Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Attualità
Sul web è l’era del tax-robot antievasione
Da Spazio 1999 a Fisco 2099 ovvero, dalla base lunare al robot fiscale, pronta la pensione per gli Sherlock Holmes del Fisco?
In principio era il caos fiscale del mercato delle compravendite via Internet. Poi è sopraggiunto il tax-robot del web, grazie al quale nel corso del 2005 l’Agenzia delle Entrate britannica è riuscita a recuperare oltre 1 miliardo di sterline, circa 1,4 miliardi di euro, dal business dell’e-commerce. Il web robot del Fisco
Ma dal gennaio dell’anno passato, gli ispettori del Fisco britannico impegnati quotidianamente sul versante della lotta all’evasione che corre sulle autostrade in formato byte che inondano la Rete, hanno potuto contare sul supporto del tax-robot, uno strumento avanzato d’ultima generazione votato alla ricerca che, agendo come uno vero e proprio Sherlock Holmes in versione telematica, riesce a individuare, filtrare, selezionare e scovare i siti web sospetti che affollano la Rete e che ne alimentano il business legato alle compravendite on-line.
Il profilo dell’e-commerce britannico

Fonte: NAO (National Audit Office)
(i numeri riportati nel grafico sono espressi in miliardi euro. Per l’indicazione dei cittadini, consumatori e clienti dell’e-commerce, si tratta invece di milioni).
I risultati dello Sherlock Holmes in versione byte
Monitorando i siti dell’e-business, non soltanto quelli britannici, il tax-robot ha condotto gli ispettori del Fisco londinese sulle tracce, anzi sui portali, di migliaia di operatori che, ma alternativamente, o avevano omesso di registrarsi come previsto dalla norma ai fini del versamento dell’Iva, oppure, non avevano pagato affatto il dovuto all’Erario, soprattutto in relazione ai beni o ai servizi venduti e acquistati da operatori extra-Ue. Dunque, il tax robot del web ha un impatto diretto principalmente in materia di riduzione delle frodi Iva che corrono via Internet, naturalmente in perfetta coincidenza con il salto di qualità relativo ai volumi d’affari e di compravendite realizzate attraverso la Rete, ovvero, il cosiddetto e-commerce. In termini freddamente numerici, il recupero dell’Iva evasa è stato, nel 2005, pari ad oltre 1 miliardo di sterline. Si tratta di una cifra elevata che, superato il periodo sperimentale legato all’uso del tax-robot all’interno delle strategie proprie dell’Amministrazione tributaria britannica, potrebbe salire nel prossimo biennio ben oltre la soglia dei 2 miliardi di sterline, garantendo la riappropriazione di risorse significative che andrebbero ad alimentare e arricchire le finanze pubbliche.
I numeri dell’e-commerce britannico
L’importanza strategica del web-robot fiscale è connessa alla crescita progressiva e inarrestabile del mercato delle compravendite on-line che, nel corso dell’ultimo triennio, ha superato oramai la cifra unica. Infatti, mentre nel 2002 le compravendite si arrestarono intorno ai 6 miliardi di sterline, nel 2005 il flusso complessivo ha raggiunto la taglia dei 18 miliardi di sterline che, nell’anno in corso, potrebbe correre oltre i 20 miliardi. In pratica, almeno secondo i dati diffusi recentemente dal National Audit Office (NAO), si tratta di un business che già interessa direttamente 22 milioni di cittadini britannici e che, ma nel 2010, è stimato raggiungere i 60 miliardi di sterline, circa 90 miliardi di euro. In considerazione dell’estensione del mercato e dei flussi finanziari che sposta, anche le perdite relative al mancato versamento dell’Iva sembrano destinate ad aumentare in futuro, anche se l’esordio recente dello Sherlock Holmes del Fisco telematico sembra destinato ad arrestare la crescita dell’evasione che viaggia in Rete. Naturalmente, si tratta di un mezzo innovativo di supporto alle attività di decine di ispettori del Fisco che, oramai da anni, riscrivono e ridisegnano periodicamente le strategie e le politiche antievasione che riguardano i settori tradizionali e quelli in rapida e recente espansione. Insomma il tax-robot è ancora piuttosto lontano dal sostituire l’ispettore tradizionale.
In principio era il caos fiscale del mercato delle compravendite via Internet. Poi è sopraggiunto il tax-robot del web, grazie al quale nel corso del 2005 l’Agenzia delle Entrate britannica è riuscita a recuperare oltre 1 miliardo di sterline, circa 1,4 miliardi di euro, dal business dell’e-commerce. Il web robot del FiscoMa dal gennaio dell’anno passato, gli ispettori del Fisco britannico impegnati quotidianamente sul versante della lotta all’evasione che corre sulle autostrade in formato byte che inondano la Rete, hanno potuto contare sul supporto del tax-robot, uno strumento avanzato d’ultima generazione votato alla ricerca che, agendo come uno vero e proprio Sherlock Holmes in versione telematica, riesce a individuare, filtrare, selezionare e scovare i siti web sospetti che affollano la Rete e che ne alimentano il business legato alle compravendite on-line.
Il profilo dell’e-commerce britannico

Fonte: NAO (National Audit Office)
(i numeri riportati nel grafico sono espressi in miliardi euro. Per l’indicazione dei cittadini, consumatori e clienti dell’e-commerce, si tratta invece di milioni).
I risultati dello Sherlock Holmes in versione byte
Monitorando i siti dell’e-business, non soltanto quelli britannici, il tax-robot ha condotto gli ispettori del Fisco londinese sulle tracce, anzi sui portali, di migliaia di operatori che, ma alternativamente, o avevano omesso di registrarsi come previsto dalla norma ai fini del versamento dell’Iva, oppure, non avevano pagato affatto il dovuto all’Erario, soprattutto in relazione ai beni o ai servizi venduti e acquistati da operatori extra-Ue. Dunque, il tax robot del web ha un impatto diretto principalmente in materia di riduzione delle frodi Iva che corrono via Internet, naturalmente in perfetta coincidenza con il salto di qualità relativo ai volumi d’affari e di compravendite realizzate attraverso la Rete, ovvero, il cosiddetto e-commerce. In termini freddamente numerici, il recupero dell’Iva evasa è stato, nel 2005, pari ad oltre 1 miliardo di sterline. Si tratta di una cifra elevata che, superato il periodo sperimentale legato all’uso del tax-robot all’interno delle strategie proprie dell’Amministrazione tributaria britannica, potrebbe salire nel prossimo biennio ben oltre la soglia dei 2 miliardi di sterline, garantendo la riappropriazione di risorse significative che andrebbero ad alimentare e arricchire le finanze pubbliche.
I numeri dell’e-commerce britannico
L’importanza strategica del web-robot fiscale è connessa alla crescita progressiva e inarrestabile del mercato delle compravendite on-line che, nel corso dell’ultimo triennio, ha superato oramai la cifra unica. Infatti, mentre nel 2002 le compravendite si arrestarono intorno ai 6 miliardi di sterline, nel 2005 il flusso complessivo ha raggiunto la taglia dei 18 miliardi di sterline che, nell’anno in corso, potrebbe correre oltre i 20 miliardi. In pratica, almeno secondo i dati diffusi recentemente dal National Audit Office (NAO), si tratta di un business che già interessa direttamente 22 milioni di cittadini britannici e che, ma nel 2010, è stimato raggiungere i 60 miliardi di sterline, circa 90 miliardi di euro. In considerazione dell’estensione del mercato e dei flussi finanziari che sposta, anche le perdite relative al mancato versamento dell’Iva sembrano destinate ad aumentare in futuro, anche se l’esordio recente dello Sherlock Holmes del Fisco telematico sembra destinato ad arrestare la crescita dell’evasione che viaggia in Rete. Naturalmente, si tratta di un mezzo innovativo di supporto alle attività di decine di ispettori del Fisco che, oramai da anni, riscrivono e ridisegnano periodicamente le strategie e le politiche antievasione che riguardano i settori tradizionali e quelli in rapida e recente espansione. Insomma il tax-robot è ancora piuttosto lontano dal sostituire l’ispettore tradizionale.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 20 Giugno 2006
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