per volare nel cielo sempre più blu
La misura si inserisce nell'ambito della manovra da 80 miliardi decisa per affrontare la crisi economica internazionale. Tutte le partenze dagli aeroporti nazionali saranno tassate in funzione del rumore generato dagli apparecchi e del consumo di energia. Obiettivo dichiarato della misura è ridurre l'inquinamento ambientale introducendo un modello di tassazione commisurato alle emissioni prodotte nell'atmosfera. Un miliardo di euro circa all'anno. È quanto stima di incassare invece il governo tedesco in termini di gettito. La tassa dovrebbe essere introdotta sulle brevi, medie e lunghe percorrenze con un valore variabile in funzione della tratta percorsa.
Le iniziative varate in Europa: alcuni esempi
La misura adottata dal governo tedesco non è la sola e non è l'ultima del genere varata in Europa.
In Francia esistono già da alcuni anni alcuni specifici parametri di riferimento per calcolare la tassa sul rumore prodotto dagli aeromobili: dalla tipologia dello scalo al peso massimo al decollo passando per la categoria di appartenenza dell'aeromobile.
In Belgio, si valuta la fascia oraria del volo oltre alla classificazione dell'aeromobile e un apposito meccanismo permette di differenziare il "peso" della tassa in funzione del numero di decolli e atterraggi effettuati nelle ore più trafficate.
In Italia dal 2001 (legge n. 342 del 21 novembre 2000) è stata introdotta l'imposta regionale sulle emissioni sonore che, applicata ai decolli e atterraggi effettuati dalle aerolinee negli aeroporti civili ubicati in ambito regionale, mira a ridurre le emissioni sonore.
Il modello elvetico: ultimo esempio
In Svizzera dal 1° aprile e dal 1° maggio di quest'anno, rispettivamente sugli aeroporti di Zurigo, Berna, Lugano e Ginevra, è operativo un modello impositivo che si basa sul principio del "più inquini più paghi". Il sistema introdotto tiene conto delle emissioni di ossidi d'azoto generate in un ciclo di decollo e atterraggio attribuendo un valore di emissione a ogni aeromobile e propulsore aeronautico. A elevate emissioni aeronautiche corrisponde una equivalente quota di tasse d'atterraggio. Nel giugno 2009, l'Ufficio federale dell'aviazione civile elvetica (Ufac) ha emanato una direttiva dal titolo "Aircraft Emissions Charges in Switzerland" che si basa sul modello di tasse della Conferenza europea dell'aviazione civile (Ecac) estendendolo ai piccoli velivoli e agli elicotteri. Il modello di tasse dell'Ecac è finalizzato a ridurre le emissioni di ossidi d'azoto a livello europeo.
Le direttive comunitarie
In Europa a livello comunitario sono state introdotte, soltanto per citarne alcune, apposite norme per modulare le tasse aeroportuali in funzione del livello di inquinamento acustico provocato da alcuni aeromobili. Dalla direttiva del 26 marzo 2002 (2002/30/CE), che istituisce procedure per l'introduzione di restrizioni operative finalizzate a contenere il rumore negli aeroporti della Comunità, alla direttiva del 25 giugno 2002 (2002/49/CE) che ha invece una portata più ampia perché riguarda la determinazione e gestione del rumore ambientale generato da aeromobili, veicoli stradali, su rotaia e relative infrastrutture, attrezzature utilizzate all'aperto e industriali, macchinari mobili.
Il ruolo del Parlamento europeo
Risale al 2007 la richiesta avanzata dal Parlamento Ue di includere il trasporto aereo nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas serra a partire dal 2011. L'organo istituzionale comunitario ha accolto anche un emendamento che estende dal 2011 il sistema comunitario di scambio delle emissioni a tutti i voli in arrivo e in partenza dagli aeroporti della Comunità, escludendo la possibilità di deroghe per i voli di Stato. Fanno eccezione le missioni antincendio e i voli militari. I ricavi delle vendite all'asta del 25% delle quote serviranno a ridurre le imposte a carico di sistemi di trasporto meno inquinanti.
Gli interventi delle Nazioni Unite
Adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto, disincentivare l'uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione sono i due suggerimenti contenuti nel primo studio di settore che l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo tecnico dell'Onu che si occupa di effetto serra, ha dedicato all'impatto dell'aviazione civile sull'ambiente.
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