Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
Fisco&Diamanti, la ricetta del miracolo economico del Botswana
Nel 2007, le entrate fiscali hanno superato il gettito garantito dai diamanti, un segno evidente dei mutamenti in atto nell’economia
Una politica fiscale rigorosa, attenta agli investitori esteri e alla tenuta dei conti pubblici. E mentre il reddito pro-capite cresce, il Pil vola all’8 per cento e le entrate fiscali (più di 1,5 miliardi di dollari) scavalcano il gettito garantito dal business dei diamanti. Una performance da primato per un'area storicamente priva di entrate fiscali. È il Botswana l’unico Paese africano, oltre al Sud Africa, con una voce riconoscibile a Wall Street, e per giunta ben distinta. La ragione d’una tale stima per diversi decenni è stata imputata al fatto che il Botswana contribuisca con le sue miniere a immettere sul mercato mondiale dei gioielli e dei beni di lusso all’incirca 1/3 dei diamanti trattati, lavorati e venduti. In pratica, una sorta di miniera del tesoro a cielo aperto, se non fosse che le miniere in fondo esistono e, nonostante tutto, vanno dissotterrate, incavate e svuotate. Attività queste gestite da centinaia di piccole e medie aziende locali, naturalmente sotto la cabina di regia attenta di altrettanti investitori internazionali che con un occhio ai lavori e l’altro ai bilanci dal 1970, anno del primo boom diamantifero domestico, risiedono soddisfatti all’interno dei confini del Paese sub-sahariano.
I numeri del miracolo: pil/reddito e….Fisco
In realtà, tanta gioia è condivisa da anni anche dalla popolazione locale, per una serie di ragioni piuttosto semplici. Innanzitutto, il prodotto interno lordo del Botswana nel 2008 dovrebbe aver superato i 10 miliardi di dollari, un corsa questa che spingerà il reddito pro-capite oltre la soglia dei 6 mila dollari, confermando di fatto la posizione del Paese tra quelli più solidi, sotto il profilo di stipendi e salari, tra gli Stati africani. Infatti, come risulta almeno dalle ultime analisi realizzate dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale, meno di 1/4 della popolazione residente vive con la disponibilità di un solo dollaro giornaliero. Anzi, già a fine anno si dovrebbe scendere al gradino del 20 per cento. Una riduzione questa nient’affatto ottimale né allegra che però costituisce un mark positivo d’estremo interesse per chi da tempo attende il risveglio o addirittura l’avvento d’un Risorgimento del Continente africano.

Andamento dei flussi degli investimenti esteri diretti e la crescita del reddito pro-capite sperimentate, in valori medi, dal Botswana nel corso degli anni ’90 e nel periodo 2000-2007
(i numeri riportati nel grafico sono espressi in milioni di dollari, in riferimento agli investimenti esteri diretti, e in migliaia di dollari per quanto riguarda l’indicazione dei valori medi sperimentati dal reddito pro-capite dei residenti).
Fonte: elaborazione dati World Bank
Un segnale ancor più vistoso del buon andamento dell’economia del Botswana è dato anche dal raffronto dei valori medi del reddito pro-capite che mentre nel corso degli anni ’90 si attestava a 1.300 dollari, a partire dall’ingresso nel nuovo millennio è balzato, sempre in valore medio, a 4000 dollari, in pratica triplicando. Un progresso questo che ha consentito al Botswana di entrare a far parte del club dei Paesi della fascia medio bassa lasciandosi alle spalle la geografia dei bassi redditi e distanziandosi da quella dei paesi più poveri. Ma la sorpresa, per molti, riguarda l’adozione nel tempo d’una politica fiscale equilibrata, ovvero orientata sul mantenimento d’un bilancio pubblico solido, non esposto a deficit e a conti in rosso ricorrenti. Un sistema questo che si fonda sull’applicazione d’un sistema di regole e di norme in materia di tasse e tributi che risulta piuttosto certo e rigoroso, soprattutto a confronto con le altre realtà africane. In particolare, i punti di maggior interesse riguardano l’imposta sui profitti, la cui aliquota è ferma al 15 per cento mentre la definizione delle norme è oramai tale da favorire da anni gli investimenti, gli acquisti, i trasferimenti e le transazioni poste in essere da soggetti e investitori esteri.
Il Fisco supera i diamanti
Mentre l’economia continua a volare, mantenendo un passo pari all’8 per cento, anche le entrate fiscali non accennano a rallentare. Considerando che gli incassi dello Stato ammontano all’incirca a 3 miliardi di dollari, di questi 1 miliardo e 800 milioni di dollari provengono dal versamento di imposte, tasse tributi, mentre la quota restante è legata al boom del business dei diamanti e riguarda quindi licenze, il pagamento di dazi, ed esborsi legati all’Amministrazione di intere aree devote allo sfruttamento minerario.
Una politica fiscale rigorosa, attenta agli investitori esteri e alla tenuta dei conti pubblici. E mentre il reddito pro-capite cresce, il Pil vola all’8 per cento e le entrate fiscali (più di 1,5 miliardi di dollari) scavalcano il gettito garantito dal business dei diamanti. Una performance da primato per un'area storicamente priva di entrate fiscali. È il Botswana l’unico Paese africano, oltre al Sud Africa, con una voce riconoscibile a Wall Street, e per giunta ben distinta. La ragione d’una tale stima per diversi decenni è stata imputata al fatto che il Botswana contribuisca con le sue miniere a immettere sul mercato mondiale dei gioielli e dei beni di lusso all’incirca 1/3 dei diamanti trattati, lavorati e venduti. In pratica, una sorta di miniera del tesoro a cielo aperto, se non fosse che le miniere in fondo esistono e, nonostante tutto, vanno dissotterrate, incavate e svuotate. Attività queste gestite da centinaia di piccole e medie aziende locali, naturalmente sotto la cabina di regia attenta di altrettanti investitori internazionali che con un occhio ai lavori e l’altro ai bilanci dal 1970, anno del primo boom diamantifero domestico, risiedono soddisfatti all’interno dei confini del Paese sub-sahariano. I numeri del miracolo: pil/reddito e….Fisco
In realtà, tanta gioia è condivisa da anni anche dalla popolazione locale, per una serie di ragioni piuttosto semplici. Innanzitutto, il prodotto interno lordo del Botswana nel 2008 dovrebbe aver superato i 10 miliardi di dollari, un corsa questa che spingerà il reddito pro-capite oltre la soglia dei 6 mila dollari, confermando di fatto la posizione del Paese tra quelli più solidi, sotto il profilo di stipendi e salari, tra gli Stati africani. Infatti, come risulta almeno dalle ultime analisi realizzate dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale, meno di 1/4 della popolazione residente vive con la disponibilità di un solo dollaro giornaliero. Anzi, già a fine anno si dovrebbe scendere al gradino del 20 per cento. Una riduzione questa nient’affatto ottimale né allegra che però costituisce un mark positivo d’estremo interesse per chi da tempo attende il risveglio o addirittura l’avvento d’un Risorgimento del Continente africano.

Andamento dei flussi degli investimenti esteri diretti e la crescita del reddito pro-capite sperimentate, in valori medi, dal Botswana nel corso degli anni ’90 e nel periodo 2000-2007
(i numeri riportati nel grafico sono espressi in milioni di dollari, in riferimento agli investimenti esteri diretti, e in migliaia di dollari per quanto riguarda l’indicazione dei valori medi sperimentati dal reddito pro-capite dei residenti).
Fonte: elaborazione dati World Bank
Un segnale ancor più vistoso del buon andamento dell’economia del Botswana è dato anche dal raffronto dei valori medi del reddito pro-capite che mentre nel corso degli anni ’90 si attestava a 1.300 dollari, a partire dall’ingresso nel nuovo millennio è balzato, sempre in valore medio, a 4000 dollari, in pratica triplicando. Un progresso questo che ha consentito al Botswana di entrare a far parte del club dei Paesi della fascia medio bassa lasciandosi alle spalle la geografia dei bassi redditi e distanziandosi da quella dei paesi più poveri. Ma la sorpresa, per molti, riguarda l’adozione nel tempo d’una politica fiscale equilibrata, ovvero orientata sul mantenimento d’un bilancio pubblico solido, non esposto a deficit e a conti in rosso ricorrenti. Un sistema questo che si fonda sull’applicazione d’un sistema di regole e di norme in materia di tasse e tributi che risulta piuttosto certo e rigoroso, soprattutto a confronto con le altre realtà africane. In particolare, i punti di maggior interesse riguardano l’imposta sui profitti, la cui aliquota è ferma al 15 per cento mentre la definizione delle norme è oramai tale da favorire da anni gli investimenti, gli acquisti, i trasferimenti e le transazioni poste in essere da soggetti e investitori esteri.
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Stefano Latini
pubblicato Venerdì 4 Luglio 2008
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