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Dal mondo
Giappone, il Paese del Sol Levante dal fisco calante
Rallentamento inatteso delle entrate fiscali nipponiche che, nel 2006, si arrestano a 300 miliardi di euro
Si tratta di 9 miliardi in meno rispetto alle stime elaborate dal governo. Responsabile maggiore dello scivolone è l’imposta sui profitti dal cui gettito complessivo mancano all’appello oltre 5 miliardi di euro. Intanto le multinazionali nipponiche guardano sempre più a India e Vietnam e meno alla Cina. L’economia nipponica, la seconda in ordine di grandezza dopo quella statunitense, è stimata in lenta ma progressiva crescita. Finalmente, dopo un decennio di stasi economica, anche i consumi interni danno segni evidenti di ripresa. Tuttavia, nonostante il riallineamento dei parametri e degli indici di spesa e produzione, oltre agli investimenti, Tokyo si trova a dover fare i conti con un inatteso rallentamento delle entrate fiscali che, rispetto alla stima trionfale annunciata a inizio d’anno, nel 2006 raggiungeranno a stento la soglia dei 300 miliardi di euro. In pratica, si tratta di uno scivolone contabile di ben 9 miliardi di euro, almeno rispetto alle previsioni iniziali. Un gap di entrate tributarie apparentemente ininfluente per un Paese che esibisce un Pil di oltre 4.200 miliardi di dollari, a patto però che lo Stato cui ci si riferisce non abbia sulle spalle un debito pubblico da primato, equivalente a circa il 150 per cento del Pil e non debba far fronte ogni anno a una corsa estenuante e senza freni della spesa pubblica, stimolata e assorbita dall’invecchiamento di una quota crescente della popolazione nipponica, tale da meritare anche in questo caso l’abbinamento al termine "primato".
Sol Levante ma fisco calante
Analizzando i dati forniti recentemente dai responsabili dell’economia nipponica, risulta chiaro come il rallentamento maggiore delle entrate fiscali sia da attribuire al gettito dell’imposta sui profitti che, rispetto ai numeri attesi, ha visto oltre 5 miliardi di euro, 5,5 miliardi per l’esattezza, non rispondere all’appello del fisco. Peraltro, anche l’imposta sui redditi delle persone fisiche non ha mantenuto le promesse contabili d’inizio anno, considerando che all’incasso mancano 3 miliardi di euro. A sorpresa, resta invece in linea con le previsioni il gettito dell’Iva, nonostante da anni occupi la scena rivestendo il ruolo dell’imposta più discussa e dibattuta all’interno non soltanto del mondo economico giapponese ma anche di quello politico.

Entrate fiscali complessive contabilizzate nel 2006. Il gettito totale è disaggregato per tipologia d’imposta.
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro).
Fonte: ministero delle Finanze nipponico.
Di chi è la responsabilità?
Dunque tutta colpa delle società? In realtà, soprattutto alla luce dell’attuale congiuntura economica risulta eccessivo individuare nelle imprese il responsabile principale dello scivolone subito dalle entrate fiscali nipponiche. Innanzitutto, nonostante il venir meno del gettito di imposte, tasse e tributi in riferimento alle stime governative iniziali, la somma complessiva incassata nel 2006 dall’erario costituisce un record, all’interno del quale anche le imposte sui profitti versate dalle aziende si segnalano per aver tagliato il traguardo di un gettito da primato. Naturalmente, è però corretto segnalare come l’internazionalizzazione crescente e la delocalizzazione oramai di norma di profitti e ricavi, stia spingendo i bilanci delle società giapponesi ben oltre i confini domestici, determinando una riduzione delle somme versate annualmente al fisco di casa. A questa dinamica si deve poi aggiungere la tassazione modesta attualmente in vigore in Giappone, determinata non tanto dalla tiepidezza delle aliquote, quanto dal lungo elenco di incentivi, deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta che, a conti fatti, riducono in maniera significativa l’ampiezza della base imponibile. Un fenomeno questo che interessa non soltanto l’imponibile dichiarato dalle società ma anche quello riconducibile ai contribuenti individuali.
Si tratta di 9 miliardi in meno rispetto alle stime elaborate dal governo. Responsabile maggiore dello scivolone è l’imposta sui profitti dal cui gettito complessivo mancano all’appello oltre 5 miliardi di euro. Intanto le multinazionali nipponiche guardano sempre più a India e Vietnam e meno alla Cina. L’economia nipponica, la seconda in ordine di grandezza dopo quella statunitense, è stimata in lenta ma progressiva crescita. Finalmente, dopo un decennio di stasi economica, anche i consumi interni danno segni evidenti di ripresa. Tuttavia, nonostante il riallineamento dei parametri e degli indici di spesa e produzione, oltre agli investimenti, Tokyo si trova a dover fare i conti con un inatteso rallentamento delle entrate fiscali che, rispetto alla stima trionfale annunciata a inizio d’anno, nel 2006 raggiungeranno a stento la soglia dei 300 miliardi di euro. In pratica, si tratta di uno scivolone contabile di ben 9 miliardi di euro, almeno rispetto alle previsioni iniziali. Un gap di entrate tributarie apparentemente ininfluente per un Paese che esibisce un Pil di oltre 4.200 miliardi di dollari, a patto però che lo Stato cui ci si riferisce non abbia sulle spalle un debito pubblico da primato, equivalente a circa il 150 per cento del Pil e non debba far fronte ogni anno a una corsa estenuante e senza freni della spesa pubblica, stimolata e assorbita dall’invecchiamento di una quota crescente della popolazione nipponica, tale da meritare anche in questo caso l’abbinamento al termine "primato". Sol Levante ma fisco calante
Analizzando i dati forniti recentemente dai responsabili dell’economia nipponica, risulta chiaro come il rallentamento maggiore delle entrate fiscali sia da attribuire al gettito dell’imposta sui profitti che, rispetto ai numeri attesi, ha visto oltre 5 miliardi di euro, 5,5 miliardi per l’esattezza, non rispondere all’appello del fisco. Peraltro, anche l’imposta sui redditi delle persone fisiche non ha mantenuto le promesse contabili d’inizio anno, considerando che all’incasso mancano 3 miliardi di euro. A sorpresa, resta invece in linea con le previsioni il gettito dell’Iva, nonostante da anni occupi la scena rivestendo il ruolo dell’imposta più discussa e dibattuta all’interno non soltanto del mondo economico giapponese ma anche di quello politico.

Entrate fiscali complessive contabilizzate nel 2006. Il gettito totale è disaggregato per tipologia d’imposta.
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro).
Fonte: ministero delle Finanze nipponico.
Di chi è la responsabilità?
Dunque tutta colpa delle società? In realtà, soprattutto alla luce dell’attuale congiuntura economica risulta eccessivo individuare nelle imprese il responsabile principale dello scivolone subito dalle entrate fiscali nipponiche. Innanzitutto, nonostante il venir meno del gettito di imposte, tasse e tributi in riferimento alle stime governative iniziali, la somma complessiva incassata nel 2006 dall’erario costituisce un record, all’interno del quale anche le imposte sui profitti versate dalle aziende si segnalano per aver tagliato il traguardo di un gettito da primato. Naturalmente, è però corretto segnalare come l’internazionalizzazione crescente e la delocalizzazione oramai di norma di profitti e ricavi, stia spingendo i bilanci delle società giapponesi ben oltre i confini domestici, determinando una riduzione delle somme versate annualmente al fisco di casa. A questa dinamica si deve poi aggiungere la tassazione modesta attualmente in vigore in Giappone, determinata non tanto dalla tiepidezza delle aliquote, quanto dal lungo elenco di incentivi, deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta che, a conti fatti, riducono in maniera significativa l’ampiezza della base imponibile. Un fenomeno questo che interessa non soltanto l’imponibile dichiarato dalle società ma anche quello riconducibile ai contribuenti individuali.
Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 1 Agosto 2007
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