Dal mondo
Fmi su Repubblica Popolare cinese:
“federalismo fiscale” da rivedere
Pubblicato a fine marzo il country report che fa il punto sulla tassazione del lavoro e delle piccole imprese
bandiera Cina
L’approvazione di una riforma costituzionale che rafforza la figura del Presidente della Repubblica Popolare Cinese. L’avvio delle guerra dei dazi Usa-Cina lanciata dal presidente statunitense Donald Trump. Arriva fra questi due avvenimenti di portata storica il rapporto del Fondo Monetario Internazionale sul fisco di Pechino. Su richiesta dell’Amministrazione finanziaria cinese, l’Fmi pubblica uno studio – il country report 92/2018 – che fa il punto sulla tassazione del lavoro e delle piccole imprese,  mette nero su bianco la complessità del sistema fiscale del  Paese  e denuncia i limiti del federalismo tributario.


Lavoro, un puzzle fiscale e contributivo: le  osservazioni del Fmi 
Il rapporto del Fondo Monetario Internazionale sottolinea alcuni tratti tipici del fisco cinese: una bassa tassazione sul lavoro che si accompagna però ad elevati contributi di sicurezza sociale.  Prelievi fiscali e contributivi che generano, nella loro somma, un ampio cuneo fiscale e gravano in modo pesante sul salario. Le critiche si concentrano soprattutto sui contributi minimi di sicurezza sociale, che -  calcolati in base al  60 per cento del “reddito medio locale” nell’anno precedente -  producono una  pressione contributiva notevole sui lavoratori a basso reddito. Si tratta di un vincolo che, a parere dell’organizzazione, scoraggia in particolare l’adozione di forme di lavoro part-time o flessibili.
Quello cinese non è, a ogni modo, un paesaggio fiscale uniforme:  il Fondo Monetario Internazionale spiega, infatti,  che la tassazione del lavoro differisce in modo drastico per tipo di lavoro e da zona a zona. Dal punto di vista dell’articolazione sociale, considerato anche il ruolo della classe contadina nella storia cinese – alla testa di ogni rivolta e rivoluzione – non stupisce che, per esempio, i lavoratori rurali siano sottoposti a un cuneo fiscale piuttosto ridotto rispetto alle altre categorie di lavoratori.  In alcune aree alla tassazione e ai contributi previdenziali e assicurativi si aggiungono, inoltre, versamenti ad hoc per il finanziamento dell’edilizia pubblica. Complessivamente, si tratta di un sistema fiscale nettamente progressivo, con aliquote fiscali altamente differenziate che vanno dal 3 al 45%. Se la Cina rappresenta un puzzle fiscale e contributivo, Il Fmi propone di ridurre il numero dei pezzi che compongono il mosaico, di semplificare e armonizzare il sistema.

Piccole imprese, decentramento in discussione
Il Fondo Monetario Internazionale trova un robusto filo conduttore nel sistema fiscale cinese, dalla tassazione del lavoro alle piccole imprese: la complessità. “Il sistema fiscale – si legge nel documento – è complesso e crea sfide. Oltre a dover avere a che fare con l’imposta sulle società, l’Iva, ritenute d’acconto e contributi previdenziali, le imprese devono pagare una serie di tributi, noti come ‘commissioni’, applicati su presupposti diversi e con aliquote che variano da zona a zona”. L’organizzazione mette, inoltre, in evidenza l’elevato numero di agevolazioni fiscali, di cui solo 83 hanno l’obiettivo di promuovere la creazione di lavoro e l’innovazione. Se si parla di Iva e di imposta sul reddito, il sistema è un po’ più semplice per le piccole imprese, ma – sostiene il Fmi – la compliance ha un costo comunque molto elevato.  Come ridurre il peso degli adempimenti senza provocare una flessione delle entrate? Per le piccole imprese, il Fondo Monetario Internazionale suggerisce di cancellare le “commissioni” e di garantire le entrate semplicemente elevando le aliquote Iva.  Una proposta di immediata applicazione, ma che mette in discussione l’assetto decentrato del sistema fiscale cinese. “Nel lungo periodo – scrive Fmi – sarà necessaria una valutazione  del federalismo per fare in modo che ogni livello di governo possa gestire le misure fiscali e avere le entrate necessarie a finanziare il fabbisogno di spesa”.
 
 
 
 
 
 
Fabrizio Ortu
pubblicato Venerdì 13 Aprile 2018

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