ed elusione internazionale e, tra questi, Padoan ricorda il progetto Beps, promosso in seno al G20 e realizzato dall’Ocse. Sul tavolo, nuovi standard minimi condivisi dai diversi sistemi fiscali, approcci comuni e buone pratiche per contrastare questo tipo di illeciti divenuti di primaria importanza per ogni nazione. Anche la Comunità europea sta attuando misure dirette a interventi comuni antievasione, come la rendicontazione Stato per Stato. Questo primo pacchetto di iniziative ha già prodotto importanti risultati. Ad esempio, lo scambio di informazioni sui ruling è diventato obbligatorio tra i Paesi del G20 e in ambito europeo già a partire da quest’anno. Sono misure in gran parte già presenti nell’ordinamento italiano che, quindi, si dimostra uno tra i più avanzati a livello internazionale.
Infine, il ministro ricorda che i tagli delle tasse già effettuati e quelli in programma sono l’altra faccia della lotta all’evasione fiscale.
r.fo.
pubblicato Martedì 1 Marzo 2016

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