Dal mondo
Cina: sugli immobili di lusso
Ici sì oppure no? E perché?
Dopo l'annuncio di fine anno del ministro delle Finanze è dell'ultima ora la notizia di un freno sui tempi di ingresso

"La Cina si fa sempre meno rossa", "la Cina tassa l'abitazione" sono alcuni dei titoli d'apertura utilizzati dalle maggiori testate giornalistiche specializzate per i numeri di fine e inizio d'anno. A fornire il pretesto, l'annuncio del ministro delle Finanze favorevole a introdurre, nel 2011, la tassa sugli immobili a uso abitativo. A essere coinvolte Chongqing e Shanghai. La prima, considerata la municipalità più estesa con status di provincia e il maggiore indice demografico della Repubblica popolare; la seconda, oltre a collocarsi al secondo posto tra le municipalità autonome, con la più alta densità demografica al mondo.

Le modalità di introduzione del tributo
Il governo municipale delle due metropoli avrebbe dovuto iniziare a riscuotere l'imposta immobiliare nel primo trimestre di quest'anno, dopo aver recepito dal governo centrale le linee guida per la definizione della tipologia immobiliare su cui far gravare l'imposta e l'aliquota percentuale da applicare ai fini della tassazione. Secondo le anticipazioni fornite da fonti d'agenzia di stampa, la tassa avrebbe dovuto coinvolgere i nuovi acquisti senza incidere sui pluri-proprietari di lunga durata con una imposizione fiscale valutata nell'ordine dell'1% del valore dell'immobile.

Le notizie dell'ultima ora
Secondo fonti ben informate sembra che il governo cinese stia riflettendo seriamente sull'opportunità di introdurre il tributo immobiliare. A giustificare la presa di posizione le notizie provenienti dal mercato immobiliare che, nell'ultimo periodo dell'anno, hanno registrato un sensibile aumento delle vendite di unità abitative. Due fronti si sarebbero costituiti, secondo fonti vicine al governo di Pechino, sulla proposta. Il primo a favore e l'altro contrario all'introduzione dell'imposta immobiliare. A beneficiare della situazione di stallo gli speculatori edilizi che continuano a far lievitare i prezzi delle case. Secondo la SouFun Holdings Ltd, una delle principali società operative nel settore immobiliare, con un proprio sito web, nel solo mese di dicembre 2010, i costi degli immobili, nella Repubblica popolare cinese, sono saliti dello 0,9% rispetto al mese precedente. 

Le motivazioni alla base della proposta
L'introduzione di questo tributo va inquadrata nel particolare momento storico che sta attraversando la Repubblica popolare cinese. Nel solo 2010 il valore delle case è cresciuto del 20% (dati forniti dal Creis: China real estate index system), ad eccezion fatta del Hangzhou, che ha registrato un rialzo dei prezzi del 47,1 %, del Chongqing, con un aumento del 37,9% e di Pechino che ha rilevato un aumento medio del prezzo degli immobili ad uso abitativo del 37,1%. Fra i motivi che hanno indotto il ministro delle Finanze ad annunciare l'introduzione del tributo, la volontà del governo di porre un freno alla costante crescita dell'inflazione. L' "Ici cinese" non nasce quindi da una mera esigenza di cassa ma dal fatto che il boom economico ha inciso al rialzo sui prezzi degli immobili cresciuti a dismisura. E, per poter porre un freno alla bolla speculativa, si è pensato di scoraggiare l'acquisto di immobili di lusso. Finora tale tributo ha trovato applicazione soltanto agli immobili adibiti a uso commerciale.

 

Valerio Giuliani
pubblicato Venerdì 14 Gennaio 2011

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