Dal mondo
Colombia: dall’America all’Europa
la lotta alla corruzione è globale
L’Ocse ha invitato la Colombia ad aderire alla convenzione internazionale firmata nel 1997 da trentaquattro Stati
ocse
Lotta efficace contro la corruzione ma anche intensificazione degli sforzi per creare parità di condizioni. Sono i due principali obiettivi che Richard Boucher, Segretario generale aggiunto dell’Ocse, ha indicato, invitando ufficialmente la Colombia a firmare la Convenzione contro la corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali. A suggellare l’invito, l’incontro a Bogotà con il presidente colombiano, Juan Manuel Santos. Nel corso del meeting è stata formalizzata l’adesione della Colombia al gruppo di lavoro costituito in seno alla organizzazione parigina, primo passo propedeutico alla firma della convenzione. 
 
La conferenza internazionale di Cali
Nel maggio di quest’anno proprio la Colombia è stata al centro della seconda conferenza internazionale sull'attuazione della convenzione interamericana contro la corruzione. All’accordo, firmato nel 2002, hanno aderito 31 Stati membri dell’Oas, organizzazione che comprende i 35 Stati indipendenti delle Americhe. La convenzione intermericana contro la corruzione contiene importanti disposizioni per la prevenzione, la lotta e il monitoraggio contro la corruzione. Il Mesicic, acronimo spagnolo di Mecanismo de Seguimiento de la Implementación de la Convención Interamericana, è il principale strumento di cooperazione per sostenere lo sviluppo della Convenzione interamericana contro la corruzione attraverso la cooperazione tra gli Stati firmatari.
 
Gli step successivi 
Spetta ora alla Colombia adottare i procedimenti legislativi nazionali necessari per la ratifica e l'adesione. La Colombia, come gli altri membri del Gruppo di lavoro sulla corruzione e, secondo le procedure previste, sarà sottoposta a una serie di controlli dettagliati e rigorosi sul contenuto delle leggi anti-corruzione approvate in sede legislativa. L’obiettivo è confermare l’aderenza agli standard della Convenzione e la loro effettiva attuazione sul piano pratico.
 
Gli accordi con la Svizzera
L’invito formulato dall’Ocse segue, in ordine cronologico, un altro importante accordo siglato dalla Colombia. La Svizzera, nei giorni scorsi, ha ufficializzato l’intenzione di rafforzare il trattato bilaterale di assistenza giudiziaria in materia penale contro la criminalità internazionale. Un accordo che consente alle autorità giudiziarie dei due Paesi di collaborare attivamente nella lotta al traffico internazionale di stupefacenti, alla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro e, non ultimo, alla corruzione e al terrorismo.
 
La Convenzione Ocse del 1997 
Risale al dicembre 1997 la firma della Convention on Combating Bribery of Foreign Public Officials, in International Business Transactions (The Anti-Bribery Convention) che 34 dei più grandi Paesi esportatori al mondo hanno concordato di firmare adottando regole comuni per punire le imprese o gli individui che contrattino tangenti. Da sottolineare che, all'epoca dell'accordo, le tangenti corrisposte ai pubblici ufficiali erano considerate illegali dalla normativa degli Stati aderenti. Ma non era ancora prevista l'ipotesi criminosa del pubblico ufficiale corrotto di un Paese estero. La Anti-Bribery Convention rappresenta, sotto questo profilo, una assoluta novità e una disposizione a carattere innovativo poichè introduce il concetto di "dazione di tangenti fatta a favore dei funzionari pubblici stranieri". 
 
Gli obiettivi della Convenzione
La Convenzione Ocse, grazie al monitoraggio effettuato su ogni singolo Paese mediante la tecnica del follow up e delle peer review (revisioni tra pari), mira a garantire che la lotta contro la corruzione non rappresenti una dichiarazione di principio ma disponga di strumento efficace di contrasto. L’obiettivo è creare una parità di condizioni tra gli Stati aderenti per una concorrenza leale. Da quando la Convenzione è entrata in vigore, ricorda una nota dell'Ocse, 199 persone e 91 aziende sono state sanzionate per reati di corruzione all'estero. I 34 paesi membri dell'Ocse compresa Argentina, Brasile, Bulgaria e Sud Africa sono parti della convenzione mentre la Russia è da poco membro del gruppo di lavoro sulla corruzione.
 
Evasione fiscale, riciclaggio e corruzione
Le indagini condotte da organismi internazionali come il Gafi, l’organismo che coordina la lotta di tutti i Paesi contro il riciclaggio e la criminalità economica, l’Uif, struttura nazionale incaricata di prevenire e contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo e il GRECO, l’organismo del Consiglio d’Europa deputato alla prevenzione e al contrasto della corruzione, hanno evidenziato la stretta correlazione tra evasione fiscale, riciclaggio e corruzione. Il GAFI, che da quest’anno vede nella sua struttura di vertice la presenza di un italiano, Giancarlo De Bufalo, esperto di questioni economiche e fiscal-finanziarie, già direttore generale del dipartimento del Tesoro, responsabile della direzione Affari finanziari internazionali, del dipartimento Affari generali, personale e amministrazione, membro permanente dell'Ocse e Segretario generale del Comitato per l'introduzione della moneta unica europea in Italia, ha da tempo segnalato i rapporti stretti tra corruzione e riciclaggio. Da tutti questi Rapporti emerge un sottile filo conduttore: le tasse non pagate agli Erari nazionali rappresentano un efficace strumento per acquisire quella necessaria provvista utile a pagare il prezzo della corruzione.
 
Gianluca Di Muro
pubblicato Martedì 6 Dicembre 2011

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