Dal mondo
Giappone: Iva per ora bloccata.
Acquisti fanno bene all’economia
Per l’Ocse l’aumento dell’imposta sui consumi è una priorità. A indicarlo la nota periodica di finanza
palazzo del governo_national diet building
L’economia giapponese continua a crescere lentamente, al ritmo dell'1,6% annuale, trascinata dai consumi privati. È quanto sostiene la nota periodica dell’Ocse sull’economia nipponica. Un risultato che confermerebbe la correttezza della scelta del governo Abe di rinviare dal 2017 al 2019 l’aumento dell’imposta sui consumi al 10% . Contro il parere del Fondo monetario internazionale, nella torrida estate nipponica i partiti al governo hanno scelto posticipare l’incremento dell’Iva per favorire il rilancio della zoppicante economia del  Sol Levante. Fra deficit pubblico, consolidamento fiscale e welfare state, l’Ocse fa il punto della situazione e continua a ritenere necessario l’aumento dell’Iva.
 
Sol Levante, i  consumi privati trascinano la crescita – Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico nel corso dei primi tre trimestri del 2016 il prodotto interno lordo è aumentato del 1,6%. Una crescita – sostiene l’Ocse – trascinata dai consumi privati e dalla crescita dei salari. Il potere di acquisto è stato rafforzato anche dai livelli contenuti di inflazione, vicini allo zero, legato in parte anche alla discesa dei prezzi dei prodotti petroliferi.
 
Rallenta il consolidamento fiscale – La crescita del prodotto interno lordo è stata sostenuta da una serie di pacchetti di stimolo fiscale. Nello scorso agosto il governo Abe ha annunciato inoltre un pacchetto di 7.500 miliardi di yen per l’anno fiscale 2016-2017, pari al 1,5% del Pil. Questi interventi di stimolo, combinati col rinvio dell’aumento dell’Iva, mantengono il rapporto deficit/Pil a un livello di circa il 5%. Il governo punta a raggiungere un saldo primario nell’anno fiscale 2020. Dalle ultime statistiche ufficiali arrivano una serie di segnali contradditori: se da un lato a ottobre la produzione industriale del Paese si è fermata, d’altra parte a dicembre  l’indice Tankan di fiducia delle industrie manifatturiere ha raggiunto il suo massimo nel corso dell’anno. Allo stesso tempo, secondo la Bank of Japan, le grandi
aziende manifatturiere puntano in media ad aumentare gli investimenti del 5,5%.
 
Il taglio della corporate Tax  e la questione Iva - Il taglio della imposta sulle società è fin dal 2014  uno dei pilastri della Abenomics (アベノミクス), la politica economica voluta dal premier Shinzo Abe. Le note ufficiali  rivendicano la continuità del Governo nel perseguire una politica business-friendly attraverso il taglio progressivo di questa imposta.  Dal 2014 al 2016 la corporate tax vede un taglio della aliquota dal 34,62% al 29,97%. Per il 2018 il governo punta a ridurre la corporate tax ancora di qualche decimale, fino al 29.74%. Il previsto progressivo spostamento del carico fiscale dal capitale al consumo ha subito però uno stop. Il segno positivo dell’economia nipponica è infatti legato alla crescita dei consumi e in questo senso la scelta di rinviare dal 2017 al 2019 l’aumento dell’aliquota Iva non è di certo casuale. Nell’aprile 2014 l'ultimo  aumento dal 5 all’8% è arrivato a oltre 15 anni da quello del 1997, anno in cui all'aumento dell’Iva giapponese dal 3 al 5% seguì un blocco della ripresa economica, nel contesto della “crisi delle tigri asiatiche”.
 
Le indicazioni dell’Ocse -  L’Organizzazione chiede al Giappone di predisporre un piano per la sostenibilità fiscale che consenta di mantenere l’impegno del Governo a garantire l’efficienza del sistema sanitario e la tenuta del sistema pensionistico, in uno scenario in cui la popolazione invecchia rapidamente. L’Ocse propone di incrementare gradualmente la tassazione sui consumi, di ampliare la base imponibile nell’applicazione dell’imposta sulle persone fisiche e delle società e di aumentare le tasse ambientali.
 
Fabrizio Ortu
pubblicato Venerdì 30 Dicembre 2016

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