Dal mondo
G20: nuove proposte in campo
per favorire la trasparenza fiscale
La strategia, messa a punto nel corso dell’ultima riunione, prevede di incrementare il ricorso a strumenti collaudati
G20
Tra i vari rapporti pervenuti il 6 ottobre sulle scrivanie dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20 riuniti ancora una volta a Washington, quello firmato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa puntava dritto al sodo. Questa volta però, invece di illustrare i risultati raggiunti negli ultimi anni in materia di trasparenza fiscale, si guarda al futuro. L’ambiziosa finalità del piano presentato per sommi capi dal rappresentante dell’Ocse? Affrontare una delle scappatoie fiscali più difficili da stanare, come dimostrato dai recenti scandali internazionali (Panama Papers e Bahamas Leaks, sopra tutti): quello del beneficiario effettivo.
 
“Il nostro sistema fiscale è minato alle sue basi dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse” ha osservato Gurrìa, “create allo scopo di nascondere l’identità dei reali proprietari/azionisti per difenderli dalle autorità fiscali dei loro Paesi di residenza.”
 
Non c’è dubbio che il bisogno di accedere a informazioni aggiornate e affidabili sui beneficiari effettivi è oggi un tema trasversale. Per questa ragione, e per venire incontro alle richieste del G20 tenuto in Cina lo scorso settembre, l’Ocse ha coinvolto il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (Gafi), l’organismo intergovernativo che ha come scopo istituzionale l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali e di contrasto alle attività finanziarie illecite.
 
I tre piani di intervento
“Il ricorso a queste forme societarie”, ha commentato il segretario generale rivolgendosi ai 20 Ministri, “ha reso difficile l’attività delle autorità che investigano sui reati finanziari e ha eroso la fiducia dei cittadini nei loro governi”. La soluzione, elaborata per l’Ocse dal Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni dopo un lungo confronto con il Gafi (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale), sarebbe attivare contemporaneamente tre tipologie di contromisure. La relazione di Gurrìa le illustra sinteticamente e le descrive così:
  • attivare un processo di  peer review (seguendo l’impostazione tradizionale del lavoro del Global Forum) anche in materia di beneficiari effettivi
  • rafforzare la cooperazione tra il Gafi e il Global Forum per garantire ulteriormente la coerenza del lavoro dei due organismi internazionali
  • fornire assistenza agli Stati, anche mettendo a loro disposizione un certo numero di esempi pratici in cui è stata assicurata la disponibilità, l'accesso tempestivo e lo scambio di informazioni (a fini fiscali) sui beneficiari effettivi.  
La crescente attenzione politica mondiale su questi argomenti fa si che questo sia un momento decisivo per organismi come Global Forum e Gafi. Un’ulteriore conferma è data dal fatto che l’Ocse è al lavoro per assicurare che lo standard internazionale sulle informazioni dei beneficiari effettivi elaborato dal Gafi venga incorporato negli standard internazionali di trasparenza fiscale.
 
Gap analysis e nuove infrastrutture
L’impegno dall’Ocse va oltre le proposte presentate al vertice di Washington. In primo luogo, i tecnici di Gurrìa stanno realizzando un’analisi sul potenziale gap esistente tra le esigenze di compliance tributaria delle varie giurisdizioni in materia di  beneficiari effettivi e gli standard del GAFI sull’antiriciclaggio.
 
In secondo luogo, l’organizzazione di Parigi immagina uno scenario in cui sarà possibile utilizzare l’esperienza raggiunta nel settore dello scambio automatico di informazioni per promuovere un modello innovativo di raccolta e memorizzazione dei dati sui beneficiari effettivi. Un registro contenente tutte queste informazioni, e accessibile via computer dalle amministrazioni fiscali di tutto il mondo, potrebbe essere una soluzione brillante ai problemi in atto.
 
Infine, per Gurrìa andrebbe verificato quali paesi e giurisdizioni hanno normative e pratiche tali da permettergli di condividere a questo tipo di informazioni. Un nuovo fronte nella battaglia per la trasparenza fiscale è stato aperto. L’impressione è che siamo solo all’inizio.
 
Vito Rossi
pubblicato Venerdì 14 Ottobre 2016

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