Mercoledì 8 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:58
Dal mondo
Giappone, 185 miliardi di euro per scacciare l’incubo della crisi
E’ scattato venerdì il semaforo verde al piano in soccorso di piccole imprese e redditi medio-bassi. Atteso l'ok del Parlamento
La recessione non risparmia l’economia nipponica. Secondo l’ultimo report diffuso dalla Banca del Giappone, l’intero settore dell’industria manifatturiera, in particolare quello legato all’export, ha infatti sperimentato nell’anno in corso un calo drastico sia in riferimento ai beni stoccati e immessi sul mercato domestico sia riguardo i volumi di vendite destinate ai mercati internazionali. Restando sui numeri che mancano all’appello, si tratta d’un rallentamento piuttosto marcato, tanto che per risalire ad un termine di paragone coerente è necessario lasciar scivolare indietro il calendario dell’economia nipponica fino al 1974, quando su Tokyo s’abbatté la tempesta della crisi petrolifera. E proprio rammentando quell’anno, con le conseguenze lasciate in eredità al Paese, l’attuale Governo, guidato dal Primo Ministro Taro Aso, ha deciso di anticipare i tempi e di varare un nuovo piano di sostegno all’economia con un duplice obiettivo: rafforzare il sistema del credito e, allo stesso tempo, introdurre nuove misure fiscali per alleggerire il peso del fisco su alcune specifiche categorie di contribuenti maggiormente toccati dalla crisi.
185miliardi di euro per dimenticare la crisi
Il semaforo verde al piano anti-crisi è scattato venerdì scorso. In totale, il costo dell’intero pacchetto comporterà l’immissione nei settori più a rischio dell’economia di ben 185miliardi di euro. Si tratta d’una somma che soltanto in parte troverà origine ricorrendo alla leva del debito pubblico. Riguardo la finanza nipponica, all’incirca 90miliardi di euro di fondi pubblici dovrebbero provvedere a rinsaldarne i conti e a garantirne l’equilibrio contabile, decisamente provato dai recenti rovesci subiti dal settore. Una volta definita la questione del credito e quindi riattivato il flusso di liquidità in direzione delle imprese, sarà la volta dei contribuenti individuali. In particolare, su questo versante saranno privilegiate due categorie: i soggetti che percepiscono redditi medio-bassi e chi, dopo aver investito sul mattone, si ritorceva ora a dover fare i conti con tassi mensili difficilmente sostenibili se raffrontati con l’economia domestica di milioni di famiglie nipponiche che, in realtà da mesi, hanno infatti deciso di tagliare drasticamente i rispettivi consumi. In pratica, l’obiettivo è di frenare l’estendersi del numero dei disoccupati e, allo stesso tempo, alleggerire il peso del fisco sui redditi, ricorrendo a specifiche deduzioni e a nuove detrazioni. In questa direzione si deve anche interpretare la riforma, dopo decenni di discussioni e di confronti, dell’imposta sul valore aggiunto che finalmente dovrebbe essere ricondotta entro parametri più razionali.
Meno tasse sulle piccole imprese
Sono destinate ad essere riviste anche le aliquote attualmente applicate sui redditi delle piccole aziende. A questo riguardo, il livello generale di tassazione, in riferimento ai profitti, dovrebbe ridursi dal 22 al 18per cento. Per le società dalla taglia media o dai ricavi considerevoli si provvederà invece ad una estensione delle esenzioni che, già ora, si possono applicare su diverse tipologie di profitti. Differente la mano che il fisco tende a chi investe in Borsa. In questo caso infatti, alcuni milioni di investitori nipponici potranno contare su una sostanziale riduzione sia dell’imposta applicata sui dividendi che su quella che interessa i capital gains, con l’obiettivo di non lasciare che anche il mercato azionario vada alla deriva. Per i tempi si dovrà attendere il 2009 e, in particolare, la prima settimana di gennaio, quando la Dieta, ovvero il Parlamento nipponico, sarà chiamata a riunirsi per dare il via libera definitivo alle misure contenute nel pacchetto anti-crisi.
Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 17 Dicembre 2008
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