Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Attualità
USA: volano i costi della guerra in Iraq
Tre parlamentari democratici propongono una sovrattassa
L’ipotesi prevede l’introduzione di una speciale tassa di guerra, come già avvenuto in occasione della Seconda guerra Mondiale e del Vietnam. Le aliquote, dell’1, 2, 12 e 15% sarebbero applicate in base al reddito. Il gettito atteso, circa 150 miliardi di dollari, sarebbe invece destinato a finanziare la prosecuzione dell’intervento in Iraq. Fredda la reazione dei leader Democratici e Repubblicani. Continuano a lievitare senza sosta le spese che gli Stati Uniti devono sostenere per l’intervento militare in Iraq. Considerando anche l’impegno in Afghanistan, la cifra complessiva stimata per il 2008 ha oramai raggiunto i 190 miliardi di dollari, ovvero il 7% delle entrate fiscali annualmente raccolte dall’erario.
Tasse di guerra – E così, tre membri del Congresso, tutti del Partito Democratico, hanno avanzato la proposta di inserire all’interno del prossimo documento di bilancio una nuova tassa, naturalmente transitoria, il cui gettito, circa 150 miliardi di dollari, verrebbe utilizzato per sostenere le spese di guerra che sembrano oramai senza più freni contabili. Tra l’altro, considerando i 29 miliardi di dollari che attendono ancora il via libera del Presidente - tra questi rientrano anche i finanziamenti per SCHIP, il programma sanitario popolare per i più giovani che ha visto proprio Bush in questi giorni al centro di aspre polemiche - e aggiungendo le urgenze di spesa determinate dalla crisi dei mutui e da un debito pubblico sempre più in rosso e in affanno, riuscire ad allineare le necessità contabili dei fronti iracheno ed afgano con quelle della spesa interna assume ora il profilo di un tentativo disperato. Peraltro, considerando il numero dei contribuenti individuali, in media ciascuno dovrà versare oltre 1000 dollari. Naturalmente, rimodulando questo valore in funzione del reddito, saranno i contribuenti facoltosi a versare la quota maggiore all’erario.
Come funziona la sovrattassa - In pratica, secondo lo schema annunciato dai proponenti, i contribuenti che rientrano nelle categorie dei redditi medio-bassi, quindi al di sotto dei 60mila dollari l’anno, aggiungeranno un’aliquota aggiuntiva dell’1 o del 2% al momento del calcolo dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. La quota maggiore della sovrattassa ricadrà invece sui bilanci dei ceti più alti, che vedranno lievitare l’imposta sui redditi applicando un’aliquota aggiuntiva che varierà dal 12 al 15 per cento.
Spunta la sovrattassa come per il Vietnam - In realtà, il ricorso alla sovrattassa non costituisce una ricetta del tutto originale. Infatti, già in occasione della Seconda Guerra Mondiale e del conflitto in Vietnam il sistema fiscale statunitense aveva sperimentato l’ingresso nella dichiarazione dei redditi di nuove e specifiche sovrattasse. Quindi anche nel caso attuale si tratterebbe semplicemente della riedizione di una prassi tributaria già abbondantemente sperimentata.
Le reazioni – Le reazioni non si sono fatte attendere. I Repubblicani fanno muro, accusando i Democratici di lasciarsi sedurre, come da copione, dal richiamo di nuove tasse e imposte. E aggiungono anche che sollevare la questione dei finanzianti significa condannare il Paese alla sconfitta nel confronto con il terrorismo internazionale. Tiepidi anche i leader democratici tra i quali, per esempio, Nency Pelosi, la numero uno alla Camera, dove ricopre la carica prestigiosa di House Speaker, ha accolto la proposta con queste parole "Allo stesso modo come mi sono opposta alla guerra fin dall’inizio…mi oppongo ad una sovrattassa di guerra". Una sonora bocciatura, per il momento.
L’ipotesi prevede l’introduzione di una speciale tassa di guerra, come già avvenuto in occasione della Seconda guerra Mondiale e del Vietnam. Le aliquote, dell’1, 2, 12 e 15% sarebbero applicate in base al reddito. Il gettito atteso, circa 150 miliardi di dollari, sarebbe invece destinato a finanziare la prosecuzione dell’intervento in Iraq. Fredda la reazione dei leader Democratici e Repubblicani. Continuano a lievitare senza sosta le spese che gli Stati Uniti devono sostenere per l’intervento militare in Iraq. Considerando anche l’impegno in Afghanistan, la cifra complessiva stimata per il 2008 ha oramai raggiunto i 190 miliardi di dollari, ovvero il 7% delle entrate fiscali annualmente raccolte dall’erario.Tasse di guerra – E così, tre membri del Congresso, tutti del Partito Democratico, hanno avanzato la proposta di inserire all’interno del prossimo documento di bilancio una nuova tassa, naturalmente transitoria, il cui gettito, circa 150 miliardi di dollari, verrebbe utilizzato per sostenere le spese di guerra che sembrano oramai senza più freni contabili. Tra l’altro, considerando i 29 miliardi di dollari che attendono ancora il via libera del Presidente - tra questi rientrano anche i finanziamenti per SCHIP, il programma sanitario popolare per i più giovani che ha visto proprio Bush in questi giorni al centro di aspre polemiche - e aggiungendo le urgenze di spesa determinate dalla crisi dei mutui e da un debito pubblico sempre più in rosso e in affanno, riuscire ad allineare le necessità contabili dei fronti iracheno ed afgano con quelle della spesa interna assume ora il profilo di un tentativo disperato. Peraltro, considerando il numero dei contribuenti individuali, in media ciascuno dovrà versare oltre 1000 dollari. Naturalmente, rimodulando questo valore in funzione del reddito, saranno i contribuenti facoltosi a versare la quota maggiore all’erario.
Come funziona la sovrattassa - In pratica, secondo lo schema annunciato dai proponenti, i contribuenti che rientrano nelle categorie dei redditi medio-bassi, quindi al di sotto dei 60mila dollari l’anno, aggiungeranno un’aliquota aggiuntiva dell’1 o del 2% al momento del calcolo dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. La quota maggiore della sovrattassa ricadrà invece sui bilanci dei ceti più alti, che vedranno lievitare l’imposta sui redditi applicando un’aliquota aggiuntiva che varierà dal 12 al 15 per cento.
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Stefano Latini
pubblicato Venerdì 5 Ottobre 2007
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