Dal mondo
Cina, nel 2008, 84 miliardi nelle casse del fisco dalle aziende private
Il gettito dell’imposta sui profitti, che deriva dalle sole imprese private, registra un incremento del 19 per cento rispetto allo scorso anno
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 Il prolungato e ossessivo effetto domino della crisi della finanza internazionale non sembra aver rallentato, né indebolito, la costante rincorsa del settore privato all’interno dell’economia cinese. I bilanci delle imprese, che operano al di fuori dell’ombrello protettivo dello Stato, continuano a esibire ricavi e profitti in decisa crescita. E questo nonostante l’altalena delle Borse, l’attuale arretramento dell’export, la flessione della domanda interna e lo slittamento del Pil dall’11,9 per cento del 2007 al 9 per cento atteso per l’anno in corso. In particolare, a confermare il buono stato di salute sperimentato al momento dalle aziende private del Dragone, hanno provveduto i numeri, niente affatto negativi e piuttosto rassicuranti, contenuti all’interno dell’ultimo Rapporto elaborato dalla Federazione dell’Industria e del Commercio, sorta di Confindustria cinese, reso pubblico in questi giorni.

 Il settore privato corre e il Fisco ringrazia

Il dato più significativo interessa le stime e le proiezioni relative all’andamento dei profitti contabilizzati sui bilanci delle società e riportati all’interno dei documenti fiscali trasmessi all’Amministrazione tributaria. Numeri questi rassicuranti che dovrebbero consegnare all’erario, entro fine anno, la somma record di ben 84 miliardi di euro. In pratica, si tratta del gettito atteso, a fine 2008, dell’imposta sui profitti derivante dagli operatori economici attivi nel soltanto settore privato e quindi completamenti sganciati dal pubblico. Comparto questo che, nonostante lo sperimentarsi e l’affermarsi da almeno un trentennio del modello del sinocapitalismo, continua comunque a occupare una quota di maggioranza assoluta all’interno dell’economia e del mercato cinesi, Spiccano le rare eccezioni in aree specifiche del sistema produttivo domestico lasciate completamente al privato. A ogni modo, qualora il dato fosse confermato a dicembre, si tratterebbe d’un incremento significativo pari al 19 per cento rispetto ai circa 70 miliardi di euro incassati dal Fisco nel 2007 e versati da centinaia di migliaia di imprese private. Una cifra di rilievo che, nonostante si tratti ancora in parte d’una stima, dovrebbe temperare i timori attuali sull’estensione radicale della crisi anche ai bilanci degli operatori del private-business

Non solo luci anche ombre sull’economia del Dragone

In realtà, l’effetto domino della crisi internazionale sembrerebbe già visibile e rintracciabile anche all’interno dell’economia cinese. Tra le pieghe del Rapporto infatti si indica in circa 67 mila il numero delle piccole e medie aziende che, nel corso del semestre passato, hanno già registrato una contrazione netta dei ricavi. Un fatto legato proprio all’impennarsi del prezzo delle materie prime e alla flessione subita dalle esportazioni a causa dell’indebolimento della capacità di spesa manifestata dai milioni di consumatori alloggiati all’interno dei confini dei Paesi ricchi. Dunque, l’ottima performance realizzata sul versante del fisco non sembra cancellare i dubbi che persistono sulla tenuta dell’economia del Dragone. A questo riguardo, due le soluzioni prospettate dagli estensori del Rapporto per rafforzarne i fondamentali: potenziare gli investimenti in ricerca e innovazione, prediligendo interventi in settori a elevato contenuto tecnologico; delocalizzare le aree della produzione dalle zone più orientali, oramai definite ricche dagli stessi imprenditori cinesi, in direzione di quelle centrali e occidentali. Un transito di capannoni industriali, stabilimenti e filiere produttive che, a breve, dovrebbe poter beneficiare di significative riduzioni sul capitolo dei costi operativi e, soprattutto, d’un taglio deciso nelle spese riservate a stipendi e salari. 

Stefano Latini
pubblicato Venerdì 24 Ottobre 2008

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