Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 16:07
Dal mondo
Controlli sulle aziende Usa? Accertata maggiore imposta per 15 miliardi di €
Sono le grandi imprese, con patrimoni superiori ai 250 milioni di dollari, quelle che evadono di più
Basta una sola ora dedicata a verifiche e controlli per accertare 5mila euro d’imposte non versate. In pratica, 83 euro al minuto. Più indietro le piccole società mentre le medie imprese risultano quelle meno propense a evadere. Quanto rende all’erario statunitense sottoporre annualmente a verifiche e controlli i bilanci delle imprese piccole, medie e, naturalmente, dei grandi gruppi? Semplice, circa 2mila euro per ogni singola ora di lavoro dedicata al controllo e al raffronto dei numeri riportati in dichiarazione. È questo infatti l’ammontare medio delle imposte aggiuntive, in pratica non versate, che il fisco provvede a richiedere successivamente alle aziende per ogni ora che i suoi ispettori, circa 30 mila, riservano all’esame e all’analisi dei bilanci e della documentazione contabile delle società oggetto di verifiche e controlli. Il dato che emerge con chiarezza, dall’elaborazione realizzata dal TRAC Institute - Transactional Records Access Clearinghouse - della Syracuse University sui dati ufficiali dell’Irs, l’agenzia statunitense delle Entrate, è che in questo campo il primato dell’evasione fiscale spetta alle grandi aziende, con patrimoni superiori ai 250 milioni di dollari, la cui maggiore imposta accertata a seguito di controlli effettuati dal fisco nel 2007 ha superato i 15 miliardi di euro, ovvero il 54 per cento del totale, riferibile a tutti i contribuenti, pari a circa 28 miliardi di euro. Stando così le cose, basterebbe il concentrarsi di 1 milione di ore in più di lavoro sul versante dell’accertamento per determinare, negli States, un’impennata della bolletta fiscale a carico delle aziende pari a 2 miliardi di euro fra imposte federali, tasse varie e tributi che il fisco provvederebbe a richiedere, a distanza d’un anno, alle aziende sottoposte a verifica e controllo.
Quanto rende 1 ora di controllo? Nel dettaglio, se 2 mila euro rappresentano una sorta di valore medio della maggiore imposta accertata per ogni singola ora di lavoro indirizzata sul capitolo dell’accertamento riservato alle società, più complesso è osservare come questo valore si ripartisce lungo la piramide della Corporate America, ovvero sull’intero sistema imprenditoriale statunitense. Un universo questo, composto da quasi 6 milioni di soggetti. A questo riguardo è utile rilevare che, mentre i controlli sulle piccole aziende, con patrimoni tra i 10 e i 50 milioni di dollari, rivelano circa 580 euro d’imposta evasa per ogni ora dedicata alle attività d’accertamento e di verifica, questa somma si riduce a 320 euro qualora i soggetti interessati dai controlli appartengano alla tipologia delle medie imprese, quindi con patrimoni che possono oltrepassare i 100 milioni di euro. Ma il dato più rilevante è quello relativo alle grandi aziende, ovvero a quelle società che esibiscono patrimoni che superano i 250 milioni di dollari. In quest’ultimo caso infatti, le statistiche dell’agenzia delle Entrate statunitense, elaborate dal Trac Institute - Transactional Records Access Clearinghouse - della Syracuse University, hanno svelato come una semplice ora di controlli sia sufficiente per far riemergere dall’oscurità ben 5 mila euro d’imposte non versate che, per diverse ragioni e comunque nella generalità dei casi riconducibili a forme di evasione e di elusione fiscale, non sono state correttamente riportate da chi avrebbe dovuto. In pratica, si tratta di 83 euro di entrate riemerse che, almeno inizialmente, mancavano all’appello. Peraltro, il dato relativo alla resa contabile dei controlli applicati sui bilanci delle grandi aziende chiarisce anche l’impatto deciso che le strategie antievasione, oltre alle politiche, possono avere se indirizzate in modo più specifico e ponderato piuttosto che in maniera generica, questione questa aperta al dibattito da almeno un decennio tra i responsabili dell’economia statunitense.
Ma il fisco ha cambiato strategia
Nonostante il concentrarsi di consolidate aree di evasione fiscale tra i bilanci di grandi aziende, in particolare transnazionali, il fisco statunitense nel corso del biennio passato ha mutato radicalmente la strategia applicata sul campo. Infatti, mentre i controlli sui grandi gruppi, incluse le ore di lavoro dedicategli, sono diminuiti del 20 per cento circa, sono parallelamente aumentati gli accertamenti condotti su imprese piccole e medie. Il risultato è che oggi, mentre in termini numerici le imprese sottoposte a controllo risultano in decisa crescita, le grandi società sembrano invece beneficiare d’una sorta di ‘clemenza fiscale’, dato che il tasso di controlli loro riservato si è in pratica ridotto al 26 per cento, mentre nel 2005 era fermo al 43 per cento.
Basta una sola ora dedicata a verifiche e controlli per accertare 5mila euro d’imposte non versate. In pratica, 83 euro al minuto. Più indietro le piccole società mentre le medie imprese risultano quelle meno propense a evadere. Quanto rende all’erario statunitense sottoporre annualmente a verifiche e controlli i bilanci delle imprese piccole, medie e, naturalmente, dei grandi gruppi? Semplice, circa 2mila euro per ogni singola ora di lavoro dedicata al controllo e al raffronto dei numeri riportati in dichiarazione. È questo infatti l’ammontare medio delle imposte aggiuntive, in pratica non versate, che il fisco provvede a richiedere successivamente alle aziende per ogni ora che i suoi ispettori, circa 30 mila, riservano all’esame e all’analisi dei bilanci e della documentazione contabile delle società oggetto di verifiche e controlli. Il dato che emerge con chiarezza, dall’elaborazione realizzata dal TRAC Institute - Transactional Records Access Clearinghouse - della Syracuse University sui dati ufficiali dell’Irs, l’agenzia statunitense delle Entrate, è che in questo campo il primato dell’evasione fiscale spetta alle grandi aziende, con patrimoni superiori ai 250 milioni di dollari, la cui maggiore imposta accertata a seguito di controlli effettuati dal fisco nel 2007 ha superato i 15 miliardi di euro, ovvero il 54 per cento del totale, riferibile a tutti i contribuenti, pari a circa 28 miliardi di euro. Stando così le cose, basterebbe il concentrarsi di 1 milione di ore in più di lavoro sul versante dell’accertamento per determinare, negli States, un’impennata della bolletta fiscale a carico delle aziende pari a 2 miliardi di euro fra imposte federali, tasse varie e tributi che il fisco provvederebbe a richiedere, a distanza d’un anno, alle aziende sottoposte a verifica e controllo. Quanto rende 1 ora di controllo? Nel dettaglio, se 2 mila euro rappresentano una sorta di valore medio della maggiore imposta accertata per ogni singola ora di lavoro indirizzata sul capitolo dell’accertamento riservato alle società, più complesso è osservare come questo valore si ripartisce lungo la piramide della Corporate America, ovvero sull’intero sistema imprenditoriale statunitense. Un universo questo, composto da quasi 6 milioni di soggetti. A questo riguardo è utile rilevare che, mentre i controlli sulle piccole aziende, con patrimoni tra i 10 e i 50 milioni di dollari, rivelano circa 580 euro d’imposta evasa per ogni ora dedicata alle attività d’accertamento e di verifica, questa somma si riduce a 320 euro qualora i soggetti interessati dai controlli appartengano alla tipologia delle medie imprese, quindi con patrimoni che possono oltrepassare i 100 milioni di euro. Ma il dato più rilevante è quello relativo alle grandi aziende, ovvero a quelle società che esibiscono patrimoni che superano i 250 milioni di dollari. In quest’ultimo caso infatti, le statistiche dell’agenzia delle Entrate statunitense, elaborate dal Trac Institute - Transactional Records Access Clearinghouse - della Syracuse University, hanno svelato come una semplice ora di controlli sia sufficiente per far riemergere dall’oscurità ben 5 mila euro d’imposte non versate che, per diverse ragioni e comunque nella generalità dei casi riconducibili a forme di evasione e di elusione fiscale, non sono state correttamente riportate da chi avrebbe dovuto. In pratica, si tratta di 83 euro di entrate riemerse che, almeno inizialmente, mancavano all’appello. Peraltro, il dato relativo alla resa contabile dei controlli applicati sui bilanci delle grandi aziende chiarisce anche l’impatto deciso che le strategie antievasione, oltre alle politiche, possono avere se indirizzate in modo più specifico e ponderato piuttosto che in maniera generica, questione questa aperta al dibattito da almeno un decennio tra i responsabili dell’economia statunitense.
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Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 23 Aprile 2008
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