In Cina in appena una settimana 48.643 persone sono intervenute nel dibattito sulla bozza di riforma per la tassa sul carburante, che è stata accolta bene dalla maggior parte degli interessati riporta la Commissione per lo Sviluppo e la Riforma nazionale.
Le linee essenziali della riforma
La riforma prevede l'abolizione di sei tariffe per la manutenzione e la gestione delle strade e delle autostrade. A Pechino queste tariffe vanno ad aggiungersi a circa 1.300 yuan (142.42 euro) per veicolo. Le tariffe variano a seconda della città. Il piano aumenterà, però, le tasse sulla benzina da 0,2 yuan (0,02 euro) per litro a 1 yuan (0,11 euro) e per le tasse sul carburante diesel da 0,1 yuan (0,01 euro) a 0,8 yuan (0,09 euro). Il piano punta a fissare un tetto alle tariffe e probabilmente a diminuire l'uso dell'automobile.
La consultazione pubblica
La bozza di riforma in Cina è stata resa pubblica al pubblico per commenti e suggerimenti tra il 5 e il 12 dicembre dalla Commissione per lo Sviluppo e la Riforma nazionale, dal ministero delle Finanze, dei Trasporti, dell'Amministrazione e della Fiscalità. La consultazione pubblica della bozza è stata lanciata durante una conferenza stampa di fine novembre da Zhang Ping, Ministro della Commissione per lo Sviluppo e la Riforma Nazionale che ha sottolineato i 4 obiettivi della riforma: equa tassazione, sistema regolato di prezzi, tutela dell'energia e meno oneri finanziari per le persone. "E' giusto che più le persone consumano petrolio, più paghino per esso. L'aumento delle tasse sulla benzina servirà a coprire i costi di manutenzione e di gestione delle strade e delle autostrade, sovvenzionando le perdite dei governi locali dovute all'abolizione dei pedaggi delle strade", ha affermato il ministro.
Vantaggi e svantaggi del piano
Un buon numero di lettere, fax e email ricevute per la riforma erano favorevoli ai cambiamenti delineati nel piano di riforma. L'abolizione delle tariffe annuali potrebbe rendere più economica la benzina per le persone che usano raramente gli autoveicoli ma le tasse più alte sulla benzina significano anche che gli autisti abituali potrebbero finire per sobbarcarsi il maggior costo economico. Comunque, Xu Kunlin, vice capo del dipartimento dei prezzi della Commissione per lo Sviluppo e la Riforma nazionale, ha affermato che gli attuali prezzi sul carburante diminuiranno leggermente quando il Paese attuerà la nuova riforma dal 1° gennaio del nuovo anno.
La situazione attuale in Cina
Attualmente, gli autisti cinesi stanno pagando molto di più per il carburante rispetto agli autisti degli altri paesi. I prezzi della benzina fissati dal governo sono rimasti invariati dal mese di giugno nonostante il crollo globale dei prezzi del petrolio greggio. Delle 48.643 persone intervenute sulla riforma, il 58,5 per cento proveniva dal mondo degli autisti di automobili private, il 19,8 per cento da persone senza nessuna automobile, il 5,9 per cento dalle aziende ed organizzazioni, il 5,4 per cento da proprietari di motociclette e il restante 3,5 per cento da proprietari di camion merci. Alcune persone si sono mostrate favorevoli alla riduzione dei prezzi del carburante, altre volevano che fossero aumentate per il risparmio energetico e per la riduzione delle emissioni. Un altro gruppo invece chiedeva al governo di offrire più sussidi alle aziende colpite dalla crisi economica, come le compagnie dei taxi e dei trasporti pubblici. I funzionari della Commissione per lo Sviluppo e la Riforma nazionale hanno detto che prenderanno seriamente in considerazione tutti i commenti e i feedback ricevuti sulla bozza di riforma e miglioreranno il piano prima di sottoporlo al Consiglio di Stato, il consiglio dei Ministri della Cina per l'approvazione finale.
I precedenti in materia
La Cina sta spingendo per una riforma delle tasse sul carburante da molti anni. L'idea era nata nel 1994. I dirigenti del governo e gli economisti sostengono che l'attuale crollo del prezzo globale del petrolio presenta una serie di opportunità per questa riforma. Il prezzo globale del petrolio greggio è sceso quasi del 70 per cento, da un picco di 147 dollari per barile a metà luglio.
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