Dal mondo
Cayman: arriva la Tobin tax
sul modello degli hedge fund
Il paradiso fiscale spiazza mercati e investitori adottando una sorta di tassa di registro che guarda alla finanza globale
Passo avanti inatteso, anzi, decisione imprevista. In realtà, è arduo classificare la mossa contabile adottata in questi giorni da Governo e lobby finanziarie, gestori di fatto, prima che di diritto, d'una delle maggiori Piazze finanziarie mondiali, le Isole Cayman, o meglio, le Isole dei Tesori. Comunque, lasciando l'interpretazione delle strategie agli analisti e agli esperti del business globale, la novità dell'introduzione d'un meccanismo sovrapponibile ad una forma di tassazione che colpirà, che colpisce, fin d'ora migliaia di operatori, di gestori, di amministratori e di investitori internazionali, resta al centro d'una scena finanziaria che il post-crisi ha reso sempre più illeggibile. Figuriamoci prima, nel 2007, come potesse risultare agli occhi d'un osservatore medio.

Il Fisco a nozze con gli Hedge Fund - Le Cayman sono da sempre un porto franco, prima che una piazza finanziaria, per gestori e amministratori dei fondi d'investimento più intimamente speculativi e irriverenti rispetto alle regole internazionali e agli standard procedurali e fiscal-finanziari. La concentrazione di questi fondi, in particolare degli hedge fund, sulle Cayman, dove è ben visibile la domiciliazione di chi li gestisce, direttamente o in via indiretta, è stata quindi l'effetto dell'assenza di norme, imposte, tasse e altre voci di spesa, nei confini della giurisdizione. Dunque, soprattutto nel corso del decennio passato, proprio alle Cayman s'è radicata una vera e propria industria degli hedge fund. I numeri d'altra parte sono largamente esaustivi. Su 9.500 fondi, che rientrano nella categoria degli hedge fund, ben 3.500 sono, ad oggi, registrati alle Cayman. Nel dettaglio, i gestori amministrano un tesoro che oltrepassa i 600 miliardi di dollari, quasi 1/3 dei tesori mondiali ammonticchiati negli hedge fund. Tesori che, ad oggi, sono stimati intorno a 1.900 miliardi di dollari. Non molto al di sotto del pre-crisi, quando l'intera industria riuscì ad assorbire e reinvestire quasi 2.200 miliardi di dollari. Comunque, la novità è che ora, sul mercato finanziario delle Cayman i 3.500 gestori e amministratori dei fondi che vi sono registrati dovranno pagare all'erario di uno dei più noti centri offshore una somma sì modesta ma smisurata sotto il profilo simbolico. All'incirca 2mila dollari l'anno.

Il matrimonio durerà? - In realtà, non si tratta d'una vera e propria tassa, piuttosto d'un modesto balzello, per questo in stile Tobin, oltre che per la natura delle ricchezze su cui si applica, tesori finanziari molto distanti dal mondo reale dei bilanci delle famiglie. Nel dettaglio, il meccanismo e le procedure del prelievo sono simili a quelle d'una normale spesa di registro, piuttosto soft e con cadenza, per ora, annuale. Dunque, una modesta voce di spesa che non dovrebbe creare nessun ostacolo agli investitori sia per il valore, soltanto 2mila dollari, sia per le modalità, un versamento che spetta ai gestori dei fondi, non certo ai loro clienti e che, quindi, potrebbe rientrare nelle spese operative complessive. Resta però l'immagine, appunto simbolica, d'un paradiso fiscale che per primo aumenta e materializza delle richieste di pagamenti dirette ai gestori dei Tesori della finanza. La novità determinerà una rottura del lungo love-affairs contabile tra hedge fund e Isole Cayman? Chissà. Sarà sufficiente monitorare l'andamento degli investimenti che avranno come meta il paradiso fiscale delle Cayman attraverso questo strumento.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 20 Giugno 2011

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