Dal mondo
Afghanistan, per i Talebani
è ora di riscuotere le tasse
Una vera e propria flat tax, rigorosamente ordinaria e invariabile al mutare del settore produttivo cui si indirizza
afghanistan

Nord dell'Afghanistan, un'area pacifica, almeno fino ad ora, rispetto alla media degli scontri e degli attacchi che si segnalano nel resto del Paese. Una zona quindi ancora dotata d'una infrastruttura economica capace di garantire un livello di produttività, se non proprio adeguato con le esigenze della comunità residente, comunque vicino a meritarsi un giudizio di sufficienza. Talmente vicino da rendere la macroarea appetibile per le bande organizzate, in particolare quelle di segno talebano, che la percorrono e la osservano con sempre maggiore attenzione.

Se attenzione vuol dire tassazione
Spiegare poi il transito che conduce dall'attenzione alla riscossione di veri e propri tributi non è affatto difficile da rendicontare. E così ecco che le notizie riportate dalle Amministrazioni locali del nord dell'Afghanistan oramai da settimane parlano d'un sistema di vera e propria riscossione che gruppi di Talebani, e loro emissari e militanti, applicano indifferentemente nei riguardi degli operatori economici attivi nell'area, in gran numero agricoltori e allevatori.

Quanto costa la tassa talebana? Il 10 per cento di ciò che si produce
In pratica, il produttore riceve, alla fonte, la visita dell'incaricato della riscossione per conto dei talebani. Questi, armato di tabelle contabili, e di armi da fuoco ben visibili, impone al soggetto passivo, cioè al contribuente, di versare celermente, per esempio, 20 dei 200 chili di riso raccolti sui campi. Fatto. Quindi si passa all'agricoltore successivo e, in rapida discesa, all'allevatore e al mugnaio. Tempo medio stimato per la raccolta, in un'area paragonabile a quella d'un piccolo Comune italiano, di circa 9 ore. E riguardo l'aliquota? Semplice, una flat tax ordinaria pari al 10 per cento applicata sul prodotto finito e già confezionato, anzi, alle volte la fase della rilegatura è del tutto superata e prevale l'ansia di assicurarsi il riscosso.

E chi non paga?
Al momento non si segnalano né ritardi nei pagamenti né eventuali casi di evasione fiscale. Questione d'onestà contabile e di senso d'appartenenza alla comunità? Non proprio. A giudicare dai report che giungono dall'area, il tasso zero dell'evasione sembra dipendere, sostanzialmente, dalle modalità con cui si pratica e si applicano le procedure di riscossione. La ganascia più che essere fiscale sembra essere umana.  E chissà, già molti economisti ed esperti pensano a un modo per poter esportare, soprattutto in questo momento di crisi, questo modello vincente anche nei Paesi a economia avanzata. Prima però sarebbe il caso di discuterne con la Corte di Giustizia, l'Onu e i responsabili dei diritti dell'uomo.

Stefano Latini
pubblicato Venerdì 26 Giugno 2009

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