Dal mondo
Dati clientela, sbarca negli Usa
la comunicazione delle banche
Il vincolo di trasmissione dei dati e delle informazioni della clientela applicato in Italia diventa un modello esportabile
stati dell'unione

Il made in Italy non è  affatto in crisi, anzi, è proiettato alla conquista di nuovi mercati. L'obbligo di comunicazione dei dati dei propri clienti, per esempio, operativo in Italia, risulta oramai prossimo ad esser fatto proprio anche dagli States, come modello di riferimento destinato a segnare una nuova stagione nel contrasto all'evasione internazionale. Infatti lo schema generale che costituisce l'infrastruttura normativa del disegno di legge depositato ieri presso le Commissioni redigenti del Congresso Usa, è largamente sovrapponibile, sia per le finalità che per gli strumenti utilizzati, al vincolo di trasmissione dei dati e delle informazioni applicato nel nostro Paese. La platea dei soggetti interessati varia, essendo l'iniziativa sponsorizzata da Obama indirizzata soprattutto a banche e istituti stranieri, ma la sostanza resta la stessa, incentivare la lotta all'evasione, soprattutto quella che fa rotta sui paradisi fiscali, e fare luce sui canali che, per decenni, hanno consentito soprattutto a decine di migliaia di contribuenti facoltosi e a centinaia di grandi aziende di sottrarre almeno 100 miliardi di dollari l'anno al fisco americano. Una stima questa elaborata dagli esperti dell'ufficio contabile del Congresso, ma già soggetta ad ampie rivisitazioni invariabilmente tendenti verso l'alto, essendo la cifra di 100miliardi considerata frutto d'una soglia indicativa, una sorta di base di partenza nel calcolo del gap determinato nel gettito delle entrate fiscali dall'evasione targata offshore.

La norma contro i paradisi fiscali in attesa di verifiche
Tutti d'accordo, nessuna voce fuori dal coro. Il consenso dei membri del Congresso, la benedizione del Presidente degli Stati Uniti, il sostegno aperto, anche se meditato, del numero 1 del Tesoro, Timothy Geitner e, per finire, il supporto tecnico del Direttore dell'Agenzia delle Entrate statunitense, Doug Shulman. Insomma, la norma è già stata battezzata consensum law, anche se all'appello manca ancora il voto definitivo delle aule di Camera e Senato. È rimandato, quindi, il momento decisivo, quando inizieranno ad emergere gli interessi contrastanti e le inevitabili divergenze da cui nessuna norma, che di fatto riduce lo spazio di manovra in territorio Usa, può risultare esente.

Gli Usa chiudono le porte a chi non s'adegua e sovratassa per chi non comunica
Per le banche estere, per gli intermediari finanziari stranieri e nazionali e per le società specializzate nella gestione di asset patrimoniali, due sono le vie percorribili. Possono provvedere, come prescritto dalla norma, all'invio della comunicazione con i dati sui clienti statunitensi titolari di conti all'estero e per i quali sono state effettuate transazioni finanziarie o operazioni extra-conto. In caso contrario, scatta la sovrattassa del 30% sui redditi prodotti dai patrimoni gestiti dalla banca o dall'istituto di credito. Ma il rischio maggiore per gli operatori esteri è di vedersi sbarrato l'accesso al mercato finanziario statunitense, con l'effetto di essere espulsi da un sistema capace di movimentare annualmente oltre 40mila miliardi di dollari. Ai contribuenti è inoltre indirizzato l'obbligo di riportare in dichiarazione coordinate e dettagli relativi ai conti esteri. Adempimento questo che scatta soltanto a condizione che le somme alloggiate in depositi esteri siano superiori a 50mila dollari.
 

Stefano Latini
pubblicato Giovedì 29 Ottobre 2009

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