Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Bilancio e contabilità
Pulizia miniere di superficie.
Dal “Board” la guida finale
Dal “Board” la guida finale
Dopo l'ultima bozza dello scorso 10 agosto, l’Ifrs Interpretations Committee ha emanato l’Ifric 20 “Stripping Costs in the Production Phase of a Surface Mine”
E’ arrivato al traguardo il documento interpretativo sulle modalità di contabilizzazione dei cosiddetti stripping costs di una miniera di superficie, sostenuti nella fase di produzione. Dopo la bozza finale di due mesi fa, l’Ifrs Interpretations Committee ha, infatti, emanato ieri, 19 ottobre, l’Ifric 20 “Stripping Costs in the Production Phase of a Surface Mine”.
Cosa sono gli “stripping costs”
Gli stripping costs sono gli oneri che l’impresa sostiene per rimuovere i rifiuti (terreno e rocce) e ottenere così l’accesso alla miniera di superficie.
L’intervento della Commissione interpretativa dello Iasb si era reso necessario, considerata l’assenza di una linea comune sul trattamento contabile applicato alle operazioni di sbancamento delle miniere a cielo aperto. A fronte del comportamento di alcuni Ias adopter che “spesavano” immediatamente i costi sostenuti, si registrava, infatti, quello di altre “entità”che capitalizzavano gli oneri, facendoli poi partecipare al risultato di periodo sulla base del mine stripping ratio (actual e life-of). Per inciso, il mine stripping ratio, indice di redditività di una cava, esprime la quantità di “sovraccarico” che bisogna rimuovere per raccogliere il materiale minerario (ad esempio, una cava con un mine stripping ratio del 50% richiede di rimuovere 2Kg di sovraccarico per estrarre 1Kg di minerale).
Costi fra rimanenze attività non corrente
L’Ifric 20 si occupa della contabilizzazione della rimozione dei “rifiuti” nella fase di produzione della miniera, non in quella, per così dire, “di sviluppo”. Fase in cui gli stripping costs sono capitalizzati e, solitamente, ammortizzati sulla base del metodo delle unità di produzione, una volta che questa è cominciata.
Fatta questa precisazione, il documento interpretativo opera una distinzione fra i benefici ricavabili dalle operazioni di waste removal. Benefici che possono consistere sia nel reperimento di materiale minerario che, seppur di più bassa qualità, è comunque utilizzabile dall’impresa, sia in un migliore accesso ai depositi veri e propri.
Nel primo caso, i materiali rappresentano vere e proprie “rimanenze” e i costi in questione sono, perciò, trattati come tali (in conformità allo Ias 2).
Nel secondo, i costi vanno contabilizzati come un’attività non corrente (“stripping activity asset”), a condizione che:
La misura dell’attività
Nella stripping activity asset confluiscono inizialmente tutti i costi di rimozione che migliorano l’accesso, aumentati di una quota dei costi generali direttamente imputabili all’attività. Attività che, successivamente, va ammortizzata sulla base del metodo ritenuto più appropriato. Non ci si dovrebbe, comunque, distaccare troppo da ammortamenti spalmati lungo la vita utile attesa della parte di deposito il cui accesso è stato migliorato, oppure calcolati utilizzando il metodo delle unità di produzione. L’impairment test andrà riferito all’attività di cui fa parte e non alla stripping activity asset considerata a sé stante.
Rimanenze vs attività
L’Ifric 20 dà una traccia, infine, per le ipotesi in cui i costi vanno sia allocati fra le rimanenze sia fatti confluire nel valore iniziale dell’attività, con la distinzione di ciascuna delle due parti che risulta “poco agevole”. Caso, questo, tutt’altro che improbabile, dal momento che le regole di contabilizzazione sopra descritte si traducono, molto praticamente, in questa regola: gli stripping costs danno benefici immediati (sotto forma di materiale minerario estratto nell’anno) e differiti (sotto forma di materiale minerario estratto negli anni futuri). Dunque, a meno che lo sbancamento non produca solo terreno e niente rocce, occorre sempre dividere i costi fra la parte che incrementa il costo delle rimanenze (benefici attuali) e quella che costituisce stripping activity asset (benefici futuri).
In questi casi, la società deve valutare il livello di attività che è andato oltre quello atteso e che, perciò, può aver dato luogo a benefici futuri. Un esempio di indicatore utilizzabile per identificare il benchmark, oltre cui gli stripping cost confluiscono nell’attività non corrente, può essere il confronto fra il volume di rifiuti effettivamente rimossi e quello atteso, dato il materiale minerario prodotto.
Cosa sono gli “stripping costs”
Gli stripping costs sono gli oneri che l’impresa sostiene per rimuovere i rifiuti (terreno e rocce) e ottenere così l’accesso alla miniera di superficie.
L’intervento della Commissione interpretativa dello Iasb si era reso necessario, considerata l’assenza di una linea comune sul trattamento contabile applicato alle operazioni di sbancamento delle miniere a cielo aperto. A fronte del comportamento di alcuni Ias adopter che “spesavano” immediatamente i costi sostenuti, si registrava, infatti, quello di altre “entità”che capitalizzavano gli oneri, facendoli poi partecipare al risultato di periodo sulla base del mine stripping ratio (actual e life-of). Per inciso, il mine stripping ratio, indice di redditività di una cava, esprime la quantità di “sovraccarico” che bisogna rimuovere per raccogliere il materiale minerario (ad esempio, una cava con un mine stripping ratio del 50% richiede di rimuovere 2Kg di sovraccarico per estrarre 1Kg di minerale).
Costi fra rimanenze attività non corrente
L’Ifric 20 si occupa della contabilizzazione della rimozione dei “rifiuti” nella fase di produzione della miniera, non in quella, per così dire, “di sviluppo”. Fase in cui gli stripping costs sono capitalizzati e, solitamente, ammortizzati sulla base del metodo delle unità di produzione, una volta che questa è cominciata.
Fatta questa precisazione, il documento interpretativo opera una distinzione fra i benefici ricavabili dalle operazioni di waste removal. Benefici che possono consistere sia nel reperimento di materiale minerario che, seppur di più bassa qualità, è comunque utilizzabile dall’impresa, sia in un migliore accesso ai depositi veri e propri.
Nel primo caso, i materiali rappresentano vere e proprie “rimanenze” e i costi in questione sono, perciò, trattati come tali (in conformità allo Ias 2).
Nel secondo, i costi vanno contabilizzati come un’attività non corrente (“stripping activity asset”), a condizione che:
- i benefici economici futuri associati al migliore accesso al deposito minerario affluiranno, con ogni probabilità, all’impresa
- la parte di deposito minerario (il volume specifico) il cui accesso è stato “migliorato” sia identificabile
- i costi di rimozione dei rifiuti siano misurabili in maniera affidabile
La misura dell’attività
Nella stripping activity asset confluiscono inizialmente tutti i costi di rimozione che migliorano l’accesso, aumentati di una quota dei costi generali direttamente imputabili all’attività. Attività che, successivamente, va ammortizzata sulla base del metodo ritenuto più appropriato. Non ci si dovrebbe, comunque, distaccare troppo da ammortamenti spalmati lungo la vita utile attesa della parte di deposito il cui accesso è stato migliorato, oppure calcolati utilizzando il metodo delle unità di produzione. L’impairment test andrà riferito all’attività di cui fa parte e non alla stripping activity asset considerata a sé stante.
Rimanenze vs attività
L’Ifric 20 dà una traccia, infine, per le ipotesi in cui i costi vanno sia allocati fra le rimanenze sia fatti confluire nel valore iniziale dell’attività, con la distinzione di ciascuna delle due parti che risulta “poco agevole”. Caso, questo, tutt’altro che improbabile, dal momento che le regole di contabilizzazione sopra descritte si traducono, molto praticamente, in questa regola: gli stripping costs danno benefici immediati (sotto forma di materiale minerario estratto nell’anno) e differiti (sotto forma di materiale minerario estratto negli anni futuri). Dunque, a meno che lo sbancamento non produca solo terreno e niente rocce, occorre sempre dividere i costi fra la parte che incrementa il costo delle rimanenze (benefici attuali) e quella che costituisce stripping activity asset (benefici futuri).
In questi casi, la società deve valutare il livello di attività che è andato oltre quello atteso e che, perciò, può aver dato luogo a benefici futuri. Un esempio di indicatore utilizzabile per identificare il benchmark, oltre cui gli stripping cost confluiscono nell’attività non corrente, può essere il confronto fra il volume di rifiuti effettivamente rimossi e quello atteso, dato il materiale minerario prodotto.
Alfonso Lucarelli
pubblicato Giovedì 20 Ottobre 2011
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