Dal mondo
Export&Fisco un primato gemello per Hong Kong
Boom delle esportazioni con 2.700 miliardi di dollari e record delle entrate fiscali che superano i 25 miliardi di dollari
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Per l’erario si tratta di un bottino copioso dato che mette a segno, rispetto al 2006, un incremento sostanziale del 29 per cento mentre per le esportazioni, inclusi i beni riesportati, nel corso dell’ultimo decennio, la crescita risulta superiore ai 1.000 miliardi di dollari, segnando un +84 per cento. Vola l’export dell’ex possedimento britannico, Hong Kong, oggi porta d’ingresso principale, anzi obbligata, in direzione del mercato cinese in continua espansione. Un balzo da record che non conosce modelli di riferimento. D’altra parte come illustrare, senza ricorrere a virtuosità di bilancio e a misure fiscali di fatto non eccezionali, la galoppata delle esportazioni, inclusi i beni riesportati, che nel corso dell’ultimo decennio, dal 1997 al 2007, sono cresciute di oltre 1000 miliardi di dollari, segnando un + 84 per cento, e transitando dai 1400 miliardi registrati nell’oramai lontano ‘97 ai 2700 miliardi, 2688 per l’esattezza, contabilizzati l’anno passato? Davvero ostico escogitare una soluzione plausibile che chiarisca i percorsi e le dinamiche d’un Paese, geograficamente dalla taglia modesta, capace di gestire un volume di esportazioni di gran lunga superiore al Pil italiano. Forse è merito del fisco? Chissà….

Export&Fisco: il primato gemello

Resta il fatto che la rincorsa senza limiti sperimentata dal crescere progressivo del volume dei beni esportati è stato accompagnato, nel medesimo periodo, dal boom delle entrate fiscali. Riguardo ai numeri del fisco, entrando nel dettaglio, l’ultimo dato diffuso dall’Amministrazione tributaria di Hong Kong ha fatto registrare un gettito complessivo di oltre 25 miliardi di dollari. Un bottino copioso per l’erario che mette a segno, rispetto al 2006, un incremento sostanziale del 29 per cento.





* Gettito complessivo delle entrate fiscali riscosse nel corso del 2007 suddiviso per voci principali: imposta sul reddito delle persone fisiche, tassa sulla proprietà, imposta sui profitti, tassa di registro e imposta sui giochi.
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari).
Fonte: IRD.


Ma la sorpresa maggiore interessa la ripartizione delle entrate fiscali. Infatti, a differenza di quanto solitamente avviene nei Paesi ad economia avanzata, è l’imposta sui profitti, oltre 11 miliardi di dollari, che occupa la posizione principale, mentre l’imposta sui redditi delle persone fisiche non oltrepassa i 5 miliardi di dollari, Insomma, come dire che ad Hong Kong le imprese versano una quota maggiore di ricchezza nelle casse della collettività, a differenza di quanto si verifica in altri paesi. Si tratta in questo caso d’una decisa inversione di tendenza.

L’importanza delle regole alla base dello sviluppo
Più indietro invece le posizioni di rincalzo sono occupate dalla tassa di registro, 6,7 miliardi di dollari, e da quella sui giochi. Entrambe, soprattutto per dimensione e continuità, sono emblematiche di due tratti peculiari, forse insoliti, dei sette milioni di residenti registrati ad Hong Kong e del sistema di tassazione che vi trova applicazione. Ovvero, richiedere, distribuire, rilasciare ed esibire documenti ufficiali, licenze e atti amministrativi, costa molto e spesso richiede passaggi obbligati e strettoie nient’affatto usuali. Per alcuni questo è il prezzo inevitabile da sostenere per garantire il funzionamento d’un sistema complesso che produce ricchezza ad una velocità sfrenata, e che però necessità di norme e di regole rigorose per non svincolarsi o slontanarsi completamente dal rispetto delle procedure. Un evento questo che potrebbe avere ripercussioni negative in termini di declassamento e di venir meno del tasso d’affidabilità del modello economico e sociale di cui Hong Kong oggi rappresenta uno dei vertici di maggior interesse e appeal.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 8 Maggio 2008

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