Bilancio e contabilità
Principi contabili nazionali:
gli nterventi di rinnovamento – 18
Operazioni, attività e passività in valuta estera, ovvero effettuate dalla società ed espresse in una moneta diversa dall’euro: questi gli argomenti che ritroviamo nell’Oic 26
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Nell’appuntamento odierno ci occupiamo del principio contabile Oic 26, che disciplina i criteri per la rilevazione, la classificazione e la valutazione delle attività, delle passività e delle operazioni espresse in valuta estera, oltre a fornire indicazioni sulle informazioni da illustrare in nota integrativa.
Per comprendere la portata del principio in esame, giova precisare che per operazione in valuta estera si intende un’operazione effettuata dalla società ed espressa in una valuta diversa dall’euro. Rientrano in questo tipo di transazioni, ad esempio, oltre agli ordinari acquisti e vendite, i prestiti erogati o ricevuti in cui l’ammontare è espresso in valuta estera.
 
Un’operazione in valuta, spesso, determina l’iscrizione in bilancio di attività o passività monetarie (paragrafo 5) o non monetarie (paragrafo 6), dove le prime sono rappresentate da attività e passività che comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare a date future importi di denaro in valuta determinati o determinabili, mentre le seconde sono rappresentate da attività e passività che non comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare importi di denaro in valuta determinati o determinabili. Tipico esempio di elementi non monetari sono le immobilizzazioni materiali e immateriali.
 
Di seguito, gli interventi significativi che fanno la differenza rispetto al vecchio Oic 26.
Nel capitolo “valutazione e rilevazioni successive” viene riformulata la disciplina relativa alla conversione delle poste in valuta estera alla data del bilancio ai sensi del disposto dell’articolo 2426, numero 8-bis. Dopo i primi due paragrafi introduttivi (19 e 20), il tema delle operazioni in valuta viene trattato in due sezioni: una relativa alla “Conversione delle poste monetarie in valuta estera” (paragrafi da 21 a 24) e una relativa alla “Conversione delle poste non monetarie in valuta estera” (paragrafi 25 e 26).
 
Proseguendo, nel capitolo dedicato ai “casi particolari”, ampio spazio trova il tema dei lavori in corso su ordinazione in valuta estera, al quale sono dedicati ben otto paragrafi (dal 28 al 35), distinguendo casi in cui si applica il criterio della percentuale di completamento da quelli in cui si applica il criterio della commessa completata.
Nell’ipotesi di adozione del criterio della commessa completata (paragrafo 32), trattandosi di poste non monetarie, quando riferite a costi sostenuti in valuta, sono iscritte al loro cambio storico.
Nel caso in cui venisse utilizzato il criterio della percentuale di completamento, questo comporterebbe la valutazione delle rimanenze per lavori in corso su ordinazione in base al corrispettivo contrattuale previsto; conseguentemente, i lavori in corso iscritti nell’attivo andrebbero convertiti al cambio corrente alla data di chiusura dell’esercizio.
Si rinvia a una lettura del paragrafo 33 e all’appendice C, dove si trova un esempio di commesse in valuta estera contabilizzate con il criterio della percentuale di completamento (cost-to-cost).
 
Si segnala, inoltre, che vengono affrontati i temi “fondi per rischi e oneri in valuta estera” (paragrafi 36 e 37) e “conti d’ordine in valuta estera” (paragrafo 38), nonché la presenza, tra le altre, dell’appendice D – esempi di trattamento contabile della riserva a fronte di utili su cambi.
Nicola Semeraro
Elisabetta Stifani
pubblicato Venerdì 27 Febbraio 2015

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