la Commissione rilancia
Il mercato unico, dalla sua istituzione nel 1993, ha sviluppato le potenzialità nella creazione di nuovi posti di lavoro e nella libertà di operare in un ambito più vasto. Il mercato interno dell'Unione europea è un mercato in cui le merci, i servizi, i capitali e le persone circolano liberamente, e all'interno del quale i cittadini europei possono liberamente vivere, lavorare, studiare o fare affari.
L'articolo 39 del Trattato europeo
Questa libertà fondamentale, sancita dall'articolo 39 del trattato CE, consente di:
- cercare lavoro in un altro paese;
- lavorare in un paese diverso dal proprio senza bisogno di un permesso di lavoro;
- vivere in questo paese a tale scopo;
- restarvi anche quando l'attività professionale è giunta a termine;
- godere della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali per quanto riguarda l'accesso al lavoro e le condizioni di lavoro, nonché di qualsiasi altro vantaggio sociale e fiscale che possa agevolare l'inserimento nel paese ospitante.
Quando bilancio fa rima con rilancio
A un anno dalla scadenza del termine per l'attuazione della direttiva servizi è possibile azzardare un primo bilancio sull'andamento del mercato unico dei servizi, che risulta ancora non intermente realizzato. Ma qual è l'attuale livello di sviluppo? I dati ufficiali parlano di uno stato di avanzamento pari a due terzi del Pil e dei posti di lavoro dell'Unione europea ma attestato a quota un quinto degli scambi totali all'interno dell'Unione, con un indice di operatività delle Pmi che sfiora l'8%. Tali parametri inducono la Commissione europea ad insistere fiduciosamente nella messa a punto di strategie mirate ad epurare le criticità emerse nel corso delle periodiche rilevazioni.
Una previsione obbiettiva era stata effettuata nella comunicazione "Verso un atto per il mercato unico per un'economia sociale di mercato altamente competitiva" , adottata il 27 ottobre 2010, nella quale si stimava che l'ottimizzazione del funzionamento del mercato unico dei servizi avrebbe consentito di iscrivere utili annui compresi tra 60 e 140 miliardi di euro, corrispondenti ad un potenziale di crescita tra lo 0,6 a l'1,5% del PIL con ampia possibilità di rilancio delle piccole imprese innovative, lese nelle loro possibilità di affermazione dalle sferze della perdurante crisi economica.
I test di efficienza
La Commissione intende, dunque, eseguire, nel 2011 e nel successivo 2012, un "test di efficienza" del mercato unico dei servizi, ossia una piattaforma di dialogo con gli Stati membri, in cui l'attuazione della direttiva ha provocato problemi di applicazione e reflussi dovuti in misura significativa alla sclerotizzazione di tecniche amministrative difficilmente permeabili alla semplificazione e alla ultrattività di apparati poco efficienti.
Gli ostacoli giuridici e amministrativi rappresentano fattori inibitori delle possibilità di effettuare transazioni in Stati dell'Unione europea diversi da quello di appartenenza e, contestualmente, di una nuova attività ovvero di affermazione (che sono gli obbiettivi che hanno ispirato la Direttiva servizi).
Un elevato livello di qualità per i servizi
La Direttiva nel quadro della "strategia di Lisbona" mira alla implementazione del mercato interno dei servizi , che può avere concreta attuazione solamente se s'instaura un quadro giuridico generale favorevole all'esercizio della libertà di stabilimento dei prestatori di servizi, nonché della libera circolazione dei servizi, garantendo nel contempo un livello di qualità elevato per i servizi stessi. Una simile prospettiva si rivela utopistica se da parte degli Stati se non si svecchiano schemi culturali o organizzativi che precludono anche un rafforzamento dei diritti dei destinatari dei servizi in quanto utenti dei medesimi e non s'intensifica una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri.
L'obiettivo legislativo
L'intento del legislatore comunitario è olimpico ma non impossibile. Occorre considerare che il campo d'applicazione comprende qualsiasi servizio fornito dietro corrispettivo economico in ragione della peculiarità di talune attività o professioni e della specificità di alcuni servizi. Sono, queste ultime, tipologie tassativamente escluse, ossia:
- i servizi non economici d'interesse generale;
- i servizi finanziari (quali l'attività bancaria, il credito, l'assicurazione e la riassicurazione, le pensioni professionali o individuali, i titoli, gli investimenti, i fondi, i servizi di pagamento e quelli di consulenza nel settore degli investimenti);
- i servizi di comunicazione elettronica in relazione alle materie disciplinate dalle direttive in materia;
- i servizi nel settore dei trasporti, ivi compresi i servizi portuali;
- i servizi delle agenzie di lavoro interinale;
- i servizi sanitari,
- i servizi audiovisivi;
- le attività di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna;
- le attività connesse con l'esercizio di pubblici poteri;
- taluni servizi sociali (nel settore degli alloggi, dell'assistenza all'infanzia e del sostegno alle famiglie e alle persone bisognose);
- i servizi privati di sicurezza;
- i servizi forniti da notai e ufficiali giudiziari nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione.
L'importanza della semplificazione amministrativa
Si diceva della maggiore duttilità di sistemi ordinamentali snelli e dinamici nel recepimento delle istanze comunitarie. La semplificazione delle procedure e delle formalità applicabili per accedere a un'attività di servizi ed esercitarla giocano, comprensibilmente, un ruolo dirimente. È la Direttiva, d'altra parte, ad indicare taluni step prevedendo l'istituzione di sportelli unici presso i quali il prestatore possa espletare tutte le formalità necessarie per esercitare la propria attività e l'obbligo di rendere possibile l'espletamento di tali procedure per via elettronica.
L'impegno più grande va riposto, si ripete, in molti casi nell'eliminazione degli ostacoli giuridici e amministrativi allo sviluppo del settore dei servizi perché richiede lo svecchiamento di una cultura organizzativa cristallizzata che oppone resistenza con la medesima cogenza anche alla necessità di facilitare la libera prestazione temporanea di servizi transfrontalieri .
Per rafforzare la libera prestazione di servizi, gli Stati membri debbono assicurare il libero accesso a un'attività di servizi nonché il suo libero esercizio sul loro territorio. Lo Stato membro nel quale il prestatore di servizi si reca potrà, infatti, imporre il rispetto dei propri requisiti soltanto a condizione che siano non discriminatori, proporzionati e giustificati per ragioni relative all'ordine pubblico, alla pubblica sicurezza, alla salute pubblica o alla tutela dell'ambiente. Ovviamente agli utenti dei servizi va, nel contempo, riconosciuto il diritto dei destinatari ad ottenere informazioni sulle regole applicabili ai prestatori, qualunque sia il loro luogo di stabilimento e sui servizi offerti da un prestatore di servizi. La bontà dei risultati ai quali mira la Commissione con il test non può non riconoscere il ruolo della cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri.
Lo stabilimento e la libera circolazione dei servizi nell'Unione europea richiede un obbligo legale vincolante per gli Stati membri di cooperazione (anche attraverso il sistema elettronico di scambio di informazioni) con le autorità di altri Stati membri per garantire un controllo efficace delle attività di servizi nell'Unione, evitando una moltiplicazione dei controlli.
Le proposte della Commissione e i campi d'interesse
La comunicazione della Commissione, sulla base della "valutazione reciproca" svolta dall'Unione europea e dai suoi Paesi membri nel 2010 sullo stato di applicazione della direttiva servizi nel miglioramento del mercato unico nel settore, contiene proposte utili a valutare l'impatto della legislazione dell'Unione europea in una serie di importanti comparti dei servizi. In particolare quelli diretti sia ai cittadini (interessati agli effetti positivi della concorrenza dei prezzi di mercato) sia agli imprenditori (in particolare le piccole imprese che rappresentano il 95% del settore dei servizi), interessati a intraprendere una nuova attività nel proprio Paese o all'estero, a vendere servizi in altri Paesi Ue, ad acquistare servizi da altri Paesi.
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