Dal mondo
Cuba: arriva l’imposta che colpisce
i campi coltivabili lasciati a oziare
La misura punta ad aumentare la produttività agricola sfruttando i 917mila ettari di campi attualmente non in uso
agricolture
Si sa che l’ozio è il padre dei vizi. A Cuba però, i terreni “oziosi”, ovvero i campi che vengono lasciati incolti e quindi improduttivi, da quest’anno verranno tassati. Il governo cubano ha infatti introdotto da quest’anno l’Impuesto por l’ociosidad de tierras agricolas y forestales, un nuovo tributo che mira a stimolare lo sfruttamento di tutti i terreni coltivabili, penalizzando chi detiene appezzamenti potenzialmente operativi, ma che non vengono impiegati né per la produzione agricola né per il pascolo. Per ora saranno interessate alla nuova imposta solo le province di Pinar del Rio e Cienfuegos,  su cui si estendono  all’incirca 71mila ettari di terreni non coltivati, ma L’Avana sta già pensando di estendere la misura al resto dell’isola, su cui giacciono “a riposo” oltre 917mila ettari di campi lasciati inutilizzati.

Un obolo per rimettere in moto la produzione
A versare l’imposta saranno tutte le persone, fisiche o giuridiche, che detengono un terreno lasciato incolto, sia in qualità di proprietari, sia di tenutari di una proprietà statale. Il punto è che la porzione di terreno non deve restare “oziosa”: il che significa che per sottrarsi al pagamento il campo deve essere in qualche modo sfruttato per la coltivazione o per l’allevamento, oppure può costituire una zona forestale. Sono ovviamente esclusi dall’obolo i campi tenuti a riposo per la rotazione delle colture oppure quelli che risultano inutilizzabili per la presenza massiva di erbacce e piante infestanti, come il diffusissimo marabù. A far fede sullo stato del terreno sono i dati contenuti nel “Certificato di utilizzo” che il Ministero dell’agricoltura  comunicherà sia ai detentori dei terreni sia all’Oficina nacional de administracion tributaria (Onat), l’Agenzia delle Entrate cubana. Il certificato contiene i dati censiti nel “Bilancio dell’uso e del possesso della terra”, una sorta di anagrafe dei terreni che viene aggiornata annualmente e che raccoglie i dati relativi alle caratteristiche dei terreni, alla loro estensione e al loro impiego. Non appena il terreno tornerà ad essere utilizzato, i tenutari potranno presentare la domanda per far riconoscere al Ministero il venir meno dell’obbligo impositivo.

Si paga a seconda di quanto il terreno potrebbe dare
Sui terreni che risultano non impiegati in alcun modo sarà dovuto un importo per ettaro che varia a seconda della produttività potenziale del suolo: si va dai 45 pesos dovuti per gli appezzamenti adatti solo per il ripopolamento boschivo ai 180 pesos richiesti per il mancato uso di terreni altamente fertili, su cui è possibile, cioè, innestare colture diversificate ad alto rendimento.
Il tributo non sarà deducibile come costo d’impresa, nel caso in cui il soggetto passivo sia una persona giuridica, né come spesa dal reddito delle persone fisiche.
 
I numeri dell’agricoltura cubana
La misura fiscale punta a riportare in produzione quel circa 14,3% di terreni agricoli cubani lasciati inoperosi e si inserisce nel solco dei Nuevos Lineamientos de la Politica Economica y Social elaborati dal governo cubano nel 2011, orientati, tra gli altri obiettivi, a favorire la produzione autoctona del fabbisogno alimentare del Paese e a emanciparlo dalla dipendenza dalle importazioni (che attualmente coprono l’80% del consumo di alimenti della popolazione). Allo scopo, negli ultimi anni, L’Avana ha varato diverse azioni per aumentare la produzione agricola, in particolare assegnando in usufrutto terreni statali, coinvolgendo nella produzione agricola oltre 400mila agricoltori e dando impulso alle comunità rurali e cooperative con norme ad hoc per favorire lo sviluppo e l’integrazione della filiera produttiva. Coerentemente con questa impostazione, il gettito che verrà raccolto con la nuova tassa, fa sapere il governo, sarà direttamente reinvestito in ulteriori programmi di sviluppo agricolo del Paese. 
Anna D'Angelo
pubblicato Venerdì 9 Febbraio 2018

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