Attualità
Sul fisco gli U2 “prendono” la stecca
Nel mirino il caso di elusione tributaria del gruppo rock da tempo impegnato per la cancellazione del debito dei Paesi del Terzo Mondo
Discutibile la decisione di trasferire in Olanda la residenza fiscale della "U2 Limited", la società che gestisce le royalty. Obiettivo dello stratagemma è eludere il fisco irlandese e la nuova legge varata dal governo di Dublino che prevede un tetto di 250mila euro per i redditi aziendali esenti da tasse. Se l’Italia, sulle promesse fatte per l’Africa, è "inadempiente seriale", non può certo dirsi che Paul Hewson, in arte Bono Vox, leader e ideologo del celebre gruppo rock irlandese U2, da anni impegnato nella lotta alla povertà, abbia agito correttamente ricorrendo a un abile stratagemma per non pagare le tasse. Il governo italiano, secondo il cantante di Dublino, ha la colpa di trovarsi in coda alle classifiche Ocse per gli aiuti allo sviluppo (e su questo Bono ha ragione), pari nel 2006 alla misura dello 0,20 per cento del Pil, e non a quella dello 0,33 per cento come, invece, deciso in occasione del vertice del G8 di Gleaneagles. Il gruppo rock, che da tempo occupa la prima fila per la lotta alla cancellazione del debito dei Paesi del terzo mondo, tuttavia, non ha reso proprio un buon esempio; anzi, per salvare gli introiti dalle grinfie del fisco made in Ireland ha deciso di trasferire in Olanda la residenza fiscale della "U2 Limited", la società che gestisce le royalty.

Le royalty o redevance
Con il termine royalty si indica il reddito versato al proprietario di un bene o all’autore di un’opera dell’ingegno come ricompensa per la cessione a terzi del diritto di utilizzare a fini commerciali il bene o l’opera in considerazione. Si tratta quindi di compensi per il trasferimento del diritto all’uso (contratto di licenza) per cui il titolare del bene (marchio, brevetto, know how) trasferisce il diritto all’uso ad un altro soggetto pur mantenendo la proprietà sullo stesso. Le royalty, quindi, sono il metodo di remunerazione di diritti derivanti da brevetti che possono essere ceduti, dietro contratto, in licenza a terzi per scrittori, artisti, compositori e musicisti. A ben vedere, non esiste una regola fissa per la determinazione delle royalty in quanto derivano da pattuizioni contrattuali fra privati e possono assumere quindi numerose forme di valutazioni e tassi. La royalty può essere determinata con pagamento unico o anche con pagamenti rateali. Il valore rateale può essere determinato da una percentuale sul prezzo di vendita, all’ingrosso o al pubblico, sul guadagno unitario, sul costo di produzione. Nel caso di royalty percentuale può essere in aumento o in decadimento nel tempo in rapporto alle aspettative di vita commerciale del prodotto o a livelli presunti di fatturato. Il valore delle royalty varia da Stato a Stato. A titolo indicativo possiamo affermare che nella maggior parte dei Paesi Ue le royalty applicate sul fatturato annuo relativo al bene di cui si è ceduta la licenza varia dal 2 al 15 per cento ma possono esistere situazioni dove i livelli sono diversi da quelli indicati (in Italia le royalty variano dal 3 al 14,34 per cento; in Danimarca dal 5 per cento per i mobili allo 0,5 per cento per gli articoli prodotti in serie; in Francia fino al 5 per cento; in Germania dal 2 al 5 per cento per i mobili, 1 per cento per i prodotti di serie; in Spagna dal 3 al 5 per cento per i mobili; in Belgio, generalmente, non sono attuate, e i tassi possono variare dal 2 all’8 per cento; in Irlanda, di solito, non sono praticate).

Il riferimento normativo delle royalty
Il Modello Ocse di Convenzione contro le doppie imposizioni definisce le royalty, all’articolo 12, paragrafo 2, compensi di qualsiasi natura corrisposti per l’uso o la concessione in uso di beni immateriali. Stessa definizione, nella sostanza, si ritrova nel diritto tributario domestico agli articoli 23, comma 2, lettera c), 53, comma 2, lettera b) e 67, comma 1, lettera g) del Tuir. Le convenzioni internazionali stipulate dall’Italia comprendono, invece, tra le royalty, in conformità al Modello Ocse, anche i compensi che derivano dall’uso o dalla concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche. In questo senso il concetto di royalty è assunto nella direttiva 2003/49/CE del 3 giugno 2003 del Consiglio dell’Unione europea, recepito in Italia con il decreto legislativo n. 143 del 30 maggio 2005 (come modificato dal provvedimento del Consiglio dei Ministri del 7 febbraio 2007).

Elusione uguale evasione morale
L’operazione tributaria posta in essere dal gruppo di Bono avrebbe, quindi, come obiettivo quello di eludere il fisco irlandese e la nuova legge varata dal governo di Dublino che prevede un tetto di 250mila euro per i redditi aziendali esenti da tasse. Giova precisare che il caso in esame non configura una ipotesi di illecito. L’elusione, diversamente dall’evasione che è un comportamento tenuto in violazione delle leggi fiscali, infatti, non viola alcuna norma positiva in quanto consiste nell’aggirare o sfruttare le smagliature delle norme tributarie al fine di realizzare un consistente risparmio di imposta. Tra l’altro, gli U2 rappresentano una vera e propria società (con fine di lucro). Oltre a distinguersi per molteplici impegni umanitari, infatti, il gruppo di Dublino rappresenta una prodigiosa macchina che vende ogni anno più di 130 milioni di dischi incassando più di 100 milioni di euro e che, con il suo leader Bono Vox, si è aggiudicata il 49 per cento delle partecipazioni azionarie sulla rinomata rivista statunitense di economia e finanza Forbes e il 25 per cento della Palm, la nota compagnia produttrice di smartphones.

Le contraddizioni delle rockstar
Con un frontman come Bono, sempre pronto a chiedere a tutti i big della terra tagli del debito pubblico e aumenti per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, il ricorso a questo stratagemma per non pagare le tasse potrebbe apparire, se non altro, incoerente. Tant’è che sul caso non è mancata la puntuale stoccata da parte del governo dell’Eire che, per voce di un funzionario del ministero delle Finanze, si è dichiarato particolarmente stupito, avendo sentito Bono Vox parlare di più fondi per Ireland Aid, il condotto che Dublino utilizza per la distribuzione dei fondi ai Paesi poveri, nonchè sorpreso per il fatto che gli U2, in tal modo, non siano disposti (seppur indirettamente), mediante il pagamento dei tributi dovuti, a fare la loro parte in maniera equa per le casse dello Stato, come tutti i cittadini/contribuenti irlandesi. In Olanda, invece, gli U2 pagheranno soltanto il 5 per cento di imposte, e quindi meno di quanto previsto dalle imposizioni dubliners. Paul Mc Guinnes, il manager del gruppo, di contro, ha preso le difese della band sostenendo che il business degli U2 è mondiale e che la maggior parte dei biglietti dei concerti e dei loro dischi viene venduta proprio fuori dai verdi confini irlandesi.

Il caso dei Rolling Stones
Così alcune famose rockstar hanno deciso di depositare, grazie alle politiche fiscali di favore, i propri guadagni in Olanda (secondo stime ufficiose sono oltre 20.000 le società che beneficiano di queste agevolazioni). I precursori a sbarcare tra i tulipani furono le "pietre rotolanti". Nel 1970 i Rolling Stones, gruppo storico inglese, in debito (soprattutto) con il fisco britannico che allora pretendeva il 93 per cento dei loro guadagni, scelsero come "commercialista" delle finanze il principe asburgico Rupert Ludwig Ferdinand zu Loewenstein-Wertheim-Freudenberg, ossia, Ruppie the Groupie. In tal modo, e grazie alle società finanziarie fondate da Ruppie, gli Stones depositarono tutti i loro guadagni nei Paesi Bassi, dove non vengono applicate tasse sulle royalty. La Promogroup (la società della band con sede legale ad Amsterdam, al numero 566 dello storico quartiere di Herengracht) che lo scorso anno è riuscita ad incassare in royalty, derivanti dalla vendita di dischi, oltre 80 milioni di euro, ha pagato grazie a una società in Olanda e utilizzando offshore trust (una holding che fa da ombrello a otto filiali offshore con uffici nelle Antille olandesi) un tax rate dell’1,6 per cento, contro l’aliquota del 40 per cento che avrebbe dovuto pagare se la stessa fosse sita in Gran Bretagna. La predetta agevolazione di natura tributaria, così, è finita sotto la lente della Corte di Giustizia Europea, dell’Ocse e del Consiglio europeo per presunte violazioni al codice di condotta europeo in materia di tassazioni delle attività economiche (che, come noto, ha l’obiettivo di contrastare la concorrenza fiscale dannosa). Le critiche sempre in continuo aumento potrebbero, in tal modo, determinare la scelta da parte dello Staten-Generaal, il Parlamento olandese, ad approvare, quest’anno, una riforma fiscale che prevede un aumento della tassazione per i flussi finanziari dall’estero pari alla misura di almeno il 5 per cento.

La risposta di Prodi
Sta di fatto che, dopo le accuse rivolte dal leader degli U2 nei confronti del governo italiano ("L’Italia rischia di perdere la reputazione e la fiducia della gente"), il 6 giugno, nell’ambito degli incontri del G8, è arrivata la risposta da parte del premier italiano Romano Prodi: "L’Italia, con il prossimo bilancio di assestamento previsto per l’inizio di luglio, verserà la somma di 260.000.000 di euro al Fondo globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria". Nell’incontro di Heiligendamm, il presidente del Consiglio dei Ministri ha, altresì, assicurato che un ulteriore contributo, pari alla somma di 400 milioni di dollari, sarà corrisposta a partire dalla prossima Finanziaria per l’anno 2008. Al termine dell’incontro il cantante Bono Vox ha dichiarato: "L’Italia si sta muovendo!. Prodi ci ha detto che manterrà le promesse e questa volta la sensazione è che le manterrà". A proposito di reputazione viene, ora, spontaneo chiedersi se anche il gruppo irlandese si "muoverà" (fiscalmente) per un ritorno nel Paese natio.
Boris Bivona
pubblicato Martedì 26 Giugno 2007

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