Dal mondo
In Australia agevolazioni fiscali per l’ambiente
Sono quelle disposte per far fronte ai costi di creazione di foreste destinate a ridurre le emissioni dei gas a effetto serra

Le foreste svolgono la funzione di gigantesco "carbon sink", ovvero bacino di assorbimento del carbonio. Dal 1° luglio agli operatori dei boschi "carbon sink" è consentito dedurre i costi per la loro creazione secondo le disposizioni vigenti per gli impianti orticoli. Secondo recenti statistiche l’Australia ha il più alto tasso pro capite di emissioni di gas a effetto serra nel mondo. L’International Energy Agency in collaborazione con l’Ocse stimavano che in Australia soltanto nel 2001 la produzione di energia era costituita per il 60 per cento da combustibili fossili (50 per cento carbone e 10 per cento petrolio), il 30 per cento da uranio e circa l’8 per cento da gas naturale. Recentemente il ministero del Tesoro australiano ha annunciato nuove agevolazioni fiscali sui costi sostenuti per la creazione di foreste destinate a ridurre le emissioni dei gas a effetto serra. Agli operatori delle foreste "carbon sink" è permesso dedurre, dal 1° luglio 2007, i costi per la loro creazione secondo le disposizioni attualmente vigenti per gli impianti orticoli.

La decorrenza e le cause di esclusione
Per favorire la creazione di foreste "carbon sink", il governo ha introdotto una detraibilità immediata dei costi sostenuti per un periodo iniziale di cinque anni a decorrere dal 1° luglio 2007. La detraibilità immediata per questo periodo avrà la priorità sulle disposizioni orticole generali. Le concessioni contemplate da questa misura non si applicano alle foreste "carbon sink" che dovessero essere create ricorrendo a uno schema di investimento gestito meglio conosciuto con l’acronimo di Mis (managed investment scheme).

I requisiti richiesti dalla legge
Per usufruire della detrazione fiscale, le aziende che creano foreste "carbon sink" dovranno partecipare al programma di governo "Greenhouse Challenge Plus", una partnership fra il governo e il settore per incoraggiare le azioni volte a ridurre i gas a effetto serra e dimostrare che il progetto è conforme alle linee guida per la gestione delle risorse naturali e ambientali applicabili nella propria area geografica.

La funzione del carbon sink
I terreni agricoli gestiti in modo appropriato possono "asciugare" la maggior parte del carbonio eccessivo emesso nell’atmosfera, convertendo un pericolo potenziale in una opportunità di investimento estremamente produttiva. Le foreste, in particolare, svolgono la funzione di gigantesco "carbon sink", ovvero bacino di assorbimento del carbonio, trattenendo nei tessuti legnosi grandi quantità di Co2 impedendo il loro rilascio nell’atmosfera. È stato calcolato dagli esperti del settore che, in media, un albero, mediante la fotosintesi, assorbe l’equivalente di una tonnellata di anidride carbonica per ogni metro cubo di crescita. Trattandosi di pozzi di assorbimento del carbonio, i carbon sink permettono di conteggiare, ai fini della verifica del raggiungimento degli obiettivi di riduzione, la quota di carbonio catturata dall’atmosfera grazie alle attività di silvicoltura e di uso del suolo.

Il protocollo di Kyoto e i carbon sink
Secondo una nota rivista storica dell'ambientalismo italiano la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera dall’inizio dell'era industriale a oggi è aumentata del 32 per cento, passando da 280 parti per milione (ppm) (in volume) a circa 370 ppm. E buona parte dell’aumento è avvenuto negli ultimi decenni. In questo contesto l’adozione del protocollo di Kyoto ha impresso una svolta decisiva alla politica per il cambiamento climatico. In particolare, per conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas inquinanti nell’atmosfera, il protocollo consente ai Paesi industrializzati di ricorrere da un lato agli assorbimenti di Co2 da parte di foreste e terreni agricoli (i carbon sink appunto) e dall’altro ai sistemi di cooperazione internazionale.

Incendi delle foreste in Europa: luglio da record
E mentre in Australia il governo è alla ricerca di soluzioni per ridurre le emissioni di Co2 facendo leva sul legno per contribuire alla riduzione del cambiamento climatico, in Europa le ultime rilevazioni dell’ufficio tecnico della Commissione europea sugli incendi forestali sono a dir poco drammatiche. A tutt’oggi sono stati dati alle fiamme ben 3.376 chilometri quadrati di superficie contro i 3.586 del 2006 e il mese di luglio 2007 passerà alla storia come uno dei mesi peggiori in assoluto. Se nel mese di giugno le aree ad alto rischio incendio si concentravano prevalentemente su Cipro e Grecia, nella seconda metà del mese di luglio il palmares spetta a Bulgaria, Croazia, Grecia e Italia.
Gianluca Di Muro
pubblicato Martedì 21 Agosto 2007

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